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7 luglio 2012

L’Università di Genova a caccia dei mini evasori

Università, Regione Liguria e Arssu uniscono le forze e incrociano i controlli alla ricerca dei furbetti che imbrogliano nei moduli.

In pieno clima da rigore e spending review (se anche voi, fino a pochi secondi fa, non avevate mai sentito prima queste parole, qui la collega Marturano ci illumina sulle cause e gli effetti immediati che avrà sulle università italiane), l’Università di Genova non è da meno: grazie all’appoggio della Regione Liguria e dell’Arssu, l’Azienda regionale per i servizi scolastici e universitari, scattano infatti i controlli sugli universitari che non pagano la tassa regionale per il diritto allo studio  e su chi presenta domanda per le borse di studio senza rispondere a tutti i requisiti richiesti.

«Secondo i dati dell’Azienda  lo scorso anno 1.209 studenti non hanno pagato (per un valore di circa 165 mila euro) la tassa dovuta alla Regione. E circa il 7% delle domande di borsa di studio (pari a oltre 30 mila euro) è stato revocato perché i richiedenti avevano mentito sui propri meriti (e crediti). Per non parlare delle bugie sul reddito familiare: circa 300 domande presentate sono state segnalate dall’Arssu all’Agenzia delle Entrate in quanto “sospette”» (fonte).  Pippo Rossetti, assessore regionale alla formazione e al bilancio, è più che chiaro: «l’idea di dare l’assegno per la borsa di studio a un evasore è vergognosa dal punto di vista morale».

Il controllo servirà a riequilibrare le risorse, cosicché l’indice di soddisfazione delle borse di studio potrà essere riportato all’80% nel 2013, in modo da invertire la triste tendenza degli ultimi anni: infatti dal 100% di soddisfazione delle richieste del 2010 si è passati al 68% del 2011, fino al crollo del 48% di quest’anno, proprio a causa dei furbetti che hanno manipolato i loro dati. Spiega Rossetti che «le risorse economiche per le borse di studio  provengono dallo Stato attraverso il fondo integrativo per le borse di studio istituito dal MIUR, di circa 1,6 milioni di euro, e dalla Regione Liguria, per  circa 5 milioni, provenienti dalla tassa regionale». (fonte)

È davvero un momento delicato, questo, per l’Università di Genova: da una parte, l’UDU-Unione degli Universitari, nella sua inchiesta annuale, boccia l’Ateneo perché le tasse richieste superano di “soli” due punti il tetto del 20% dei sovvenzionamenti provenienti dal Fondo di Finanziamento Ordinario erogato dallo Stato (Genova: 22,1% ovvero 1.119 euro), dall’altro a fine giugno  «siamo stati costretti ad approvare una norma decisa dal Governo sull’aumento delle tasse per il diritto allo studio universitario, a seguito della pubblicazione di un decreto da parte dell’esecutivo che prevede l’adeguamento, entro il 30 giugno, delle regioni. […] Si tratta di aumenti poco accettabili, ma obbligati dal decreto che noi abbiamo mitigato applicando le tariffe minime, ed evitando che tutti avessero un aumento di 140 euro, a prescindere dal reddito familiare» dichiara sempre Rossetti al Secolo XIX.

Non mancano fortunatamente le occasioni di rinnovamento in positivo: l’Ateneo ha inaugurato il 19 giugno la Biblioteca di Scienze Politiche e Giurisprudenza, con annesso il restauro della cappella dell’Albergo dei poveri, adibita ad aula magna. Non solo: «il rettore Giacomo Deferrario lo scorso 2 luglio ha presentato due importantissime novità per l’Università di Genova: la Ri-UniGe card prepagata con Iban dedicato di Carige, pensata per facilitare i pagamenti delle tasse universitarie agli studenti senza pagare commissioni, e poi l’apertura dell’Info Point, proprio per, come dice nel suo discorso, essere aiutati nello scegliere le materie che più ci potranno piacere». (fonte)

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