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25 ottobre 2012

Perché il Circo è magia

Gli occhi di un bambino riescono a vedere e intuire cose che tutti gli altri ignorano o non sono in grado di vedere.

Non hanno filtri che catalizzano il loro punto di vista.

Al massimo sono molto orientati dal vedere le cose in maniera colorata e giocosa, a dare risalto a quelle sfere emozionali verso cui troppo spesso siamo tutti quanti ciechi.

Non conoscono il bene o il male e analizzano tutto secondo un punto di vista che li porta oltre quel che hanno davanti, arrivando talvolta a vedere quello c’è dietro.

Diverso è quando si diventa adulti. Tutto diviene più sfocato e più grigio. I colori sbiadiscono, il senso dello stupore fa capolino solo di tanto in tanto, da dietro quella barriera di razionalità che ci si costruisce quando si diventa “grandi” e si finisce, a lungo andare, per perdersi tante meraviglie del mondo che ci circonda: meraviglie che spesso abbiamo sotto gli occhi senza rendercene conto.

Di filtri se ne costruiscono fin troppi e si percorre, a passi larghi, la strada della cecità più bieca e tremendamente autolesionista per il semplice fatto di essersela autoinflitta. A questo proposito trovo che il Circo sia la medicina più efficace contro la sindrome da “Ebenezer Scrooge” e renda, tutti noi, dei Peter Pan un po’ cresciuti ma vogliosi di tornare a vedere e sentire colori e sapori che solo un bambino può apprezzare.

Una delle più importanti manifestazioni a carattere circense è il Festival Internazionale del Circo – Città di Latina.

Questo importante evento è organizzato da una delle famiglie circensi italiane più antiche, la famiglia Montico, che tramite la sua associazione culturale porta avanti da quattordici anni il progetto iniziato da Giulio Montico, del quale l’associazione porta il nome.

La storia dei Montico come famiglia circense attraversa tutto il 900 ma nel 1964 un incendio pone fine alla gloriosa attività di famiglia. Poi nel 1999 la clamorosa svolta: Giulio Montico non riesce a dimenticare le sue origini e decide di far nascere il primo Festival del Circo in Italia che, col tempo, acquisterà carattere internazionale divenendo una delle più importanti manifestazioni di settore.

Dal 1999 ad oggi sono quattordici le edizioni che hanno inanellato un successo dietro l’altro e creato un evento imperdibile che si avvia sempre più a diventare un’assoluta istituzione nel mondo del Circo. La quattordicesima edizione è appena terminata e a questo proposito voglio dare un mio personalissimo contributo raccontando il mio vissuto come uno dei tanti ingranaggi che si nascondono dietro quella bella insegna e che la fanno muovere senza sosta.

La mia esperienza nel Circo è iniziata per caso.

Lessi che cercavano tirocinanti per la 14esima edizione (18-22 Ottobre) del Festival Internazionale del Circo – Città di Latina e così mi candidai. “D’altronde non può che essere interessante fare il proprio mestiere in un luogo così fuori dagli schemi” mi dissi. Allora ancora non lo sapevo ma non potevo avere più ragione.

In questo modo divenni il tirocinante addetto stampa (e non solo) del Festival. Inizialmente lavoravo in un ufficio esterno e la cosa mi sembrava decisamente ordinaria ma, come si suol dire, il meglio doveva ancora arrivare.

E fu così che arrivò il 13 Ottobre, piena fase pre Festival dove ci si trasferisce nel tendone, e già il tram tram era alle stelle. Nei giorni pre Festival mi incominciai ad ambientare e abituare ai ritmi di una grande produzione e a lavorare in sincronia con un gran numero di persone. E’ incredibile come la grande mole di lavoro, i ritmi molto sostenuti e le esigenze di ogni tipo che ti si pongono davanti ti portino a fare mille lavori e specializzarti in “tuttologia”.

Poi la ciliegina sulla torta: l’inizio del Festival. Lavorare sotto lo stesso tendone con persone di ogni tipo, professione e nazionalità è un’esperienza mistica. Devi tirar fuori tutte le tue migliori qualità per riuscire a conciliare lingue e teste di 5 continenti diversi, e questo lo sa bene lo staff del Festival, la cui bravura e professionalità merita solo un inchino di sincera ammirazione.

Il clima e le situazioni che ho vissuto lì dentro sono un qualcosa di così unico e potente da generare un cataclisma di emozioni, pensieri, azioni, stati d’animo che, spalmati in giornate senza orari, mi hanno davvero portato in un altro mondo, un universo parallelo che dall’esterno non si vede ma quando ci si entra è un tornado che non lascia via di scampo.

E vai avanti, giorno dopo giorno, sempre e comunque, nel bene e nel male, nonostante tutto. È surreale entrare e uscire da un tendone e avere la sensazione di passare da una dimensione ad un’altra, in pieno stile Stargate. E poi gli artisti. Già avere a che a fare con culture e lingue diverse è un’esperienza che ti segna ma incontrare e conoscere persone così singolari, diverse e spesso uniche è a dir poco straordinario.

È come avere davanti a te un mappamondo e trovarti contemporaneamente ai quattro angoli del globo. In aggiunta questi speciali personaggi hanno doti e caratteri che non si vedono tutti i giorni. Il linguaggio del corpo e quello visivo la fanno da padroni quando tutto questo universo si concretizza in quello per cui tutti sono li: lo spettacolo.

E tra luci colorate, atmosfere soffuse e performance al limite dell’umano spegni per un attimo il cervello, ti isoli da quello che ti sta intorno, osservi tutto come fosse a rallentatore e allora, più che in qualunque altro momento, realizzi che forse ne è valsa davvero la pensa.

Terminato il Festival è strano tornare alla vita di tutti i giorni.

Consapevole del vissuto che ti porti sulle spalle, fai un saluto, ti volti e ti allontani, lasciando spazio ai ricordi e così, immerso in un vortice di sensazioni contrastanti e ancora confuso circa quello che ti è realmente successo, segni un giorno in meno dall’inizio dell’edizione successiva.

 

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