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9 agosto 2012

Studiare a Giurisprudenza secondo il Professor Vesperini: pro e contro

Studiare a Giurisprudenza
Studiare a Giurisprudenza

Studiare a Giurisprudenza

Consigli per chi vuole studiare a Giurisprudenza: intervista al professor Vesperini che esprime il suo punto di vista verso chi intende iniziare questo percorso di studi.

La scelta del percorso accademico non è sicuramente la scelta tra le più semplici da porre in essere.

Essere giovani e inesperti e solo corredati di una spada di Damocle fatta di ipotesi e presunte passioni, sicuramente non agevola il processo decisionale. Tra le tante incertezza, però, la consapevolezza a monte, che il percorso che si intraprenderà, avrà quasi certamente connotazioni di definitività e che condurrà verso una specifica, o più o meno tale, destinazione professionale. Allora accade, il più delle volte, di avventurarsi nei meandri del fitto mondo delle informazioni che, pervenendo da più parti, aiuterebbero presumibilmente ad addivenire ad una decisione.

Manuali, guide, amici già universitari, parenti, conoscenti, riviste, l’immenso e variegato universo virtuale. Alla base della scelta che si andrà a compiere, dunque, sicuramente la spinta verso una decisione che si cercherà di rendere quanto mai opportuna e più prossima alle proprie inclinazioni e ai propri e personalissimi sogni lavorativi e professionali.

Cocente, arriva talvolta, però, la delusione per aver preso una decisione sbagliata, più spesso, a causa di una buona dose di disinformazione o, al contrario, di una mole di notizie approssimative o fin troppo soggettive ricevute.

Allora perché non affidarsi in questa fase decisionale a “mani esperte”, a chi vive dall’interno l’università o addirittura a chi ha esperienza in corso di docenza presso una determinata facoltà?

Studiare a Giurisprudenza secondo Giulio Vesperini: pro e contro della facoltà giuridica

Ma è utile studiare a Giurisprudenza? A dircelo è il Professor Giulio Vesperini, professione ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università della Tuscia.

È attraverso la sua ultima pubblicazione “Studiare a Giurisprudenza” che il Prof. Vesperini prova a porsi quale faro accademico per orientare tanti giovani che, nel caso di specie, intenderebbero iscriversi a giurisprudenza.

Nel testo, edito da Il Mulino, una descrizione semplice e accessibile del corso di laurea in legge: le varie materie d’insegnamento, i servizi che vengono offerti agli studenti, le possibilità di sbocco professionale e tutte le informazioni necessarie in itinere per chi compie questo tipo di scelta accademica.

Attraverso le pagine di questo libro, la possibilità di recuperare, attraverso una piacevole lettura, tante utili informazioni e, soprattutto, le più necessarie per riuscire a destreggiarsi nel micro-mondo accademico in cui ci si immerge quando si opta per giurisprudenza.

Sarà interessante scoprire che le possibilità per chi si iscrive a questa facoltà non si limitano oggi al solo diventare ben presto degli avvocati o dei notai o ancora dei giudici e che, al contrario, c’è chiaramente dell’altro in termini di spendibilità del titolo che si conseguirà. Sicuramente un libro “fondamentale”, dunque, per chi sceglierà o intende scegliere questo percorso di studio.

Controcampus, quindi, prova oggi a fare chiarezza in questo specifico ambito universitario e, col Professor Vesperini, ad entrare nel merito della facoltà di giurisprudenza.

Il libro studiare a Giurisprudenza sul corso di laurea in giurisprudenza

Il suo libro vuole essere soprattutto una guida per i giovani che si approssimano a fare una scelta molto importante, il percorso universitario. Un testo che fornisce una visione d’insieme ed esaustiva sul corso di laurea in giurisprudenza e su cosa è in grado di fornire in ingresso, in itinere e nella fase post laurea. Volendo entrare nel merito, lei Professore che vive a pieno questi contesti, a suo parere, perché oggi un giovane dovrebbe/potrebbe optare per un corso di laurea in giurisprudenza?

“Le rispondo con le parole utilizzate da Edmund Burke, il famoso politico, scrittore e filosofo britannico del ‘700, nello “Speech On Conciliation with the Colonies” del 1775, a proposito dello studio del diritto: “this study renders men acute, inquisitive, dexterous, prompt in attack, ready in defense, full or resources”.

Giurisprudenza è uno dei corsi di laurea che in Italia accoglie più iscritti. Al di là dei molteplici sbocchi che può offrire questo corso di laurea, a suo parere, c’è dell’altro che spingerebbe a una scelta di tal tipo?

“Le motivazioni che sorreggono la scelta di intraprendere gli studi giuridici hanno formato oggetto, di recente, di diverse indagini. Le conclusioni che ne emergono sono sufficientemente omogenee: si scelgono gli studi giuridici sia per le prospettive lavorative che essi offrono sia per ragioni culturali, e in particolare per il desiderio di capire come funziona la società. E’ interessante, peraltro, osservare come queste due motivazioni siano spesso indicate congiuntamente da quanti hanno risposto alle domande degli intervistatori, mentre è di gran lunga inferiore la percentuale di quanti hanno indicato in modo esclusivo l’una o l’altra delle due motivazioni.”

