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1 ottobre 2012

In memoria di Shahbaz Bhatti

SHAHBAZ BHATTI E LA LIBERTÀ RELIGIOSA IN PAKISTAN

Martedì 2 ottobre nell’aula Morgagni del Policlinico Universitario di Padova un incontro per ricordare il ministro pakistano che ha pagato con la vita la sua difesa della libertà di fede per tutti. Lo ricorderà suo fratello Paul, laureato nell’Università di Padova, che lo ha sostituito nell’incarico

Per la sua morte il presidente Napolitano si disse «profondamente scioccato e sgomento». Il papa Benedetto XVI parlò di «commovente sacrificio della vita» destinato a «svegliare nelle coscienze il coraggio e l’impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini». Fece il giro del mondo la mattina del 2 marzo 2011 la notizia dell’assassinio di Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze religiose. Un uomo ben consapevole dei rischi che correva, e che di se stesso diceva: «Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo». Un uomo di pace che l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova vuole ricordare con un incontro pubblico

martedì 2 ottobre, alle ore 17.30

aula Morgagni del Policlinico universitario di Padova

via Giustiniani, 2 – Padova

SHAHBAZ BHATTI e la libertà religiosa in Pakistan

Introduce:

Andrea PIN docente di Diritto pubblico comparato – Università di Padova

Relatore:

Paul BHATTI ministro dell’Armonia nazionale del Pakistan

La conferenza verrà trasmessa in diretta e poi in video on-demand dal sito internet IlSussidiario.net.

Paul Bhatti, fratello maggiore di Shahbaz ha raccolto la sua eredità spirituale, ma anche la carica politica all’interno del governo pakistano. Una presenza particolarmente significativa, quella dell’attuale ministro, anche perché proprio nell’Università di Padova ha compiuto i suoi studi di Medicina. Di recente ha dichiarato: «Mio fratello ha lasciato un grande vuoto che sto cercando di riempire. Il popolo avverte la sensazione che manca un leader, una persona in grado di proteggerlo. Con lui le minoranze sapevano che, in caso di discriminazioni e ingiustizie, era pronto a tutelarle muovendosi sia a livello nazionale che internazionale. Era una grande presenza, un sostegno forte. Con la sua morte la comunità si è sentita abbandonata, priva di una guida. Abbiamo cercato di raccogliere il testimone di Shahbaz e continuarne la missione. Personalmente, lo faccio volentieri: all’inizio ero poco convinto e molto preoccupato. Adesso le preoccupazioni si affievoliscono e cresce la consapevolezza dell’importanza di questa vocazione».

Figlio di missionari cristiani provenienti da Khushpur, Shahbaz Bhatti nacque a Lahore nel 1968. Nel 1985 fondò il movimento All Pakistan Minorities Alliance (Apma) di cui divenne presidente. Fu anche capo del Christian Liberation Front, costituito nel 1998. Laureato in legge, dal 2002 faceva parte del Pakistan People’s Party (Partito Popolare Pakistano) e ottenne un posto nel governo pakistano uscito vincitore dalle elezioni del 2003, ma fu rimosso dall’incarico nel novembre dello stesso anno. Nel 2008 sotto il presidente Asif Ali Zardari, fu nominato ministro per le minoranze; era l’unico cattolico presente nel governo.

All’epoca disse che accettava l’incarico per il bene degli emarginati del Pakistan e che aveva dedicato la propria vita alla lotta per l’uguaglianza umana, la giustizia sociale, la libertà religiosa e per elevare e dare potere alle comunità delle minoranze religiose. Aggiunse che avrebbe voluto inviare un messaggio di speranza alle persone che vivono una vita di illusione e disperazione, e dichiarò anche il suo impegno a riformare la legge sulla blasfemia. Nei mesi passati come ministro, prese misure a sostegno delle minoranze religiose, tra cui una campagna per promuovere il dialogo interreligioso, la proposta di una legislazione per vietare discorsi di incitamento all’odio e proponendo di assegnare seggi in parlamento per le minoranze religiose.

Nel 2009 iniziarono a giungergli minacce di morte, dopo la sua difesa dei cristiani pachistani, che avevano subito attacchi e violenze in diverse regioni del Paese. Le minacce aumentarono in seguito alla sua difesa della cristiana Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia. La mattina del 2 marzo 2011, lasciata la casa della madre per recarsi al lavoro, il veicolo su cui viaggiava (privo di scorta) fu attaccato da un gruppo di uomini armati, che aprì il fuoco sul ministro, ferendolo gravemente. L’autista riuscì a salvarsi, Bhatti morì nel trasferimento in ospedale. Secondo alcune fonti, Bhatti, consapevole dei rischi che correva, aveva chiesto al governo una scorta, che non gli era mai stata data. L’omicidio fu rivendicato dal gruppo “Tehrik-i-Taliban- Punjab”. Meno di due mesi prima (il 4 gennaio), anche il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, era stato ucciso per la sua presa di posizione contro la legge sulla blasfemia.

Andrea Pin è dottore di Ricerca in Diritto Pubblico, attualmente ricercatore in Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Padova. Si occupa soprattutto del costituzionalismo in Medio Oriente, di laicità dello Stato e di libertà religiosa.

Paul Bhatti, medico chirurgo, si è laureato all’Università di Padova ed ha esercitato sia in Italia che in Pakistan. Dall’aprile 2011 è Consigliere del Primo Ministro per le minoranze religiose e poi Ministro per l’Armonia nazionale del Pakistan, carica che ha accettato a seguito dell’assassinio del fratello Shahbaz, Ministro per le minoranze del Pakistan, fervente cattolico, impegnato per la diffusione di una cultura di convivenza e di pace tra le minoranze religiose del Paese.

 

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