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6 ottobre 2012

Ci lascia Carmelo Garofalo una colonna del giornalismo nazionale

«[…] La storia d’oggi si scrive nell’attimo stesso del suo divenire. La si può fotografare, filmare, incidere sul nastro come le interviste coi pochi che controllano il mondo o ne mutano il corso. La si può diffondere subito […] la si può interpretare, discutere a caldo. Io amo il giornalismo per questo. Temo il giornalismo per questo. Quale altro mestiere ti permette di scriver la storia nell’attimo stesso del suo divenire e anche d’esserne il testimone diretto? Il giornalismo è un privilegio straordinario e terribile. Non a caso, se ne sei consapevole, ti consuma in cento complessi di inadeguatezza».

Con queste premesse, Oriana Fallaci inaugurava, nel 1974, una collezione di interviste alle figure più rappresentative del suo tempo, pubblicate sotto il titolo Intervista con la storia. Un monito che è anche un grande insegnamento per chi svolge – ha svolto o svolgerà – la professione giornalistica. Parole in seno a un senso di responsabilità nei confronti della verità e della comprensione delle strutture socio-politiche – nella fattispecie – che si rivelano preziose a chiunque senta forte l’urgenza di comunicare il fatto andando oltre gli aridi “riduzionismi” della scrittura.

Ci lascia uno tra i più autorevoli giornalisti italiani, Carmelo Garofalo. Si è spento ieri a Messina, alla “tenera” età di 94 anni, un professionista della stampa nazionale che, nel corso degli ultimi settant’anni, ha collaborato con le maggiori testate nazionali e guidato numerosi quotidiani spinto dall’incessante e inarrestabile impulso di cavare dai fatti quel «sassolino utile a comporre il mosaico» del tutto.

Nato a Catania nel 1918, si laurea in Lettere all’Università di Messina, ateneo a lui caro in cui verrà chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura Italiana. Direttore dell’Istituto Superiore di Giornalismo, all’Università di Palermo, fu Presidente Onorario dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana (sezione Sicilia) e del Centro Siciliano di Cultura e Turismo. L’elenco delle onorificenze è davvero troppo lungo per essere riportato integralmente; interessa, piuttosto, il Garofalo cronista – collaboratore della Gazzetta di Messina e delle Calabrie prima (1940-1943) e della Gazzetta del Sud e del Resto del Carlino, poi – e direttore de Il Giornale dell’Isola e dell’Eco del Sud.

Nel pieno del Fascismo, Garofalo scrisse una nota contro Benito Mussolini, in seguito alla sua visita a Messina, in cui il dittatore vantava di aver risollevato le sorti dei messinesi afflitti dalle conseguenze del disastroso terremoto del 1908. L’articolo, sebbene l’abbia posto immediatamente in una situazione piuttosto scomoda agli occhi del tiranno, suscitò la benevolenza del figlio, Vittorio Mussolini al tempo direttore di un settimanale a Roma, il quale rinvigorì ulteriormente la sua passione, incitandolo a continuare nonostante le restrizioni applicate dal regime.

Al pari di tutti i più illustri suoi corregionali, estrinsecava con passione la sua “sicilianità”. Strinse amicizia con alcune tra le figure più importanti della letteratura italiana, da Salvatore Quasimodo a Elio Vittorini. Conobbe personaggi imponenti della politica antifascista nazionale come Palmiro Togliatti.

I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15.30, presso un Duomo di Messina gremito, che vedrà raccolti familiari e colleghi, nonché membri della politica siciliana e nazionale i quali si stringeranno attorno all’uomo che della sua vita giornalistica e della sua professione ha fatto uno «strumento a servizio della verità», al di là delle mere preferenze e valutazioni politiche.

 

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