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4 ottobre 2012

L’amicizia che fa bene

Qualche mattina fa mi è capitato di parlare via Skype con una cara collega, amica e poetessa romana, in merito ad alcune considerazioni che in questi giorni stavo facendo circa il senso dell’amicizia.

Non è certo un argomento nuovo per la storia dell’umana vicenda esistenziale, anche se continua a rimanere una questione ancora aperta all’interesse di tutti noi, perché, nolenti o volenti, ci ritroviamo assai spesso a dover fare i conti con l’amicizia. E questi conti si riferiscono sostanzialmente alle nostre considerazioni relative ad essa, oppure a quello che gli stessi amici che abbiamo dicono rispetto all’attaccamento che essi provano per noi.

Insomma, l’amicizia è una forma psicologica di attaccamento, con una vera e propria casistica, nella quale coesistono molti aspetti della nostra individualità ed altri che andiamo scoprendo man mano che cresce un’amicizia di vecchia data, oppure ne nasce una nuova.

Non voglio scrivere qui cosa sia l’amicizia, perché nella storia letteraria mondiale vi sono autori, poeti e scrittori, che lo hanno mirabilmente già fatto, mentre voglio riferirmi ad uno degli aspetti concreti dell’amicizia stessa: il concetto di aiuto.

Una relazione di aiuto è una amicizia.

Possiamo definire questo importantissima relazione affettiva sulla base di questo termine? Cosa significa realmente essere in grado di aiutare una persona?

Chiariamo subito, ovviamente dal mio punto di vista e secondo un’ottica anche antropologica, che l’amicizia prevede la presenza della relazione d’aiuto, con caratteristiche precise che non sconfinano in altri tipi di relazione biunivoca. Un maschio oppure una femmina umani possono stabilire verso persone dello stesso genere ottime relazioni amicali, mentre le cose si complicano, ed è ovvio che si complichino, quando si stabilisce una relazione di amicizia fra persone di genere diverso. In questo ultimo caso, la dimensione biologicamente determinata del piacere sessuale interviene ostacolando, nell’uno o nell’altra persona, oppure in entrambe, la relazione amicale.

In questi casi le scelte sono inevitabilmente due: la cessazione della relazione amicale e la sua trasformazione in innamoramento, oppure la separazione definitiva dei due. È questo il caso in cui uno solo degli amici desidera rimanere amico, mentre l’altro desidera la trasformazione del rapporto amicale in amore. Non vi sono alternative che permettano ai due soluzioni diverse, proprio perché l’avvicinamento di  opposti fra loro tende sempre al fraintendimento, a meno che non vi siano preferenze omosessuali. In questo caso ulteriore, problematiche identiche a quelle eterosessuali possono verificarsi fra amici ed amiche dello stesso genere.

Siamo partiti definendo l’amicizia come una particolare relazione d’aiuto, una specie di società di mutuo soccorso senza coinvolgimento sessuale, ma con una forza ed energia che spesso supera quella del coinvolgimento sessuale. L’amicizia diventa così il luogo dove due (persone) o più persone si aiutano, come alleati per la pelle, nella vita, senza la creazione di dipendenze psicologiche. Quando invece questo non accade in questi termini, l’amicizia è una sorta di servitù reciproca, ed è quasi sempre destinata a durare nel tempo assai poco.

Ma cosa significa allora, essere in grado di aiutare una persona?

Significa scoprire, durante la relazione amicale, in quale modo è possibile favorire la piena libertà evolutiva dell’amico, oppure dell’amica. Significa essere uno il bastone di sostegno per l’altro e viceversa, affinché la sola presenza in vita dell’amico sia la garanzia per le proprie debolezze e un motivo per le proprie vittorie. Un amico, secondo questa prospettiva, non salverà dunque mai l’altra persona dai propri errori, ma dovrà sempre mirare a favorire la consapevolezza che ogni azione comporta inevitabilmente alcune conseguenze, di cui si è sempre responsabili.

Non si tratta dunque di un’amicizia adolescenziale quella a cui sto facendo riferimento, ma è un’amicizia adulta, netta, precisa e, per certi versi persino “dura”, ma, secondo me, l’unica che si possa veramente definire come un “tesoro”.

Alessandro Bertirotti

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