Efficacia comunicativa della lingua italiana secondo il prof Vallauri

Redazione Controcampus 21 Ottobre 2012

L'efficacia comunicativa della lingua italiana: dal processo di alfabetizzazione, scolarizzazione obbligatoria, democratizzazione culturale, all'accessibilità universitaria.

Tutti i fattori chiave che hanno negli anni chiaramente innalzato il livello culturale in Italia.

Oggi è naturale frequentare la scuola dell’obbligo, proseguire gli studi, leggere per puro piacere, dilettarsi con la scrittura, iscriversi alle più disparate facoltà universitarie.

Possiamo definire conclusi, dunque, i tempi in cui il dialetto costituiva la modalità di comunicazione per eccellenza e dominava incontrastato in ogni dove d’Italia, mentre la lingua italiana “vera” rappresentava ancora un “privilegio” riservato a pochi eletti.

Oggi tutti gli italiani sono chiaramente in grado di parlare e scrivere correntemente (o quasi) in lingua italiana e senza neanche grosse difficoltà.

L’efficacia comunicativa della lingua italiana e fondamentale e quindi, é diventata per tutti, ma, soprattutto “appartiene a tutti”. Ma quanti, invece, sono in grado o possono dirsi in grado di parlare un italiano “perfetto” o ”semi” e di qualità elevata? Quanti autoctoni riescono attualmente ad usare la nostra lingua camaleonticamente, adattandola ai vari interlocutori e assegnandogli di volta in volta un graduale livello formalità e declinandola in base alle “richieste” del contesto? Siamo tutti in grado di comunicare con l’altro in maniera efficace? Siamo capaci col nostro linguaggio di persuadere, affascinare, intrigare? Siamo sicuri di utilizzare opportunamente le parole che “scegliamo” per il nostro parlare quotidiano?

L’efficacia comunicativa della lingua italiana e un fatto e la lingua italiana é sicuramente una delle lingue più complesse del ceppo linguistico neolatino e, a parere di chi scrive, forse è proprio questa sua complessità a renderla unica e straordinariamente affascinante. I nostri vocabolari sempre più ricchi, infatti, ci raccontato di una lingua che non lascia nulla al caso. Ogni aspetto, ogni cosa, ogni momento della vita di chi parla l’italiano può dirsi “identificato” attraverso un termine preciso e sempre appropriato. Ma quanti sono in grado, però, di far propria questa ricchezza terminologica? Quanto si riesce effettivamente a variegate il proprio parlare di ogni giorno?

Efficacia comunicativa della lingua italiana secondo il professore Vallauri

A queste domande il nostro magazine ha provato a dare risposta attraverso l’aiuto di un grande esperto della lingua italiana. Controcampus ha incontrato, infatti, l’emerito professore Edoardo Lombardi Vallauri, docente di Linguistica presso l’università di Roma Tre e autore del libro “Parlare l’italiano. Come usare meglio la nostra lingua” (Il Mulino, 2012).

  • Parlare l’italiano, o meglio saper usare opportunamente la lingua italiana rappresenta oggi, a quanto pare, un’abilità che appartiene ancora a pochi. Lei che uno studioso della nostra lingua, a cosa riconduce questa scarsa qualità nello scrivere e nel parlare degli italiani? Quali responsabilità del sistema educativo/scolastico?

Appartiene a pochi nella sua forma più compiuta, flessibile, elegante ed efficace. In forme meno perfette, tutti parlano e quasi tutti scrivono, con un progresso verticale rispetto a pochi decenni orsono, quando la comprensione e l’uso dell’italiano – tanto più scritto – non si estendevano neanche a tutto il corpo sociale. Sono note le cause di questo imponente miglioramento, dalla scuola alla televisione nazionale e in ultimo a internet. In particolare la scuola ha meriti immensi. Non ci inganni il fatto che oggi si sente più spesso di prima usare male l’italiano: è perché un tempo lo usavano pubblicamente pochi “eletti”, mentre oggi lo possono usare pubblicamente tutti. Ma proprio questa ormai vasta diffusione della lingua a livelli accettabili ci propone una possibilità nuova: portare tutti a un livello superiore; di vera, pienamente utile, rallegrante padronanza. E anche su questo la scuola può dare un contributo determinante. A condizione che i prossimi governi non portino a termine ciò che hanno iniziato i precedenti, cioè il progetto di distruggerla.

  • Università e efficacia comunicativa della lingua italiana. Docenti da più parti d’Italia lamentano un’incapacità, per un importante numero di studenti, di sostenere un esame mantenendo un livello medio alto d’italiano nel conferire durante gli esami. La situazione peggiora nel caso in cui gli studenti si trovino a dover svolgere test ed esami scritti. C’è un modo secondo lei per recuperare concretamente in quegli anni un corretto uso della lingua, c’è tempo effettivo durante i cinque anni accademici per dedicarsi “anche” al miglioramento del proprio italiano?

Certo, l’accesso di massa all’istruzione superiore vi porta anche coloro che non sono ancora completamente “pronti”. Ma è sempre meglio di quando lo stesso tipo di persone (concretamente, i loro genitori, e prima i loro nonni) non ci arrivavano proprio, all’istruzione superiore. Allargando la base, è più difficile mantenere la stessa altezza. Personalmente non credo che l’università debba occuparsi di colmare questo ritardo, quando c’è. L’università deve già insegnare le materie di cui si compone il sapere che viene riconosciuto indispensabile nei vari campi. Chi non ha pratica sufficiente dell’italiano, e in particolare dell’italiano scritto, dovrebbe – e potrebbe – praticarlo di più dove esso esiste nella sua forma migliore: la buona letteratura. Leggere molti libri scritti molto bene dota chiunque di un buon italiano. Anni fa un’indagine voluta da Tullio de Mauro come Ministro della Pubblica Istruzione rivelò che negli italiani il soddisfacente controllo della lingua non correlava né con l’età, né con il censo, né con la provenienza regionale, né con il titolo di studio. L’unico parametro che si trovò in correlazione statistica significativa con la padronanza della lingua era… il numero di libri presente in casa.

