• Google+
  • Commenta
27 luglio 2012

Terre-Mutate e Libri come pietre: l’ascolto della comunità

Lo sciame sismico emiliano-lombardo ha aperto un’altra ferita sul territorio italiano, una ferita materiale che gli abitanti delle zone più drammaticamente colpite stanno abitando con dignità e con non minore sofferenza. Terre-Mutate, sì, mutuando un’espressione pensata dal comitato delle Donne Aquilane che hanno saputo dare parola allora, di quel cambiamento d’assetto delle terre che muta anche le persone che le vivono dopo terremoti che rivoluzionano l’esistenza.

Terre-Mutate indica la necessità di ripresa della quotidianità dopo la distruzione, il dolore, il lutto, lo smarrimento, il racconto della fatica, della precarietà di esistenze sconvolte, ma anche nella eccezionale forza di ricominciare; nella gioia dei piccoli passi fatti e delle cose realizzate; nella sorpresa dell’imprevisto che sempre si manifesta quando ci si trova in situazioni eccezionali; nella creatività vitale e generosa di tanti e tante, che alla condizione di ‘vittime’ che molta televisione ci ha rimandato incessantemente in questi mesi, hanno saputo e voluto contrapporre, senza fragore mediatico, la capacità di reinventare relazioni e mettere in moto progetti”, così si legge nell’editorile della rivista Leggendaria (n° 81 ) diretta da Anna Maria Crispino dedicata al significato di Terre-Mutate (video).

La ricostruzione è il primo dei pensieri, ma ciò che non va dimenticato è che la distruzione di centri urbani comporta anche la distruzione di luoghi di aggregazioni, di centri di incontro e di scambio, dunque, di luoghi politici collettivi. Così, anche all’Aquila uno dei primi progetti è stata l’immediata invenzione di veicoli itineranti che potessero assolvere alla funzione di “piazza pubblica”, ecco che partì il Bibliobus: una navetta biblioteca in cui trovare libri per bambini e fare in modo che anche gli adulti vi sostassero e si incontrassero per parlare ed riallacciare un tessuto collettivo andato in frantumi. Poi, nacque la BiblioCasa grazie alle spedizioni di libri provenienti dalle librerie personali di tutti gli italiani e le italiane sensibili al valore di libertà e di collante dei libri.

Per l’Emilia lo stesso progetto si è messo in moto, a partire da giugno, grazie all’iniziativa di Camilla Ghedini (responsabile Ufficio Stampa Ferrara) e di Fabrizio Berveglieri (grafico di Vetrine&Vetrine).

I volumi, oltre 20 mila, arrivati da ogni parte d’Italia – libri per bimbi, ragazzi e adulti donati da case editrici, associazioni, biblioteche civiche e librerie della Penisola e privati cittadini – sono stati consegnati alle tendopoli di Moglia, Reggiolo e Novi, testi che vanno ad aggiungersi a quelli distribuiti ai centri del ferrarese e alla Protezione Civile di Modena, che insieme alla locale Provincia ha provveduto alla ripartizione tra tutti i campi”, secondo quanto riportato da Estense.com.

Ma l’impegno non finisce qui: sono stati mobilitate anche le istituzioni per l’allestimento di biblioteche itineranti che possano percorrere il territorio emiliano-lombardo e “contatti, in questa direzione, sono in corso con Reggio Emilia e Mantova. Per valorizzare la generosità di chi ha contribuito a realizzare l’iniziativa, si prevede di destinare il patrimonio librario eccedente le esigenze delle tendopoli, alla realizzazione di una sezione ‘Terremoto Emilia 2012. Per non dimenticare’, in tutte le biblioteche pubbliche delle province colpite dal sisma. Di qui la lettera, ‘condivisa con tutti i donatori’, inviata ai ministri ai Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, e all’Istruzione e alla Ricerca, Francesco Profumo, per ufficializzare questo impegno, facendo in modo che il libro diventi una sorta di simbolo della solidarietà del terremoto”.

Questi sono gli esiti della prima fase della raccolta che può dirsi, come ha ufficializzato Camilla Ghedini in una nota, conclusa.

Si può dire, come fece nel 2009 l’Aquilana Nicoletta Bardi, libri come pietre: “la cultura che rientra nel centro, le macerie che ne escono; la necessità terapeutica di trasformare in parole le macerie che appesantiscono la mente, il cuore e l’anima; strategie messe in atto per contrastare questi vuoti”.

Quello che stupisce sempre di questo saper vivere in relazione le emergenze che molti e molte ci hanno insegnato è la circolarità dell’autorevolezza di esperienze, mediaticamente passate in secondo piano, ma politicamente fondanti: l’autorevolezza di invenzioni che si sono trasmesse da un territorio all’altro grazie ad un’umanità che ha accettato a dispetto di tutto la disperante forza della trasformazione.

Oggi, in parte dell’Emilia e della Lombardia, come è stato a L’Aquila, “qualcuno ha detto che la prima cosa che si è rotta con il terremoto è il “tempo”, non più classificabile con le consuete unità di misura. Tempo immobile per alcuni aspetti, con una città (centro e periferia) fantasma, con le eterne ‘vacanze’ fuori casa, con la sospensione della vita ‘normale’, ma contemporaneamente tempo accelerato per altri aspetti, con i continui mutamenti di persone e cose, con l’estremizzazione delle infinite facce della sopravvivenza e soprattutto con l’intensificazione delle emozioni. In opposizione a tanto vasta e tanto diversificata distruzione, la scrittura, nel senso più esteso di questa parola, ha opposto la resistenza e la fragilità di un foglio di carta, il solo capace di contenere realmente tanto dolore, e di impedire che sia vano” (di Nicoletta Bardi in Leggendaria n° 81).

 

Fonte fotohttp://www.ufficiostampaferrara.com/terremoto-emilia-2012

Google+
© Riproduzione Riservata