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18 settembre 2012

A scuola a 5 anni? Favorevoli e contrari

Competitività. Questo il termine, ed il proposito, più gettonato del momento nello stivale. Competitività italiana a livello europeo, competività della scuola italiana, competitività dei giovani nel mercato del lavoro. competitività è la parola d’ordine.

Sull’onda di questo proposito parla il ministro Francesco Profumo ai microfoni di Radio Capital, confermando le indiscrezioni trapelate dai media nei giorni scorsi circa l’inizio del ciclo scolastico a 5 anni:

«È per creare la scuola del futuro che sia allineata alle direttive europee e alle migliori pratiche europee. Ci stiamo lavorando, non siamo ancora arrivati alla conclusione definitiva, e questa dell’anticipo dell’ingresso a scuola deve essere un’opzione. L’obiettivo, al contrario di quanto denunciano i sindacati, non è di tagliare ma di creare un sistema formativo migliore per avere cittadine e cittadini più robusti in grado di competere in un mercato del lavoro sempre più europeo».

Prima di indagare sulle reazioni che questa notizia ha suscitato, è bene tenere conto della precisazione del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) che smentisce l’ufficialità di tale dichiarazione, poiché:

«[…] il Gruppo di lavoro costituito per “svolgere, in raccordo con il Dipartimento dell’Istruzione, attività di studio e disamina delle problematiche […] sulla durata del corso di studi” non poteva produrre un tale progetto, per almeno tre motivi: il primo, è che si è appena tenuta solo la prima riunione, del tutto interlocutoria; il secondo, è che tale Gruppo ha natura solo scientifico-culturale e non politica […]; il terzo, è che tale natura e carattere è diretta espressione del volere del Ministro Profumo, che ha sempre tenuto a sottolineare come abbia inteso tutto il suo mandato sin dall’inizio come opportunità di lavoro per un’“oliatura” del sistema e non come occasione di una sua ulteriore riforma».

Non si tratterebbe di riforma quindi, non ancora, ma di unipotesi, un’opzione di cui tenere conto in attesa del prossimo dicembre, data in cui il progetto verrà presentato in via ufficiale in Consiglio. Al progetto sta lavorando una commissione di esperti, pedagogisti e dirigenti scolastici. Figurano molti nomi importanti come Vittorio Campione, consigliere del ministro, il capo dipartimento Lucrezia Stellacci, il direttore generale degli ordinamenti Carmela Palumbo. L’appuntamento è al 9 ottobre per il prossimo incontro.

Da alcuni recenti sondaggi risulta che circa il 50% degli studenti italiani accoglierebbe positivamente la notizia di un anticipo sull’inizio del corso di studi, facendo coincidere l’anno della maggiore età con la fine del liceo e quindi con la maturità. Alcuni insegnanti e pedagogisti si schierano invece a fianco dei sindacati, contrari all’eventuale riforma.

Finlandia VS Inghilterra. Chi ha ragione? Gli anglosassoni mandano i loro bambini a scuola a 5 anni, mentre i finlandesi a 7, ottenendo risultati scolastici migliori. Un caso? Non la pensa così la psicologa dello sviluppo Anna Oliverio Ferraris, intervistata da Adnkronos Salute. Opinione della dottoressa è che per prima cosa l’intero sistema d’insegnamento italiano andrebbe rivisto e riadattato alle esigenze di una fascia d’età per ora non inclusa nel processo d’apprendimento istituzionale:

« a 5 anni i bambini sono ancora abbastanza piccoli. Non tutti hanno ancora il coordinamento mano-occhio per poter scrivere in modo fluido. A volte si rischia di chiedere uno sforzo eccessivo. Molti bambini hanno ancora l’esigenza di muoversi, soprattutto i maschi. Personalmente sono contraria ad anticipare, ma se lo si volesse fare bisognerebbe rivedere la didattica e i programmi dell’intero ciclo. Tenendo presente che non conta solo l’intelligenza del bambino, ma anche la sua necessità di muoversi e fare attivamente le cose: non si può chiedere a un bimbo di 5 anni di stare fermo al banco».

Il dibattito è molto vivo e rimane tutt’ora aperto: voi, da quale parte vi schierate?

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