L’antipolitica e il deficit di rappresentatività democratica

Redazione Controcampus 14 Agosto 2012

Nel pantano di crisi morale, dove politica ed economia, sono le due facce della stessa medaglia spesso ci si dimentica che l’assetto costituzionale ed istituzionale del nostro Paese affonda le proprie radici in una cultura giuridica di grande idealità e purezza etica.

La realtà, spesso misera e squallida in cui si barcamena una classe politica incompetente e corrotta, ci fa apparire quasi risibili, o almeno fatue solennità, le prescrizioni in tema di libertà e democrazia sancite dalla nostra Costituzione, la nostra carta fondamentale la cui entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ha segnato il punto di svolta per la nostra storia. Uno spartiacque tra un prima di dittatura e un dopo di democrazia.

Ma quella che viviamo adesso è vera democrazia? O questa forma di gestione del “potere del popolo” è talmente depotenziata dall’essersi ridotta ad un’idea formale senza più sostanza e scopo? E’ come se fossimo costretti a fronteggiare le conseguenze di un terremoto etico-morale che in pochi anni ha distrutto un palazzo solido e rassicurante, costruito in secoli di lotte e rivendicazioni, per poi trovarci innanzi solo macerie fumanti, senza l’idea del futuro. Di un qualsiasi futuro.

Senza necessariamente guardare altrove, a Paesi che ancora non usciti dalla dittatura o dall’oscurantismo religioso, se pensiamo alla nostra storia di italiani ed europei non possiamo non ricordare che vi è stato un passato, forse remoto, in cui democrazia, libertà e sovranità popolare sono stati non solo ideali per cui incendiare rivoluzioni, ma anche gli strumenti concreti e reali per radicare tra gli uomini, non più sudditi ma cittadini, una pacifica e fraterna convivenza e un sano rapporto con le autorità delegate a rappresentarli .

Adesso sembra che questo sistema, frutto di opere filosofiche, di lotte politiche, di sacrifici e sangue, non sia più in grado di garantire effettivamente il benessere collettivo; la realtà, si è detto, è purtroppo misera e squallida, ma forse il problema non è da riscontrare nella  crisi dell’idea di Stato liberale, quanto nell’inadeguatezza delle attuali generazioni di preservare questa incredibile eredità giuridica e costituzionale.

Invece di difendere questa eredità spesso la si vuole abbandonare per seguire un ideale di Stato del tutto indefinibile e per certi versi allarmante; si può argomentare quanto si vuole sulle ruberie, sulle corruzioni, sui privilegi della casta, ma il concetto di Stato presuppone necessariamente un rapporto tra governanti e governati, vale a dire tra chi ha il compito di esercitare, nel rispetto di taluni limiti, il potere e deve rispettarlo.

Il sentimento di antipolitica che da anni sta acutizzando il malcontento popolare riversa sulla politica giudizi aspri e negativi, peraltro ben giustificati; viene percepita come mero esercizio del potere e i partiti quali semplici consorterie e corporazioni dedite esclusivamente all’affarismo e alla preservazione dei propri privilegi.

Ma l’antipolitica, anche se inconsapevolmente, produce rischi ben definiti: in questa demonizzazione continua dell’apparato Stato si finisce col denigrare non solo donne e uomini responsabili di illeciti e di atti moralmente deprecabili, ma le stesse istituzioni: Montecitorio è vista come il luogo in cui si consumano abusi, e non la sede deputata per il perseguimento della volontà popolare attraverso la formazione delle leggi, il Quirinale come la residenza regale di un Presidente spesso distante dai problemi del Paese e non la casa degli Italiani che devono sentirsi uniti da un medesimo destino. Il mancato riconoscimento della responsabilità personale pone sotto ludibrio, attacco, irrisione la stessa Repubblica nelle sue varie Istituzioni.

Ma non solo. L’anti-politica nella pedissequa attività di denuncia e  accusa finisce con il creare movimenti di chiara ispirazione populista e demagogica.

Per anni Silvio Berlusconi è stato attaccato per la sua concezione padronale e aziendale del partito e del Paese, per i toni aggressivi contro la Magistratura e gli Organi di garanzia costituzionale, per il suo approcciarsi ai cittadini con l’intento nemmeno tanto celato di  smuoverne le “pance” più che le “teste”  attraverso promesse e annunci; in questi ultimi anni, tuttavia,  stanno affacciandosi sulla scena politica di personaggi che, sebbene apparentemente avversino il Cavaliere e il suo modus operandi, nella sostanza ne sono diventati una sorta d’imitazione “a contrario”.

Il riferimento a Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle è automatico. Sacrosanto riconoscere all’ex comico il merito di aver posto al centro della discussione pubblica la crisi morale che appesta la classe politica denunciandone abusi e fatti illeciti, ma negli ultimi tempi non può non riscontrarsi nel suo comportamento una sorta di degenerazione.

I toni continuamente aspri ed esacerbati, l’offesa gratuita, il gusto della provocazione che non conosce alcun limite fino a toccare temi sacri alla memoria collettiva ( “La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima”, fonte: giornalettismo.it del 29.04.2012) contribuiscono a creare di Beppe Grillo l’idea di un leader carismatico agitatore di folle, pienamente rientrare nell’idea berlusconiana della leadership. Forse non assonanza nel contenuto, quanto nel metodo. E il metodo in politica è obiettivamente importante: la forma spesso diventa sostanza, la forma esprime il rispetto che ogni persona che anche solo si cimenti in politica deve nutrire verso le Istituzioni del proprio Paese. Non come un rito od un cerimoniale che si pregni di retorica, ma come un fare concreto che porti a non trascinare nella vis polemica le vittime di mafia come è stato prima rammentato con quella infelice dichiarazione.

La vera rivoluzione, quindi, è uno scatto di orgoglio dei cittadini che non devono rassegnarsi innanzi all’agitatore e demagogo di turno, ma che devono attivarsi affinché l’arte della politica non muoia definitivamente nel pantano della casta e delle strumentalizzazioni populiste.

Opporsi non solo per denunciare, rifiutare, ma per costruire. Non demolire i partiti, ma ridare loro la dignità perduta, non demolire le Istituzioni, ma preservale e difenderle non dimenticando che per esse  in passato vi sono stati nostri connazionali che hanno perso la vita.

Tutto nella consapevolezza che allo stato non è stato possibile trovare ulteriore forma di governo che non sia la democrazia che possa assicurare pienamente diritti e libertà.

E solo se per davvero ci riappropriamo della sovranità costringendo democraticamente le generazioni corrotte ed incapaci a lasciare le poltrone da cui hanno spadroneggiato impoverendo il Paese moralmente ed economicamente sarà possibile riappropriarci anche del nostro futuro senza necessariamente affidarci all’antipolitica.

Anche perché la storia lo ha sempre dimostrato: gli agitatori e i salvatori della patria che avversano il potere una volta che sospinti dal consenso popolare vi sono entrati vengono irretiti dalle trame dei privilegi che avevano denunciato.

Fonte della foto: tg24.sky.it

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto