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19 luglio 2012

Mercatini dell’usato, tra ecologia e risparmio: Ecco come si fa ad aprirne uno

I mercatini dell’ usato celano a volte tesori nascosti, rarità introvabili o il cd che stavamo cercando da una vita. In certi casi, sono semplici ammassi di cianfrusaglie vecchie e sporche che starebbero male persino in un cassonetto; in altri, come nel Mercatopoli oggetto di questa intervista, sono veri e propri “negozi dell’usato” puliti e ordinati.

Tutti i mercatini però sono il punto di incontro tra due categorie ben distinte: venditori ed acquirenti.

Quante volte vi è capitato di ritrovarvi in mano il vecchio stereo senza riuscire a buttarlo nonostante non lo abbiate acceso negli ultimi 10 anni? E quante volte avete rinunciato ad un nuovo acquisto per salvaguardare il vostro portafogli? I mercatini fanno esattamente questo: da un lato permettono a chi ha cose che non usa più di rimetterle in circolo, magari guadagnando qualche soldo, dall’altro offrono a chi acquista, oggetti buoni a basso costo.

In tempo di crisi entrambe le categorie sono ben nutrite, da una parte i venditori cercano di liberare gli armadi, magari guadagnandoci, dall’altra gli acquirenti cercano il pezzo d’occasione che in negozio costa troppo.

I mercatini però, in Italia non hanno avuto la stessa fortuna rispetto al resto d’Europa, soprattutto al Nord Europa. La diffidenza verso prodotti di seconda mano è stata un forte ostacolo, di tipo culturale, alla diffusione e allo sviluppo di esercizi di questo genere.

Per conoscere meglio il mondo dell’ ”usato” ho chiesto aiuto a Claudio Mattiello, un imprenditore che dopo una lunga esperienza nel settore dell’arredamento, ha da poco scelto di aprire a Sant’Egidio (SA) il proprio mercatino (che eccelle per pulizia ed ordine, ndr), spinto dalla forte passione e dalle grandi prospettive che questa attività può offrire a chi ha il coraggio di iniziare.

La scelta è caduta sul franchising Mercatopoli, presente in Italia con circa cento punti vendita, ed in poco tempo, l’avventura è cominciata.

“Il punto di partenza” spiega Claudio “è la scelta del locale. Deve essere grande abbastanza per contenere una buona esposizione ed accogliere senza difficoltà e in maniera ordinata tutto ciò che può essere venduto.”

Non tutto però riesce a prendere posto sugli scaffali: “Usato non vuol dire rotto: solo gli oggetti in buono stato e completamente funzionanti possono essere offerti al pubblico. Molte volte siamo costretti a rifiutare gli oggetti che non hanno i requisiti adatti.”

E’ buona norma infatti portare al mercatino oggetti che voi stessi sareste disposti a comprare: il meccanismo è semplice, gli oggetti vengono valutati e se il prezzo vi sta bene, saranno pronti per la vendita, e quando troveranno un nuovo proprietario, potrete ricevere quanto pattuito in contanti.

Se diventare venditori è piuttosto semplice, far acquistare non è sempre facile: “Per molte persone acquistare oggetti di seconda mano, come ad esempio gli abiti, non è semplice per ragioni culturali, a prescindere dal perfetto stato dei capi”.

In effetti, nonostante la crisi abbia ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, per molti non è facile acquistare abbigliamento di seconda mano, anche quando le condizioni e la pulizia sono eccellenti.

Risparmiare però, vuol dire anche riciclare: un oggetto non buttato rispetta l’ambiente, ed aiuta a tenerlo pulito. I giovani da questo punto di vista sembrano essere più attenti alle tematiche ambientali perché “…hanno la mente aperta, sono attenti a cosa accade intorno a loro e sono sensibili verso la natura. Per le persone anziane è più difficile, ma cerco di farlo capire anche a loro” prosegue Claudio.

Come cominciare allora? Quali sono gli step per lanciarsi in questa avventura?

“Oltre al locale, che va scelto per primo, è necessario avere la passione per questo tipo di attività. Un mestiere del genere non si improvvisa, ed è necessario pianificare passo passo tutti gli obiettivi per misurare i propri progressi e valutare i propri errori. Stilare un business plan anche solo indicativo, è fondamentale. Una volta trovata la giusta posizione poi, servono investimenti in comunicazione per portare la comunità a conoscenza della vostra attività. Il passaparola da solo non basta.”

Naturalmente è possibile scegliere se cominciare da soli o se invece affiliarsi ad un franchising, ricevendo in cambio il know how necessario e tutti gli strumenti per una migliore gestione dell’attività. Per tutti però, è indispensabile avere un progetto serio senza lasciarsi scoraggiare dagli inizi difficili: “L’investimento iniziale non sarà recuperato in poco tempo. Servono almeno 2 o 3 anni prima di raggiungere un buon equilibrio ed avere buoni risultati in termini economici.”

Insomma, come per ogni cosa, è necessario il buon senso ed una attenta analisi dei pro e dei contro.

“All’inizio le persone dovranno imparare a conoscervi, a fidarsi di voi perché affidano a voi i loro oggetti, e si fideranno sempre più anche quando da acquirenti compreranno le cose portate da altri. Per questo è importante selezionare i prodotti da esporre, per evitare al cliente spiacevoli sorprese.”

Aprire un mercatino non è un gioco, e come ogni progetto imprenditoriale può essere tanto redditizio quanto deludente. Con la giusta attenzione e con capacità, può rivelarsi una sfida interessante, e perché no, un punto di partenza verso nuovi orizzonti: “Quando avrò portato questo mercatino al giusto equilibrio, mi piacerebbe aprirne un altro per creare posti di lavoro” conclude Claudio.

Di questi tempi, sarebbe davvero una buona notizia.

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