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28 luglio 2012

La rivincita dell’Università della Tuscia (ma sarà vera gloria?)

La rivincita dell’Università della Tuscia
La rivincita dell’Università della Tuscia

La rivincita dell’Università della Tuscia

Ecco qual’è la rivincita dell’Università della Tuscia.

Viterbo… chi? Bistrattata, sconsigliata o comunque non considerata, secondo il giudizio di molti meta per pelandroni, università di serie B.

I giudizi dei viterbesi sul proprio ateneo, l’Università della Tuscia, non sono mai stati dei migliori.

Colpa di una città che non sa valorizzare ciò che possiede, della scomoda vicinanza con la Roma delle tre università pubbliche e chissà quante altre private, colpa dell’erba del vicino sempre più verde.

Molte volte si è sentito dire, girando per i bar, tra matricole e maturandi: sì, vabbé, certo che esclusa agraria il resto fa ridere… oppure leggende metropolitane come in alcuni posti accettano tutte le lauree tranne Viterbo.

Sicuramente molte di queste sono esagerazioni, ma la sfiducia palpabile verso l’università di casa propria era evidente, e supportata da troppi elementi per tacciare tutto di mala informazione.

È una sensazione strana quindi prendere il Sole 24 Ore e leggere la classifica delle università italiane catalogate secondo criteri di efficienza: l’Università della Tuscia è decima e guarda dall’alto in basso università di prestigio come la Ca Foscari di Venezia, l’Alma Mater Studiorum di Bologna, tutti gli atenei toscani (esclusa Siena) e persino la rivale di sempre, il nemico insormontabile e insopportabile, ossia La Sapienza di Roma.

La rivincita dell’Università della Tuscia. da Marcello Meroi agli studenti

Sembra il risveglio da un brutto sogno, la rivincita per chi ha sempre creduto nelle potenzialità di un fiore sbocciato con 33 anni di ritardo. Entusiastici i toni di Marcello Meroi, presidente della provincia, che parla di orgoglio del territorio, eccellenza, primato nel centro-sud. Il rettore Marco Mancini gongola e sogna nuovi traguardi, felice dei risultati finalmente riconosciuti in Italia.

Ma cosa ne pensano i viterbesi? Sono d’accordo con questo clima di festeggiamenti? Intervistiamo A., una ragazza della provincia di Viterbo che ha scelto di emigrare al nord per proseguire i suoi studi, e non sembra pentita della scelta:

Non sono informata esaurientemente sull’Università della Tuscia, ma dopo il liceo, lo dico con sincerità, non ho esitato a scartarla. Non è bello avere la Facoltà che si vuole frequentare a portata di mano, per poi essere spinti a depennarla per molti motivi, quasi tutti dipendenti da un basso livello di professionalità.

Controllando sul web i programmi proposti per Lettere Moderne, ci si imbatte in uno strano terzetto nominato “Scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo”: una definizione che certo non aiuta una matricola alle prime armi a capire in cosa vuole laurearsi. Viene inoltre richiesto, alla primissima iscrizione, di compilare un modulo che deciderà i futuri corsi per tutta la durata della triennale. Richiesta forse un po’ pretenziosa, visto che, nemmeno con l’epilogo dell’estate, è possibile sapere in anticipo quali saranno i testi e i programmi dei corsi del primo anno, né tantomeno gli orari di questi.

Queste superficialità a livello organizzativo probabilmente riflettono anche l’andamento degli studi, anche se, avendo scelto un altro Ateneo, non posso saperlo dall’interno: certamente, però, la vetrina proposta ha fatto leva sulla mia scelta, una scelta sicuramente a sfavore della Tuscia.

I resoconti ufficiali parlano chiaro: Viterbo ha una dispersione bassissima e una forte attività di ricerca, oltre a un’ottima gestione amministrativa ed economico-finanziaria che fa schizzare l’UniTus al quarto posto nella classifica del Fondo Finanziamenti Ordinario voluto dal MIUR sugli stanziamenti economici alle università meritevoli.

Ma qual è il vero peso di questi dati? Tante, troppe classifiche escono ogni anno smentendosi a vicenda, con il risultato di confondere i futuri studenti universitari.

La stessa A. è diffidente: Non mi fido delle statistiche, né delle generalizzazioni. Un Ateneo non è una canzone, e già per le canzoni è difficile rimanere ordinate in una classifica. I valori positivi o negativi assegnati variano da questioni di rilevanza fondamentali, alla semplice presenza della carta igienica dei bagni.

Ai numeri preferisco i fatti, o almeno testimonianze di questi: se questo improvviso exploit non è solo nero su bianco, lo si vedrà in un futuro molto vicino, quando le aziende e i settori pubblici preferiranno assumere un neo-lavoratore formato nella Tuscia, piuttosto che un laureato di provenienza diversa. Mi auguro che sarà così.

Ma cosa ne pensa chi deve iscriversi proprio quest’anno all’Università? Lasciamo la parola a C. e L., che giocano in casa: lei proveniente dal Liceo Classico Dalla Chiesa di Montefiascone e lui dal Liceo Linguistico Buratti di Viterbo.

Dalle parole di C. notiamo che qualcosa è cambiato nelle convinzioni viterbesi: l’università della Tuscia risulta una buona opportunità per gli studenti che non vogliono o non possono spostarsi, che trovano in questo piccolo centro, che nasce senza arte nè parte, un’università competitiva e allettante, soprattutto per le facoltà scientifiche. Certo che la prenderò in considerazione!

La rivincita dell’Università della Tuscia la troviamo in in L: Diciamo che è una buona università ma penso risenta del clima di provincialismo che c’è a Viterbo. Per alcune facoltà è molto buona, prendi Agraria e Lingue. Io non l’ho presa proprio in considerazione per il fatto che fin da subito volevo studiare in una città diversa, preferibilmente lontana, vivace culturalmente e non, e che avesse anche corsi di studi un po’ più interessanti.

L’Università della Tuscia è in ascesa, ma tutto ciò potrebbe non bastare a convincere i riluttanti viterbesi, stufi di una città che non è un paese per giovani. Viterbo, se ci sei, batti un colpo!

 

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