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29 agosto 2012

La lingua italiana a rischio di estinzione? Quasi…

Il Messaggero invita i genitori di studenti di scuola media superiore e universitari a sottoporre un test linguistico ai figli. Soprattutto, nel test, dovrebbero chiedere se i giovani conoscono le seguenti parole: ostracismo, sardonico, mentore, foriero, tralignare, sussiego, mellifluo, irretire, laconico e blandire.

Se il punteggio sarà pari a più di 5 risposte esatte, la loro consapevolezza del lessico potrebbe dirsi soddisfacente. Test e provocazioni a parte, come è messo oggi il nostro italiano?

Potrebbe definirsi come una lingua ormai alla deriva, come affermato da Massimo Arcangeli nel libro Cercasi Dante disperatamente. L’autore, docente di linguistica italiana a Cagliari, ha sottoposto ai suoi studenti (un campione di 196, frequentanti il primo anno) un esercizio in cui dovevano indicare i sinonimi di parole di poco meno usate nella nostra lingua.

La maggior parte delle matricole è stata in grado di trovare un sinonimo giusto, ma gli spunti di riflessione forniti dal docente nel libro sopracitato sono davvero svariati: l’amore incondizionato e quasi struggente per la nostra lingua, e di conseguenza per il nostro Paese, è al centro dell’opera.
Tornando i temi strettamente linguistici trattati dal docente Arcangeli, possiamo soffermarci su quanto scritto dallo stesso a proposito del cosiddetto itanglese, ovvero la lingua italiana che accetta, spesso dimostrandosi impotente, vari anglicismi. Basti pensare a parole come mobbing o happy hour o ancora shopping che sembrano non avere neppure un corrispettivo italiano.

Con le nuove tecnologie e i diversi utilizzi di Intenet, indubbiamente, il numero di parole derivanti dall’inglese che hanno fatto il loro ingresso nel nostro linguaggio scritto e/o parlato, è aumentato, eccome. E tante parole del nostro italiano vengono messe da parte, e magari poi dimenticate.

Gli addetti ai lavori di salvaguardia della lingua, tra cui Arcangeli, mirano a un recupero del bello della lingua nostrana, ma certamente non si indignano dinanzi alla diffusione di determinati usi che non sempre rispettano le regole grammaticali e sintattiche dell’italiano, come l’uso del pronome dativo gli al posto di loro.

Lo stesso autore, conclude affermando che in fondo, la bellezza antica del nostro idioma si differenzia non poco dall’italiano di uso medio, che si potrebbe definire omologante, e presenta asperità, eccezioni, anomalie, nonché particolarità. Ed è proprio quello il bello. Ogni lingua è una lingua a sé, unica. Proprio come ogni individuo.

 

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