Parma: Inaugurato l’ex carcere S. Francesco restaurato

Redazione Controcampus 28 Settembre 2012

Oggi, venerdì 28 settembre, alle ore 11, si è tenuta la Cerimonia di inaugurazione dell’ultimo stralcio dei lavori di restauro e adeguamento funzionale dell’ex carcere di San Francesco, con il taglio del nastro da parte del Rettore dell’Ateneo Gino Ferretti alla presenza delle autorità cittadine.

I complessivi lavori di restauro fino ad oggi fatti dall’Università nel plesso di S. Francesco sono arrivati ad interessare circa il 40 per cento della superficie dell’ex carcere. Lo stralcio che è stato inaugurato ha interessato i locali dell’ottocentesca Palazzina “Bettoli”, le strutture della zona sud ovest del complesso confinante con la Casa della Musica, l’ex palazzina “Comando” e gli edifici che si affacciano su Piazzale San Francesco. L’intervento ha ribadito una doppia finalità: recuperare un vero e proprio monumento del patrimonio storico cittadino e riqualificare le varie zone del complesso per un loro nuovo e concreto utilizzo, riabilitandole a strutture per didattica, ricerca e uffici amministrativi.

Il restauro che l’Università sta portando avanti nell’ex complesso carcerario si è articolato in diverse fasi e per diversi plessi. L’ultimo stralcio è stato restaurato nell’ambito di una convenzione siglata nel 2004 con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha rafforzato ulteriormente l’impegno dell’Ateneo nella riqualificazione di beni demaniali dati in uso gratuito e perpetuo all’Università degli Studi di Parma per le proprie esigenze istituzionali. La convenzione ha previsto l’affidamento delle funzioni di stazione appaltante al Provveditorato alle Opere Pubbliche per l’Emilia Romagna. Il Provveditorato ha svolto dette funzioni in nome e per conto dell’Università, che ha approvato di volta in volta i progetti e si è impegnata ad aggiornare e informare il Comune di Parma sullo stato di avanzamento dei lavori.

La convenzione firmata con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha finanziato lavori per complessivi € 10.800.000,00 di cui € 4.500.000,00 per il restauro inerente l’ex S. Francesco da Paola, e € 6.300.000,00 per il parziale restauro delle ex carceri di S. Francesco del Prato; la stessa prevede una somma pari ad € 6.600.000,00 a carico del Ministero ed € 4.200.000,00 a carico del bilancio dell’Università di Parma.
Con queste disponibilità sono stati finanziati i lavori già conclusi di restauro del plesso dei Paolotti in via D’Azeglio, costati circa € 4.300.000,00, lo stralcio che verrà inaugurato venerdì prossimo per € 3.360.000,00 e un ulteriore intervento nell’ex carcere di S. Francesco, che interesserà il lato nord del chiostro confinante con la chiesa, per un importo di € 2.300.000,00, attualmente in fase di progettazione da parte del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche.
RELAZIONE TECNICA
I lavori di restauro hanno interessato gli edifici prospicienti il piazzale e l’ala sud-ovest dell’ex carcere giudiziario, cosiddetto “Luigino”, confinante con Palazzo Cusani, oggi sede della “Casa della Musica”, ma in passato sede del Tribunale civile e criminale.
CENNI STORICI

