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13 settembre 2012

Celiachia: noi, gente che spera!

Circa quattro anni fa, dopo numerosi esami e costosissime visite mediche effettuate (in alcuni casi) da completi incompetenti in camice bianco, ecco che arriva la risposta: celiachia. Dopo quattro anni segnati da un ingente dispendio economico (per una famiglia di operai), scopriamo che mia madre è affetta da un’intolleranza permanente al glutine.

Dopo aver tirato un bel respiro di sollievo (considerando la sostenibilità della patologia), ci applichiamo affinché il passaggio ad un’alimentazione senza glutine con conseguente rinuncia ai più apprezzati e genuini piaceri della tavola (come il pane fatto in casa), risulti meno indolore possibile. La celiachia di fatto non è una patologia grave ma comporta una radicale inversione di marcia nello stile di vita della persona affetta: spesa in farmacia (poiché molti supermercati non sono completamente attrezzati), stoviglie a parte, massima attenzione verso ogni possibile fonte di contaminazione.

La patologia, pur permettendo una vita assolutamente normale (?) implica delle noiose accortezze che spesso, specie in età adulta, possono portare ad un lieve disagio psicologico; disagio che si accentua se ci si sofferma sui costi dei cibi per celiaci, se si scopre il lato speculativo della medaglia, se una ricetta permette una spesa mensile (per le donne) di 99 euro e un pacco di 4 brioche per la prima colazione costa 5.18 euro. Per non parlare poi dei costi dei beni primari quali farina, pasta e pane: 8 euro per un Kilogrammo di farina, 2.55 euro per un pacco di fusilli da 250g, 2.39 euro per un pacco di spaghetti da 250g, 5.76 euro per un pacco di bucatini. Il pane costituisce il maggior scandalo: 4.80 euro per 6 misere rosette o 4.99 euro per due baguette.

Una situazione del genere è aberrante. I costi sono talmente elevati che con una sola ricetta non si copre mai il fabbisogno mensile di un individuo e si è costretti ad usufruire della ricetta del mese successivo; contributo mensile utilizzabile soltanto in farmacia. Un vincolo del genere quindi obbliga la persona celiaca a comprare (ad esempio) un pacco di gallette di riso a 2.59 euro, quando in un supermercato che offre qualche prodotto privo di glutine, le gallette di riso e mais costano 1.39 euro o ad esempio un pacco di biscotti secchi per la colazione in farmacia costa 5.49 mentre in un supermercato, lo stesso tipo di biscotti e a parità di marchio, viene venduto a 2.80 euro.

Ovviamente i prezzi variano leggermente se si prendono in considerazione le diverse farmacia in cui è possibile rifornirsi, ma si tratta comunque di prezzi elevati.

Queste condizioni dovrebbero essere motivo di vergogna per tutte quelle persone che speculano sulle patologie. Chi soffre di questa intolleranza è stanco delle lobby farmaceutiche, perseguite allo scopo di guadagnare. La salute di una persona, si riduce a merce di scambio e ci si allontana da quello che è l’interesse del paziente. Questa gente vuole urlare al mondo il proprio dissenso e rivendicare la libertà di vivere questa patologia nella maniera più normale possibile e come individui qualsiasi vogliono poter comprare pasta e farina ovunque e pagare un prezzo onesto. C’è chi per risparmiare mangia una rosetta durante un solo pasto e tutto ciò amplifica spaventosamente la patologia e ingigantisce il senso di inadeguatezza. Essere liberi di vivere dignitosamente e senza privazioni è diritto di una persona normale e di chi è affetto da celiachia.

A tal proposito la penna di Controcampus ha raccolto la testimonianza di una giovane universitaria (che chiameremo Laura), che a chiare lettere ha così commentato:

Che cosa ne pensi innanzitutto della difficile reperibilità dei cibi senza glutine ad esempio nei bar o nei supermercati?

“ Per me non c’è mai stato un grandissimo problema perché ho sempre contato sulla mia disponibilità e non su quella degli organi esterni quindi ad esempio mi sono sempre portata tutto da casa e non nascondo che ci sono state difficoltà”

Parliamo dei costi dei cibi gluten free… è evidente che le cifre sono esorbitanti…

“ La difficoltà che creano i costi dei cibi senza glutine è una difficoltà perenne cui ormai mi sono assuefatta… non ci faccio neanche più caso! Come tutto nella vita non conto sugli “altri” ma su me stessa… noi celiaci siamo stati sempre una “casta” fastidiosa e nessuno capisce effettivamente il problema… quindi me la vedo da me”.

Le domande sul perché dei prezzi esorbitanti, sul perché è d’obbligo spendere il contributo mensile in farmacia e non ovunque si trovi vantaggio, sono ormai una costante ogni volta che si varca la soglia di una farmacia. Le ricette non avrebbero neppure motivo d’esistere in realtà se solo si portassero i costi dei cibi senza glutine al pari dei costi dei cibi normali. Perché un alimento privo di glutine fatto di grano saraceno deve costare di più rispetto ad un alimento di frumento?

Considerando che, a detta dell’Aic (Associazione Italiana Celiachia) ogni anno si stima che al 10% in più della popolazione viene diagnosticata l’intolleranza, si è pensato bene (visti i casi in continuo aumento; parliamo di 10.000 celiaci in più ogni anno http://www.celiachia.it) di speculare e crearsi una fortuna sulla malattia dell’altro.

Ma noi siamo gente che spera e ci auguriamo un futuro più pulito.

 

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