  • La presenza sempre più consistente di stranieri in Italia potrebbe ancor di più assottigliare lo “spessore” e la qualità della nostra lingua oppure ritiene che, al contrario, possano verificarsi anche dei condizionamenti positivi?

La presenza di stranieri non può in alcun modo danneggiare l’italiano, a meno che l’arricchimento di parole di origine straniera possa essere considerato un danno per la lingua; ma questa concezione “purista” è ben difficile da sostenere. In ogni caso, l’italiano contiene già molte migliaia di parole di uso comunissimo che hanno origine francese, inglese, tedesca, spagnola, russa, araba, e virtualmente di ogni altra lingua un po’ importante sulla scena mondiale. Da approccio a bistecca, da gasolio a seduttivo, da burro a civiltà, da miccia a ottimista: che danno ci arrecano queste utilissime e rispettabili parole? E forse che film, sport o computer, la cui provenienza straniera è più visibile perché le abbiamo importate in un secolo in cui la familiarità con le lingue straniere ci ha resi capaci di non italianizzarle troppo, ci danneggiano di più? Suvvia. Peraltro, ciò che conduce a importare parole straniere è molto più il prestigio di una civiltà che la presenza di cittadini stranieri sul territorio. Gli immigrati in Italia sono una fonte molto debole di contaminazione linguistica. Certo, non tutti fra loro arrivano rapidamente a parlare un buon italiano;e certo potebbero ricevere un aiuto maggiore; ma questo non influisce sul modo in cui parlano l’italiano quelli che l’hanno come lingua materna.

  • Internet: l’informazione “mordi e fuggi”, il luogo dove ognuno può scrivere e raccontare di qualunque cosa e in qualsiasi modo, quasi sempre “per frammenti”. Troppo spesso ci si imbatte, navigando on line, in vere e proprie perdite di senso della lingua italiana dove contenuti, fatti, notizie sono raccontati attraverso linguaggi “di getto”, a volte “banali”, attraverso espressioni sgrammaticate e priva di forme in perfetto stile italiano. Quali ulteriori effetti benefici e/o malefici si potrebbero verificare nei prossimi anni?

Come abbiamo detto prima, la possibilità di parlare e scrivere estesa a tutti porta in pubblico forme imperfette di espressione; ma è sempre un progresso rispetto a quando a esprimersi erano solo i super-preparati e super-autorizzati, cioè pochissimi, mentre quasi tutti gli altri non ne erano capaci e non avevano la possibilità di farlo. Un rischio però c’è: che l’imperfezione, se portata alla pubblica ribalta, faccia da modello (negativo) e venga imitata su larga scala. A questo proposito devo dire che oggi la televisione è molto peggiore di Internet, dove le persone hanno pur sempre un ruolo in parte attivo e quindi critico (anche sulla forma, non solo sul contenuto). La stupidità dei contenuti e la banalità espressiva stanno di casa in televisione più che in qualsiasi altro luogo. E la televisione ha più di ogni altra cosa il potere di rendere le persone passive imitatrici di modelli molto fiacchi; anche – benché non solo – sul piano linguistico. Far tacere la pochezza dei “bravi presentatori” sarebbe uno dei passi importanti sulla strada della civiltà.

  • Il mondo della comunicazione virtuale via chat o degli sms tra giovani oggi è sempre più denso di abbreviazioni quasi incomprensibili, acronimi italiani e inglesi e parole a cui si associano significati sempre più inediti. Nel suo libro più volte sottolinea l’adeguamento della nostra lingua alle consuetudini del parlare quotidiano. Siamo prossimi ad accogliere anche in altri ambiti parole come LOL, ASAP, IMO, DGT, XO’, CMQ, C6?, DGT, CPT, XDN… ?

Non bisogna confondere efficacia comunicativa della lingua italiana con l’ortografia. Gli esempi che mi cita sono certamente di attualità, ma riguardano il modo abbreviato con cui vengono scritte alcune parole o espressioni (per la verità, ben poche). Chi negli sms scrive xò continua a dire però, e non si sogna di dire “icsò”, e chi scrive cmq non si sogna di dire “ciemmecù”. In alcuni casi (ancora meno numerosi, e spesso scherzosi) queste abbreviazioni, e soprattutto sigle, originate dal vantaggio che procurano in contesti di scrittura rapida, vengono adoperate anche nel parlato e diventano parole a pieno titolo. E allora? Che problema c’è? È sempre successo che gli acronimi (le sigle) e le parole abbreviate venissero adoperati per sveltire la comunicazione. Vorremmo forse imporre a tutti di dire sempre“Imposta sul Valore Aggiunto” invece di iva? Oppure cantante autore e elicottero porto invece di cantautore ed eliporto? La verità non è che le nuove abbreviazioni e sigle “targate” telefonino o computer peggiorino l’italiano. Né che siano “incomprensibili” per tutti; ma solo per chi non sta dietro al fluire della storia. La verità è che chi ha altri motivi per diffidare dei moderni mezzi di comunicazione è alla ricerca di pretesti per dirne male; e allora si inventa che bisogna mettere in guardia contro i danni che potrebbero fare alla efficacia comunicativa della lingua italiana. È solo l’ennesima incarnazione del moralismo, cioè dell’atteggiamento di chi dice: se io questa cosa non la so o non la posso fare, voglio che non la faccia nessuno.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto