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25 luglio 2012

Lo Scandalo del Coltan

 

Il tumultuoso ed adombrante prorompere del progresso tecnologico continua a suscitare dubbi, ritrosie ed ascose avversioni. L’esaltazione consumistica e l’idolatria del superfluo, vessillo della società postmoderna, hanno corrotto e, per certi versi, addormentato l’uomo, rendendolo schiavo dell’apparenza, incapace di cogliere il reale senso della vita. Con l’abbandono dell’armonia tra forma e sostanza, l’uomo ha reciso ogni sorta di legame con la tradizione imboccando, forse inconsapevolmente, un sentiero dalle luci artificiali ed ingannevoli. Il trionfo della parvenza è la più atroce delle condanne, la più subdola delle vendette. Di questo passo, l’umanità perderà ogni briciola d’amore per l’essere, rendendo sempre meno intricata la strada verso il nulla.

Tuttavia, il progresso tecnologico, per quanto possa apparire ostinato ed insostenibile, non può e non deve essere oggetto di speculazioni aprioristiche ed inconcludenti. I suoi benefici, le sue rigeneranti capacità, rappresentano un dato di fatto, una verità inconfutabile. Tuttavia, al di là degli allori e degli umani sciovinismi giace sempre il prodigio del male, pronto ad erompere e a straripare come un fiume in piena. Il dramma del progresso tecnologico alberga nella fuga dall’armonia e dall’equilibrio. Una fuga atroce, avara e trionfale, capace di travolgere ed infervorare l’uomo e la sua debole coscienza. Pertanto, la fuga dalla sostanza, dall’equilibrio e dalla sostenibilità ambientale è la conseguenza logicamente prevedibile dell’incontrastata esaltazione tecnologica.

Se l’umanità fosse un tantino più attenta ai problemi ambientali ed ecologici e meno propensa ad elogiare i totem del progresso sregolato e fatiscente, forse il dramma non sarebbe poi tanto nefasto. Del resto, evolvere non significa distruggere, bensì avanzare di grado, trasformare, cambiare e quindi porre rimedio agli errori commessi in passato. Il progresso tecnologico non è il fine dell’esistenza, ma è solo uno strumento per raggiungere il suddetto fine. E la forma non può assurgere a rango di causa della felicità, né può surclassare la sostanza, perché è quest’ultima che genera e plasma ogni cosa.

Nel mondo esistono due differenti civiltà, l’una più evoluta, l’altra bistrattata dalla prima e pertanto meno evoluta. La civiltà più evoluta, deve gran parte dei suoi successi al colonialismo ed allo sfruttamento delle civiltà inferiori. Queste civiltà meno evolute o in via di sviluppo, sono situate nelle zone più calde della Terra. Lande desertiche ed irte d’aridità, ma colme di materiali preziosi, quali diamanti e minerali. Molti scienziati sostengono che i paesi del terzo mondo non si siano evoluti proprio a causa del clima torrido e delle nefaste conformazioni ambientali. Tuttavia, le potenzialità evolutive dei Paesi in via di sviluppo, appaiono tutt’altro che labili. Infatti, molti Paesi Africani, possiedono risorse naturali che attendono soltanto di essere estratte. Purtroppo, la selezione naturale ha fatto sì che tali risorse minerarie fossero estratte e sfruttate dai colonizzatori occidentali, lasciando le popolazioni africane in un pietoso stato di povertà e disagio. Un disagio reso ancor più atroce dai conflitti bellici che, da diversi anni, minano la stabilità dei governi di molte nazioni africane.

Secondo alcune fonti ufficiose, molte guerre Africane sarebbero causate dal desiderio di impadronirsi dei territori più fecondi, al fin di costruirvi miniere per l’estrazione di alcuni minerali. Di questo parere è lo scrittore Alberto Vazquez Figueroa, autore di Coltan, un libro che racconta gli orrori e le cause della guerra civile della Repubblica del Congo.

Dal1998, in Congo sono morte ammazzate più di 4 milioni di persone. Secondo Figueroa, le cause di questo mostruoso conflitto bellico vanno ricercate nel sottosuolo congolese, reo d’essere pieno zeppo di un minerale molto prezioso: il Coltan. Si tratta della combinazione di due minerali, columbite e tantalite, essenziale per ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuova generazione. In particolare, spiegano gli esperti, l’importanza economico-strategica del coltan deriva dalla capacità di offrire lauti risparmi energetici e quindi un migliore utilizzo di cellulari, computer portatili e playstation.

Negli ultimi anni, le richieste di coltan da parte dell’industria ultratecnologica sono aumentate a dismisura. Ormai, le multinazionali del settore tecnologico non sembrano poterne fare a meno. Tuttavia, questa bizzarra sabbia nera dall’aspetto semilucente e dalle proprietà magnetiche, oltre ad essere utile è anche profondamente radioattiva, perché ricca d’uranio. Ma questo ai guerriglieri non importa. Quello che conta è estrarre, in qualunque modo ed a qualunque costo, massicce quantità di coltan. Perché tanto a calarsi nelle strettissime buche sono dei poveri bambini innocenti. Gli unici in grado di estrarre le pietre radioattive tanto amate dai produttori di apparecchi hi tech. Perché, in fin dei conti, il vero scandalo dell’Africa è l’indifferenza dei Governi Africani e dei Paesi Occidentali.

Il Coltan non è altro che l’emblema dell’esaltazione del superfluo, il vessillo di un’epoca crepuscolare e decadente (Kali Yuga). Allo scrittore Alberto Vazquez Figueroa va, senza ombra di dubbio, il merito di aver messo in luce le reali cause della guerra congolese e l’atrocità dei metodi d’estrazione imposti dai gruppi armati. Il tutto perpetuato in nome del progresso.

Dall’opera di Figueroa emergono due sconcertanti verità. La prima, è che il progresso dell’occidente è direttamente proporzionale al sangue versato dai nuovi schiavi africani. La seconda verità, è che : cellulari, portatili e altri apparecchi hi tech, resi duttili e versatili dall’impiego del tantalio, sono davvero molto pericolosi per la salute dei consumatori.

 

Fonte foto: Coltan di Alberto Vazquez Figueroa.

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