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11 ottobre 2012

Decreto semplificazioni. Sicuri di essere al sicuro?

Nuove modifiche riguardanti la sicurezza sul lavoro tornano a far discutere. Si tratta di un pacchetto semplificazioni elaborato dal governo e in attesa di approvazione da parte del consiglio dei ministri, volte all’ agevolazione delle attività d’ impresa. Ancora una volta i lavoratori si trovano a dover fare i conti con misure restrittive di norme in loro favore, ancora una volta sono loro a non essere agevolati.

I provvedimenti riguardano in particolar modo le prestazioni lavorative di breve durata, infatti non si garantirà più un’ adeguata formazione e informazione dei lavoratori su ciò che riguarda la sorveglianza sanitaria, per chi non dovrà essere presente in azienda più di 50 giorni lavorativi in un anno. Ancora, un’ agevolazione circa le norme, i parametri e i tempi di controllo delle le attrezzature da lavoro.

È questo un provvedimento che consente modelli semplificati per l’attuazione del piano operativo di ricerca e la denuncia di infortunio, che può avvenire per via telematica garantendo anche la funzione di denuncia alle varie autorità nel caso di incidenti mortali. Ma la novità senza dubbio più eclatante è costituita dalla possibilità data alle aziende che operano in settori così chiamati a “basso rischio infortunistico”. Cosa si vuole intendere per un settore a basso rischio? Con tale aggettivo, si declina quella piccola media impresa (che conta fino a 10 addetti) che potrà ora avvalersi di un modello ad hoc per la valutazione del pericolo. Un alleggerimento dunque, dell’ onere di documentazione per chi (ma ne siamo proprio sicuri?) non dovrebbe “rischiare” molto sotto il punto di vista sanitario.

La penna di Controcampus intervista Cristina, studentessa alla facoltà di sociologia presso la Sapienza. Cristina è figlia di una morte bianca. Il destino l’ha voluta orfana di padre a soli diciannove anni a causa di mancate predisposizioni di sicurezza sul cantiere dove egli lavorava.

D: Cristina tu sei figlia di una morte bianca…

R: Si sono la figlia di un muratore che un malaugurato giorno uscì di casa per compiere il suo lavoro e non tornò più. E questo a causa delle scarse (per meglio dire inesistenti) norme di sicurezza messe in atto nel cantiere dove mio padre stava lavorando.

D: Come ha cambiato questo evento la tua vita di ragazza?

R: Questo avvenimento ha cambiato la mia vita sotto molti aspetti. Ha maturato in me un forte spirito di attaccamento alla famiglia e mi ha aperto gli occhi improvvisamente facendomi guardare “da adulta” la vita e il mondo che mi circonda. E, anche se sembra assurdo dirlo, mi ha resa una persona più coraggiosa e matura proprio perché mio padre mi ha lasciato in eredità un forte senso del dovere.

D: E come ha cambiato invece, la tua vita universitaria?

R: l’ha cambiata positivamente. Alla morte di mio padre, avevo sostenuto un solo esame, ma con un grande risultato. Ricordo ancora quando gli comunicai, al ritorno dall’ università che avevo preso un bel 30. Quel guizzo di orgoglio nei suoi occhi non lo posso dimenticare. Ecco perché, senza timore ho affrontato un altro esame a soli quindici giorni dalla sua scomparsa. Volevo renderlo di nuovo orgoglioso di me e sapevo che, in qualche modo,da qualche parte, lui lo sarebbe stato.

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