La trasformazione del complesso di S. Francesco del Prato in polo carcerario
L’importante complesso francescano dei Frati minori conventuali di Parma vide conclusa la sua originaria destinazione con l’instaurarsi del dominio napoleonico e la conseguente occupazione del Ducato Farnesiano di Parma, Piacenza e Guastalla.
Con il decreto napoleonico del 9 giugno del 1805 tale complesso conventuale venne soppresso per essere destinato dal 1810 a nucleo carcerario; da quel momento il caratteristico e antico convento, la magnifica chiesa francescana e successivamente la torre cinquecentesca subirono numerosi riadattamenti diventando locali inaccessibili, ammirati solo da pochi “eletti” e più spesso ignorati.
Notizie inerenti l’intenzione di tramutare il complesso francescano in carcere compaiono a partire dal 1809; infatti in una lettera datata 31 gennaio 1809, le maire della città di Parma comunica all’architetto del Comune di Parma la decisione di “stabilire” una “Maison centrale de détention” nell’edificio di S. Francesco.
Nella fabbrica di S. Francesco, dal 1830 in poi seguiranno anni di fervida attività costruttiva e progettuale in linea con i dettami di Maria Luigia, durante il cui governo saranno aperti tantissimi cantieri al fine di innalzare i noti monumenti e munificenze.
L’architetto del governo luigino è Nicola Bettoli; egli sarà incaricato dei principali progetti previsti in S. Francesco e per ogni altro intervento la sua interpellanza sarà ritenuta indispensabile.
L’intervento più rilevante è costituito dalla realizzazione di un nuovo fabbricato nella zona ovest del complesso conventuale, il cui progetto, redatto appunto dal Bettoli, viene presentato in data 25 aprile 1843; poco dopo segue la pubblicazione sulla Gazzetta di Parma dell’«incanto pel cottimo della costruttura d’una Casa di Custodia per gl’incolpati, gl’inquisiti, e gli accusati, da erigersi nella Città di Parma».
Tramite questo articolo si rende noto che il giorno 6 giugno 1843 «si terrà l’incanto per dar a cottimo la costruttura d’una Casa di Custodi […] da erigersi […] in luogo contiguo tanto al palazzo del Tribunale civile e criminale, quanto alla Casa di Forza».
I lavori procedettero nel rispetto delle date fissate e vennero conclusi nel 1846.
Con l’annessione di Parma al Regno d’Italia (1860), la Casa Centrale di Detenzione della città manterrà tale destinazione per conservarla sino al 1993.
Le trasformazioni recenti (1860 – 1993)
In questo lungo arco di tempo numerose sono le modifiche che vengono attuate all’interno del complesso carcerario, ma l’impossibilità di accedere agli archivi statali sugli edifici aventi caratteristiche equivalenti al complesso del convento di S. Francesco pregiudica una conoscenza cronologica accertata o accertabile relativa a interventi, rimaneggiamenti, nuove costruzioni previste e attuate nel carcere stesso.
Esiste infatti una specifica normativa che vieta (per motivi di sicurezza) la visione di materiale grafico e documentario riguardante gli istituti penitenziari, e pur essendo il complesso in questione già in disuso da parecchi anni, pochi sono i documenti raccolti e schedati.
Non si sono rinvenute notizie sugli interventi attuati nel carcere nel periodo intercorrente tra la prima guerra mondiale e la fine della seconda: per ipotesi si può presupporre che in tali anni le migliorie e le modifiche siano state veramente scarse, se non nulle.
L’avvenimento che “scrollò” in tutti i sensi il carcere di S. Francesco fu il bombardamento del 13 maggio 1944: in occasione di tale incursione venne colpita un’intera ala della Casa di Pena corrispondente al lato nord del “nuovo” cortile.
Bisognerà aspettare l’inizio degli anni ’50 per dare avvio a quel processo di ricostruzione e rinnovamento che apporterà numerose modifiche, sia a livello strutturale che istituzionale, all’interno del carcere.
Nel 1952 si realizzarono le nuove cucine: risale quindi a quest’anno la costruzione del fabbricato ad un piano con copertura a shed collocato in corrispondenza di uno dei cortili della Casa di Custodia, che oggi ospita le aule di Giurisprudenza.
Nel 1954 si realizzarono gli impianti igienici con gabinetti e acqua corrente in ogni camerata e in ogni locale per i detenuti sia della casa di pena che del carcere giudiziario (o casa circondariale), grazie a un finanziamento del Ministero dei Lavori Pubblici.
Risale al 1955 la creazione all’interno del carcere del Centro chirurgico e del centro clinico, ultimati nel novembre del 1957. Il Centro si componeva di un reparto di chirurgia attrezzato con moderni impianti e una corsia di Medicina con annessi cinque gabinetti specialistici (gabinetto di analisi cliniche e chimiche, gabinetto dentistico, gabinetto oculistico, gabinetto di otorinolaringoiatra, gabinetto di dermosifilopatica). A livello istituzionale, il primo aprile 1955, con decreto del Ministro di Grazia e Giustizia, si trasformò la casa di pena di Parma in Centro per minorati.
Inoltre nel 1956 si completò l’impianto di riscaldamento, comunque già funzionante in alcune parti dal 1955.
Si prevedeva inoltre il completo rinnovamento di tutto l’impianto radiofonico, con la creazione di un sistema centralizzato con altoparlanti in ogni cella muniti di interruttore a disposizione del detenuto che occupava la cella stessa (impianto nella realtà mai realizzato).
Nel corso degli anni ’50 si è veramente attuato quel processo di rinnovamento che si proponeva di trasformare il carcere di S. Francesco in struttura esemplare e avanzata.
Negli anni successivi a tale data, nella Casa di Reclusione e Circondariale di Parma si attuarono principalmente lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, di ristrutturazione e sistemazione di alcune parti.
Risalgono al 1979-1980 i lavori di distanziamento e sistemazione dei locali adiacenti al muro di cinta del Circondariale, in occasione dei quali vennero apportate pesanti modifiche al Padiglione d’ingresso del Bettoli: infatti si cancellò il collegamento verticale tra piano terra e primo piano di tale edificio, creando un unico accesso al primo piano, destinato a caserma degli agenti, dal vicino fabbricato avente anch’esso la medesima destinazione.
Tali lavori prevedevano inoltre la costruzione di una scala di accesso al camminamento sul muro di cinta, con relativa garitta.
Nel 1985 si attuarono i lavori di ristrutturazione e sistemazione della Sala Convegno e Reparto Mantenimento, conseguenti alla realizzazione della nuova portineria.
Nel 1986 si prevedeva la costruzione dei reparti di colloquio nella casa circondariale in sostituzione a quelli esistenti, che erano di ridotte dimensioni e sistemati in strutture provvisorie: tali locali sono ancora esistenti, a denuncia di un ulteriore intervento non portato a compimento.
Altri interventi vennero realizzati in tempi recenti; non si conoscono con certezza le date, ma si fa risalire alla fine degli anni ’80 sia l’accorpamento di alcuni uffici al lato ovest della “galleria bassa” della Casa Circondariale, sia la completa ristrutturazione del secondo piano del Circondariale, con conseguente sostituzione di tutti i serramenti e posizionamento di infissi in alluminio, inserimento in ogni cella di veri e propri bagni muniti di porta (si ricorda che ai piani sottostanti vi sono solo dei bassi muretti) e creazione di una pavimentazione uniforme per tutto il piano, in battuto di cemento.
Nel settembre del 1992 avvenne il trasferimento dei detenuti nel nuovo carcere di Via Burla.

