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23 luglio 2012

Pubblicata lettera inedita di Pasolini: Calabresi non fate come gli struzzi

Il Vangelo Secondo Matteo è il film del cineasta Pier Paolo Pasolini girato nel 1964 nel Lazio, Basilicata, Puglia e Calabria. Come nello stile del regista bolognese, gli attori furono scelti tra i suoi amici (tra cui Ninetto Davoli), intellettuali (Natalia Ginzburg e Alfonso Gatto) e la gente comune, come il catalano Enrique Irazoqui nella parte di Gesù Cristo.

Noto è stato il viaggio dell’intellettuale tra le coste del Sud italia, in particolare a Cutro (Kr), Le Castella (frazione di Isola Capo Rizzuto, Kr) e Crotone, dove tra l’altro ha ricevuto il premio letterario Città di Crotone per il romanzo Una vita violenta.

E’ stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria il 22 Luglio una lettera, rimasta fino ad’ora inedita (che porta la data del 1 ottobre 1959), in cui il cineasta rispondeva in via epistolare all’appassionato di filosofia e letteratura Pasquale Nicolini, ufficiale sanitario del comune di Paola (Cosenza), rimasto colpito dalle parole del poeta di Casarsa in cui nella rivista Successo un viaggio nella nostra regione lamentava la situazione del Mezzogiorno in genere e della città di Cutro in particolare.

Ecco la lettera pubblicata dal Quotidiano della Calabria in risposta all’intellettuale di Paola :

«Gentile dottor Nicolini, devo dirle anzitutto: i banditi mi sono molto simpatici, ho sempre tenuto, fin da bambino, per i banditi contro i poliziotti e i benpensanti. Quindi, da parte mia, non c’era la minima intenzione di offendere i calabresi e Cutro. Comunque, non so tirare pietosi veli sulla realtà: e anche se i banditi li avessi odiati, non avrei potuto fare a meno di dire che Cutro è una zona pericolosa, ancora in parte fuori legge: tanto è vero che i calabresi stessi, della zona, consigliano di non passare per quelle famose “dune giallastre” durante la notte».

Si è rivolto così Pier Paolo Pasolini all’intellettuale Nicolini. Da sempre attratto dalla “vita violenta”, il poeta non nasconde ciò che pensa del suo viaggio a bordo di una Fiat 1100, elecando le rapine subite e la simpatia innata per ladri e delinquenti, verso cui da sempre ha riservato un posto particolare nei suoi romanzi :

«Quanto alla miseria, non vedo perché ci sia da vergognarsene: non è colpa vostra se siete poveri, ma dei governi che si sono succeduti da secoli, fino a questo compreso (Governo Segni, ndr). E quanto ai ladri, infine: non mi riferivo particolarmente alla Calabria, ma a tutto il Sud. Sono stato derubato tre volte: a Catania, a Taranto e a Brindisi (sempre nelle cabine delle spiagge). In Calabria ho avuto una rapina a mano armata (di coltello): a cui sono sfuggito solo per la mia presenza di spirito. Queste cose ovviamente non le ho scritte, non solo per senso della litote, ma per non mettere nei guai i miei ladri e i miei rapinatori, che continuano ad essermi simpaticissimi (solo a Taranto, per colpa del bagnino, è intervenuta la polizia: ma io non ho voluto fare la denuncia contro il povero ladruncolo subito ritrovato)».

I calabresi come gli struzzi, parole forti ma per Pasolini, così ha detto al suo corrispondente, sono un monito per gli abitanti del Mezzogiorno, per lottare in nome di un progresso culturale e sociale, sottolineando le parole elogiative espresse per alcune persone incontrate nei suoi viaggi :

«Questi sono dati della vostra realtà: se poi volete fare come gli struzzi, affar vostro. Ma io ve ne sconsiglio. Non è con la retorica che si progredisce. Tutto questo lo dico a lei, perché mi sembra una persona veramente buona e simpatica, come i due che ho raccolto per la strada di Cutro, e che infine mi hanno salutato con “umanistica gentilezza” (queste erano le mie parole conclusive sulla mia fulminea Calabria: perché non ve ne siete voluti accorgere? È l’ultima parola quella che conto, no?). Del resto anche per quel che riguarda la costa tirrenica della Calabria, nella seconda puntata del mio viaggio, avevo avuto parole turisticamente lusinghiere.

Mi dispiace dell’equivoco: non si tiene mai abbastanza conto del vostro “complesso di inferiorità”, della vostra psicologia patologica (adesso non si offenda un’altra volta!), della vostra collettiva angesi, o mania di persecuzione. Tutto ciò è storicamente e socialmente giustificato. E io non vi consiglierei di cercare consolazioni in un passato idealizzato e definitivamente remoto: l’unico modo per consolarsi è lottare, e per lottare bisogna guardare in faccia la realtà. Mostri pure questa lettera ai suoi amici, la renda pubblica, magari la faccia anche stampare sui giornali che hanno polemizzato contro di me. Sono certo che sarò capito. Le ripeto: lei è persona degna di ogni rispetto e anche affetto, e, come tale, cordialmente la saluto, suo devotissimo Pier Paolo Pasolini».

Fonte foto: Marsicalive

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