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25 agosto 2012

L’identità ai tempi di Facebook: o il nome o la vita!

La vita, si sa, è fatta di valori. Lo sa bene Mark Zuckerberg, il papà di Facebook, che, in cima alla lista delle cose importanti, ne piazza subito una niente male: la trasparenza. Soprattutto in materia di nomi.

Una legge, quella dell’identità reale, che non ammette ignoranza. Normative sui nomi Facebook, la grande bibbia digitale di Facebook, parla chiaro:

“Facebook è una comunità in cui le persone usano le proprie identità reali. Tutti devono fornire i propri nomi reali”.

Banditi tutti i simboli, i numeri, le lettere, i segni di punteggiatura che possono essere usati in modo improprio!

Insomma zeru anonimato! La ragione ufficiale? Tutti hanno il diritto di sapere con chi hanno a che fare!

Non dimentichiamoci che Fb è un sito di dating e il suo primo interesse è garantire a tutti la più assoluta libertà di conoscersi, senza camuffamenti e falsificazioni varie. Piacere, mi chiamo tizio e via. Proprio come succede nella vita reale (ammesso che sia proprio così che vada normalmente).

Posto in questi termini, insomma, il Zuck-pensiero non fa una grinza. Non c’è trucco e non c’è inganno, signori! Ma ne siamo veramente sicuri? Insomma come mai quest’ossessione per i nomi reali?

Almeno all’apparenza, le prove a favore dell’innocenza della sua “social” regola non mancano.

Lo testimoniano i molti personaggi celebri o personalità del mondo della rete che hanno risposto sì all’appello del giovanotto di White Plains di fornire, on line, documenti e altro materiale che provasse la loro identità reale, come avevano fatto prima di lui Twitter e Google.

Proprio il popolarissimo sito della Big G, in particolare, aveva esplicitamente chiesto ai propri utenti di commentare i video usando nome e cognome e non  il caro, vecchio nick. Puoi anche rifutarti, però, poi, devi spiegare il perché del diniego. Be’ il sospetto che ci sia sotto qualcosa di bruciato comincia a prendere consistenza.

Ma anche qui i responsabili del sito rassicurano sulla bontà della misura: scoraggiare lo spam e stangare i disturbatori.

Ora. Va bene la storiella che tutti devono poter contare su un servizio chiaro, limpido, senza ombre ecc ecc ma perché questa caccia al profilo tarocco così accanita?

Proviamo a risponde. Tutti avrete certamente notato (non potevate non farlo!) che ovunque nel web i profili fasulli vengon giù che Iddio li manda. E altrettanto certamente vi sarete  chiesti il perché di una proliferazione tanto incontrollata.

La risposta è semplice:  ragioni di mercato! Profili falsi (Zuckenberg ne conta circa 83 milioni, anche se qualcuno ha parlato di stime per difetto), pagine che ti costringono a vedere odiosissimi video pubblicitari o a mettere caterve di “mi piace” a robe francamente inutili ecc rischiano di mettere il bastone tra le ruote dei grandi investitori di Face.

I singoli utenti che “scroccano” la pubblicità al più grande social di sempre sono sempre più numerosi, quindi pericolosi.

Cosa che sicuramente non fa felici i grandi pubblicitari, i quali fanno sempre più fatica a segmentare il mercato della rete. E nick, profili fasulli e altre forme di anonimato non sono certo d’aiuto. Anzi.

Come si fa a conoscere il consumatore, penetrarne la psicologia, pizzicarne i desideri se neppure sappiamo a chi si va a parlare? Allora mettiamo tutti spalle al muro: sputa il nome!

A quel punto sì che conoscere gusti, tendente, idee sarà come bere un bicchier d’acqua. Finalmente i paperoni del marketing ritroveranno il sorriso perduto. Noi, no.

A noi toccherà uscire allo scoperto, fare le cose alla luce del sole, credere alla favoletta della trasparenza. Rinunciare all’anonimato, perché economicamente scorretto.

Dopotutto se non hai nulla da nascondere, di cosa ti preoccupi?

A questo punto però una domanda è lecita: caro Zuck, ci voleva tanto a dire che la pecunia non è mai troppa?

 

Fonte immaginehttp://www.topnews.in

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