Il ruolo dell’Università degli Studi di Parma
A seguito di una convenzione stipulata il 26 giugno 1991 tra il Ministero delle Finanze e il Ministero dell’Università, in data 11 dicembre 1993 viene sottoscritto un atto di concessione mediante il quale il Demanio dello Stato consegna all’Università di Parma il compendio di S. Francesco, in uso gratuito e perpetuo per i propri fini istituzionali.
Data l’enorme rilevanza storico-testimoniale del complesso, l’Università di Parma nomina una Commissione di Studio, costituita da docenti interni, allo scopo di individuare linee di indirizzo circa l’utilizzo dell’ex carcere.
La Commissione nel luglio del 1995 deposita una proposta che ipotizza il recupero del complesso quale sede di Dipartimenti umanistici, con aule e biblioteche, una grande sala auditorium, studi per la docenza e uffici per il personale di supporto alla didattica, foresteria per studenti e servizi annessi.
La relazione predisposta dalla Commissione evidenzia anche una stima di larga massima dei costi per tali interventi, ammontanti complessivamente a circa 100 miliardi delle allora lire, pari a oltre 50 milioni di euro attuali.
A fronte di tali entità si rende evidente e indispensabile la necessità di recuperare quante più risorse possibile al fine di affrontare l’intervento per stralci funzionali, volti al graduale recupero e al riuso di parti del complesso autonome.
Nel maggio del 2004 viene sottoscritta una Convenzione tra l’Università di Parma e il Provveditorato per le Opere Pubbliche per l’Emilia Romagna, mediante la quale si dà avvio ad una prima parte di lavori, dell’importo complessivo di 6.300.000 euro, finanziati per 3.500.000 euro dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre i rimanenti 2.800.000 euro sono a carico dell’Ateneo.
I PROGETTI

I lavori eseguiti fino alla data odierna sono il frutto di tre progetti, che sono stati predisposti dal 2006 al 2010:

1) palazzina Comando € 1.000.000 (2006)
2) palazzina Agenti e ingresso ala Bettoli € 2.800.000 (2007)
3) palazzina ingresso (facciata e coperture) € 200.000 (2010)

Le opere, appaltate e dirette sotto la supervisione dell’ing. Roberto Gambarota del Provveditorato per le Opere Pubbliche per l’Emilia Romagna, sono state affidate alle seguenti ditte:

1) Ambra – Conservazione e restauro s.r.l. – Vanzaghello (MI)
2) S.G.C. Sistemi Geocostruttivi s.r.l. Parma – Allodi costruzioni Parma – Astarte conservazione e restauro s.r.l. – Molinazzo di Mazzano (BS)
3) Consorzio Pegaso Parma – SIGEA s.r.l. Parma

Grazie a questi interventi sono stati restaurati e recuperati alle nuove destinazioni d’uso le seguenti superfici lorde:

1) palazzina Comando 1.150 mq
2) palazzina Agenti e ingresso ala Bettoli 1.750 mq
3) palazzina ingresso 1.200 mq
_____________
TOTALE 4.100 mq

 

Fonte Foto: comunicato stampa

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. 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