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1 ottobre 2012

Come le etichette sui cibi influenzano il nostro senso di sazietà

“Se i selvaggi morivano di fame gli uomini civilizzati muoiono d’ indigestione” affermava Lucrezio.

Lasciando perdere la critica al concetto di progresso alla quale mirava il pensatore antico tale considerazione potrebbe benissimo essere il titolo di un recente studio condotto dalla dottoressa Aradhna Krishna dell’ Università del Michigan (Usa) riguardo a come la dieta umana non rispecchi affatto il fabbisogno energetico del singolo individuo ma sia influenzata da differenti fattori economici, culturali e soprattutto dagli interessi delle varie aziende produttrici di alimenti.

La ricercatrice ha dimostrato con un semplice esperimento come l’etichetta riportata sulla confezione di un prodotto alimentare determini il nostro senso di sazietà.

A ognuno dei due gruppi di volontari gli scienziati avevano assegnato un pacco contenente la stessa quantità di biscotti. Entrambi i gruppi erano poi stati invitati a mangiare quanti biscotti desiderassero. L’ unica differenza riguardava l’ etichetta posta sui due pacchi. Sulla confezione consegnata al primo gruppo l’ etichetta riportava come il contenuto fosse quello di una porzione di quantità media, mentre quella impressa sul secondo indicava che la quantità era di una porzione abbondante. A fine esperimento i soggetti appartenenti al primo gruppo avevano mangiato più biscotti rispetto ai volontari del secondo.

La ricerca mostra come l’ etichetta influenzi il nostro senso di fame e in generale come fattori ideologici, ad esempio i canoni estetici, determinino il nostro rapporto con il cibo. Soprattutto in tempi in cui l’ interesse per l’ aspetto fisico ha un che di morboso.

Nulla di nuovo se non fosse che anche in questo caso è possibile cogliere gli interessi economici delle grandi industrie. Altre indicazioni fornite dai ricercatori aumentano questo sospetto: le persone che mangiano un alimento la cui etichetta indica una piccola porzione pensano di aver mangiato poco; negli ultimi sessanta anni il concetto di porzione grande è aumentato ben 6 volte.

Obbligare le industrie ad essere almeno tra loro coerenti su quale sia, ad esempio, una porzione media a parità di prodotto sarebbe un buon inizio verso una certa assunzione di responsabilità verso il consumatore.

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