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5 settembre 2012

Deferrari: “Investire sul merito, o addio giovani”

Nell’imminenza di un nuovo anno accademico, non è comunque troppo presto per guardare ancor più in là, a quello che sarà (o si avvia ad essere) il futuro prossimo dell’università italiana.

Tra le numerose (e a dire il vero un po’ ripetitive) ricette proposte per incrementare la competitività degli atenei, l’ultima viene dal campus di Genova, ed è quella di Giacomo Deferrari in persona.

Merito, investimenti, fuga di cervelli; sono solo alcuni dei punti su cui il Rettore si è soffermato nel suo intervento sul quotidiano Repubblica, in cui espone alcune possibili contromisure alla crisi apparentemente irreversibile del sistema universitario.

C’è in ogni caso una premessa da cui è obbligatorio cominciare: gli antidoti vanno individuati a partire dalle cause. E qui l’elenco del Rettore è piuttosto lungo: “la burocrazia, l’assenza della meritocrazia, la corruzione, la spesa enorme e non produttiva dell’apparato statale e in ultimo l’incapacità della politica nel dare risposte a un necessario ammodernamento del proprio funzionamento”.

Le colpe, a giudizio di Deferrari, vanno equamente distribuite fra tutti i soggetti che hanno in mano le sorti di un sistema divenuto, col passare degli anni, sempre più complicato da gestire; gli stessi che ora hanno il dovere di provare ad invertire la rotta, “pena il fallimento di tutti”.

Fin qui tutto ok, ma da che parte si comincia? “Vi devono essere adeguati finanziamenti alla formazione superioreafferma – trasferiti secondo criteri rigidi che si basino su performance e vera autonomia, con logica “concorrenziale” tra atenei, e negli atenei, facendo emergere in questo modo le vere eccellenze”.

Il punto che a Deferrari sta più a cuore sottolineare è però quello relativo alla meritocrazia; un concetto-chimera che non potrà restare “sulla carta” in eterno, ma necessita di applicazione concreta, anche al fine di lanciare un effettivo segnale di rinnovamento. “Così facendo garantiremmo una promozione della formazione avanzata e della ricerca innovativa attraverso processi trasparenti, scelte responsabili e risultati eccellenti. Solo in questo modo daremo alle nostre Università l’opportunità di concorrere in un ambiente aperto, globale e fortemente competitivo”.

Quello che attanaglia l’università italiana sembra essere un blocco psicologico, oltre che finanziario; uno stallo che contribuisce inevitabilmente a mortificare la fiducia riposta dal paese nel sistema accademico. Al contrario, “deve crescere la consapevolezza, nell’opinione pubblica, e nella classe politica, che investire nell’Università (in Italia addirittura si tagliano gli investimenti per la formazione e per la ricerca) significa candidarsi a vincere la competizione sul capitale umano”.

D’altro canto, un segnale importante deve per forza di cose arrivare dall’università stessa, chiamata a “scrivere e realizzare un vero e proprio “Progetto Paese per la competitività e la crescita” in grado di far fare all’Italia un vero salto di qualità. Questo ci permetterà davvero di interrogarci su quale futuro hanno i giovani in Italia, altrimenti temo che dovremo domandarci se c’è futuro per i giovani nel nostro Paese”.

Una questione, quella sollevata dal Rettore, che non salta fuori per caso: mentre decresce la fiducia che le istituzioni ripongono nell’università, allo stesso modo si riducono drasticamente le opportunità e gli sbocchi a disposizione di studenti e neolaureati. La fuga all’estero è solo la più logica delle conseguenze.

Se oggi avessi 18 anni studierei bene l’inglese e dopo aver terminato il percorso formativo in Italia cercherei di costruire il mio futuro fuori dai confini nazionali”, ammette Deferrari. E ancora, “tra i Nobel vinti dagli Italiani, il 62% sono stati aggiudicati a nostri connazionali che operano all’estero”.

Che si tratti di un monito o di una semplice provocazione, poco importa; l’essenziale è cogliere il nocciolo del problema, prima di ritrovarci tutti con le valigie in mano e un biglietto di sola andata  per chissà dove.

 

fonte immagine: www.genova24.it

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