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25 luglio 2012

Test di Odontoiatria, una task force della truffa da lasciare a bocca aperta

Che la realtà di tutti i giorni e nello specifico quella universitaria, potesse diventare un mix spumeggiante di spionaggio, truffa e tecnologia avanzata degno di un film made in Hollywood, nessuno forse se lo sarebbe aspettato se non la Guardia di Finanza e tutti gli studenti che nei test di ammissione alla Facoltà di Odontoiatria nelle sedi di Napoli, Foggia e Verona, avevano sentito puzza di bluff e di cattivo auspicio il classico augurio di “in bocca al lupo”ad un anno dai quiz pilotati scoperti a Bari.

Ecco allora 6 persone arrestate e 27 indagate a piede libero tra docenti e dipendenti universitari, matricole e studenti, “lupi”  che a perdere il vizio non ci han pensato proprio ma che anzi hanno dato sfogo alla classica “acquolina in bocca”, truffando e lucrando sulla Facoltà di Odontoiatria, mettendo su “pacchetti” da 30 mila euro per aiutare tramite palmari, sala operativa con esperti e accesso alle risposte e complici presenti durante i test, le aspiranti matricole pronte a pagare per accedere agli ambiti corsi di laurea a numero chiuso.

Tra gli arrestati  dalla Guardia di Finanza di Bari, coordinata dal pm Francesca Romana Pirrelli, con l’accusa di associazione a delinquere e truffa,  il docente ordinario di odontostomologia presso l’Università di Bari ed ex presidente del corso di Laurea, Felice Roberto Grassi; Andrea Ballini, tecnico informatico dell’Università di Bari; Francesco Miglionico, odontotecnico e laureando in Odontoiatria;  Amedeo Nardi, rappresentante di prodotti per l’ortodonzia e cognato di Grassi; infine due studenti universitari, Giacomo Cuccovillo e Marco Magdalone.

La cricca, sfruttando i controlli blandi di queste sedi universitarie, aveva escogitato il modo per  poter superare facilmente il problema dello “studiare prima della prova”: bastava semplicemente pagare e i complici presenti durante la sessione dei test, fotografavano con il proprio palmare il test ministeriale, inviandolo poi alla centrale operativa allestita ad Altamura che grazie all’aiuto di esperti e con la complicità dei professori, forniva e rigirava sempre tramite palmare, le risposte corrette ai paganti che svolgevano il test in altre sedi universitarie (il test è unico in tutta Italia).

Una truffa capace di fruttare in poco tempo oltre 240 mila euro e affondare in ancora meno tempo, la reputazione dell’università pubblica italiana con corsi di accesso a numero limitato finiti troppo spesso sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine.

Perché, che l’Università italiana sia diventata una roba per ricchi, troppo spesso lo si è capito a partire dai test d’ingresso.

foto tratta dal sito : www.aiom-micro.it

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