Pro e contro di studiare a Giurisprudenza: cosa deve aspettarsi lo studente

Quali caratteristiche o “predisposizioni” dovrebbe potenzialmente avere un giovane che vuole studiare a Giurisprudenza? Esiste, a suo parere, “il” profilo “necessario” per conseguire il titolo senza importanti disagi?

“Ho qualche difficoltà ad individuare quale debba essere la “predisposizione” giusta per uno studente che scelga gli studi giuridici. Mi è più facile, invece, identificare l’obiettivo che questo stesso studente si deve porre per la propria formazione, essendo, ovviamente, decisiva al raggiungimento dello stesso l’offerta che l’università fornisce. Ora, un giovane giurista deve essere attrezzato a muoversi in una realtà soggetta ad un mutamento rapido. Deve, quindi, avere una solida cultura giuridica ed essere capace di usare i ferri del mestiere del giurista. Ma, al tempo stesso, deve conoscere di economia, di storia, di filosofia, di sociologia, di scienza della politica”. – sostiene e il Professor Giulio Vesperini –

“Deve conoscere le norme, ma occuparsi anche del cd. diritto vivente. Deve avere una buona conoscenza del diritto nazionale, ma non può prescindere dallo studio delle istituzioni e delle regole dell’Unione europea, deve sapersi muovere nel reticolo complesso delle tante organizzazioni globali ed impadronirsi dei metodi della comparazione giuridica, per sapere come studiare il diritto di un altro paese e metterlo a confronto con il proprio. Per poter realizzare questo impegnativo programma, naturalmente, deve avere una ottima conoscenza almeno dell’inglese.” – dice Vesperini –

Più volte quando si parla del mondo accademico e della facoltà di giurisprudenza si associano tale facoltà e il corpo docente che lo presidia, al concetto di “casta” per sottolineare il distacco fisico-mentale nella relazione studente-docente. È davvero così?

“Che in passato questo distacco ci fosse e fosse, almeno in molti casi, accentuato è fuori discussione. Concorrevano a determinarlo varie ragioni: il numero molto elevato di professori-avvocati, che dedicavano, quindi, all’università poche ore della propria attività; l’alta concentrazione degli studenti in alcune sedi universitarie, con la conseguenza, tra l’altro, di avere lezioni con centinaia di frequentanti; la carenza delle strutture che rendeva difficile, anche per i professori e gli studenti di buona volontà, trascorrere in facoltà una buona parte della propria giornata”. – continua il Professor Giulio Vesperini –

“Nel corso degli ultimi venti anni, alcune di queste condizioni si sono modificate: il numero dei professori di ruolo di diritto è aumentato di oltre la metà e, comunque, in misura percentuale ampiamente superiore all’aumento del numero degli studenti di giurisprudenza; è raddoppiato il numero delle facoltà di giurisprudenza, riducendosi di conseguenza il tasso di concentrazione degli studenti in alcune sedi; i corsi sono organizzati non più base annuale, ma su base semestrale, con lezioni, quindi, che si svolgono in un periodo di tempo più concentrato. Si tratta di modificazioni che rendono, in potenza, meno difficile che nel passato il rapporto diretto tra professori e studenti.”

“Qualche anno fa, poi, ho promosso una ricerca sul “cosa fanno i professori universitari”: le informazioni disponibili erano davvero poche e, conseguentemente, i risultati limitati, anche per la difficoltà di una comparazione nel tempo. E’ emerso, tuttavia, un dato interessante: i professori universitari di materie giuridiche che esercitano la professione di avvocato sono circa il 30% del totale, mentre i professori universitari a tempo pieno sono circa il 65%. Questi dati, naturalmente, ci dicono molto poco sulla qualità del rapporto tra professori e studenti, ma ci forniscono, di nuovo, l’indicazione che si pone una altra importante condizione perché quello stesso rapporto si articoli in modo profondamente diverso dal passato”. – afferma il Professor Giulio Vesperini –

“Un’ulteriore condizione, infine, è posta dalle riforme dell’Università di questi ultimi anni. Per fare un esempio importante, oggi tra i parametri che il ministero usa per valutare le università e per decidere, conseguentemente, sulla misura del loro finanziamento ci sono, tra gli altri, quello del giudizio che gli studenti danno sui professori e il loro insegnamento e quello dell’attivazione dei cd. servizi di tutorato. Questo significa che le università hanno un interesse diretto a far sì che lo studente abbia una relazione soddisfacente con i professori”.

Le riforme universitarie e il passaggio da vecchio a nuovo ordinamento quanto hanno condizionato la facoltà di giurisprudenza verso chi intende studiare a Giurisprudenza oggi?

“In parte sì, in parte no. In parte no, perché le facoltà di giurisprudenza sono tra quelle che hanno opposto una strenua resistenza al c.d. modello del 3+2, ottenendone, peraltro, qualche anno dopo una parziale modifica per i propri corsi. In parte sì, perché i corsi di laurea in giurisprudenza si preoccupano ora non solo di trasmettere ai giovani il patrimonio sapienziale accumulato dai giuristi, ma anche di insegnare alcune importanti “abilità”, quali ad esempio quelle per la comprensione, interpretazione e redazione di un testo giuridico; perché, ancora, l’università, alla missione tradizionale della formazione scientifica di base del giurista, ha assunto anche quella della sua formazione per la professione.” – conclude il Professor Giulio Vesperini –

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