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21 agosto 2012

Classifica ingiusta, Palermo migliora

Quella della valutazione delle università è una delle più grosse mistificazioni degli ultimi anni. Più di quello che abbiamo fatto non potevamo fare”. E’ quanto afferma il rettore dell‘Università di Palermo Roberto Lagalla dopo la pubblicazione della classifica del merito resa nota dal ministero dell’Università che relega Palermo nelle retrovie della classifica.
Il criterio di ripartizione della quota di finanziamento premiale è rigido e, come avviene per tutti gli atenei meridionali, ci penalizza – aggiunge – in quanto il criterio non tiene conto delle differenze di contesto territoriale e socio-economico fra le diverse aree del Paese. In Sicilia, ad esempio, ci sono più studenti fuori corso perché le prospettive di lavoro sono minime. Inoltre alcuni parametri che ci penalizzano – come quelli sulla ricerca scientifica – risalgono al 2003. E infine, la modalità del conteggio della quota premiale è così rigida da non consentire, di fatto, lo scorrimento delle posizioni conseguite negli anni precedenti”.
Gli atenei ricevono dallo stato il fondo di finanziamento ordinario suddiviso in tre quote: una quota base, una premiale e una perequativa. La quota premiale viene assegnata in base a due macro-indicatori: la qualità della didattica – regolarità negli studi degli studenti e crediti effettivamente acquisiti nel corso dell’anno precedente e i finanziamenti acquisiti dall’Ateneo per la ricerca scientifica.
Il ministero ha stilato la classifica in base al rapporto fra la quota premiale e il totale del fondo, ma ci sono tanti altri criteri – continua – sarebbe bastato ripartire la quota premiale in base ai miglioramenti rispetto all’anno precedente e saremmo stati in testa alla graduatoria”. L’Università di Palermo ha migliorato molto. La quota base – che tiene conto dell’internazionalizzazione dell’ateneo è calata soltanto dell’1,72 per cento, mentre a livello nazionale è calata mediamente del 4 per cento, e ci piazziamo all’ottavo posto. La quota premiale – a Palermo del 10,48 per cento – è ancora al di sotto della media nazionale – del 13,9 per cento – ma cresce in valore assoluto di quasi due milioni rispetto al 2011: 1,2 sulla ricerca e 0,7 sulla didattica.

Fonte immagine: www.unipa.it

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