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21 ottobre 2012

Scoperte Piramidi in Antartide

Circa due anni fa, il Vinson Team, un’equipe di esploratori americani ed europei impegnata in una spedizione in Antartide, dichiarò di aver scoperto tre strutture a forma piramidale ricoperte di ghiaccio. Stando alle notizie riportate da alcuni network stranieri, i ricercatori sarebbero riusciti ad individuare e fotografare le presunte piramidi senza grandi difficoltà; perché visibili ad occhio nudo. Due di esse si troverebbero a circa 10 chilometri dalla costa, mentre la terza sarebbe situata in prossimità del mare. Sebbene siano trascorsi due anni dalla divulgazione della scoperta e dalla pubblicazione delle foto, i ricercatori, oberati dalle intricate condizioni climatiche, non sarebbero ancora riusciti ad effettuare le analisi scientifiche necessarie per stabilire se le strutture siano o meno artificiali.

Il condizionale è d’obbligo perché, a quanto pare, il Vinson Team e i ricercatori inviati in loco per eseguire le indagini scientifiche, avrebbero adottato una strategia comunicativa dai toni a dir poco pacati. Finora, l’equipe non ha ritenuto opportuno rilasciare molte informazioni. Tuttavia, le immagini diffuse via internet hanno fatto in breve tempo il giro del mondo, destando stupore ed incuriosendo moltissimi internauti. Al di là del riserbo e dell’opinabile veridicità delle foto, bisogna dire che le presunte piramidi del Polo Sud rappresentano motivo di stupore non soltanto per i soliti amanti del complotto post-orwelliano, bensì anche per molti seguaci del verbo dantesco. Infatti, se i primi sostengono possa esservi una sorta di legame con Atlantide e, perché no, con le piramidi egizie, i secondi, invece, amanti dei libri oltre che delle sole civiltà antiche, ritengono sia verosimile interpretare la scoperta in chiave esoterica, lasciando assurgere l’Antartide al rango di Imperitura, Terra Sacra, sede del Grande Respiro. I primi, superficiali lettori di blog pan-ufologici, sostengono apertamente le proprie tesi. I secondi, consapevoli divoratori di libri antichi e sacri, invece, sanno che certe cose non dovrebbero mai essere divulgate, soprattutto dandole per certe, e pertanto mantengono uno stretto riserbo. Del resto, per dimostrare qualcosa servono le prove. E finora di prove, non ve ne sono a sufficienza. Quindi, tanto vale aprire una breve parentesi.

 

L’Antartide secondo Dante e la Blavatsky

Alcune correnti di pensiero, infatti, sostengono da qualche tempo l’esistenza di un legame esoterico tra Divina Commedia ed Antartide. Il mito di Fetonte, citato a chiare lettere nel Traforo del Frejus (Torino), in realtà non sarebbe altro che una rievocazione storica di fatti realmente accaduti migliaia di anni or sono, nelle antichissime terre del continente antartico, sede dell’Eden biblico. Secondo i sostenitori di questa teoria, l’Eden, il paradiso biblico, quel luogo che Dante descrive esser caratterizzato dalla presenza nel cielo di quattro stelle luminose, sarebbe l’Antartide, la terra in cui dimorò la prima gente e sul cui suolo si schiantò Lucifero, l’angelo ribelle portatore di conoscenza e “gravità”. A render non del tutto fantasiosa questa teoria, sarebbe un dato astronomico: le quattro stelle citate nella Divina Commedia, infatti, potrebbero simboleggiare la Croce del Sud, una costellazione osservabile, come afferma anche H.P. Blavatsky, soltanto dal continente antartico “culla del primo uomo e dimora dell’ultimo divino mortale”.  

Al di là dell’accentuata enfasi emotiva suscitata dagli scritti dell’Alighieri e della Blavatsky, è opportuno citare qualche altro dato scientifico che possa offrire al lettore un’idea generica  delle caratteristiche australi. Ufficialmente, l’Antartide è stato scoperto soltanto nel 1820. La teoria avallata dai sostenitori del credo dantesco, dunque, incontra un ostacolo temporale di non poco conto. E’ illogico ipotizzare che Dante fosse a conoscenza del Polo Sud, prima che la scienza ufficiale divulgasse la notizia della sua esistenza. Le prime installazioni scientifiche sul suolo antartico, tra l’altro, risalgono al 1950. Ne consegue che nelle epoche anteriori, nessun essere umano abbia mai potuto esplorare le risorse naturali e paesaggistiche del polo sud. Pertanto, risulta a dir poco inverosimile l’ipotesi secondo cui Dante avrebbe visitato la Terra Sacra nel lontano 1321. Al di là di questa paradossale vicenda, è necessario fornire qualche altro dato relativo all’emisfero australe. La scienza ufficiale, in un recente studio, ha ritenuto verosimile ipotizzare che circa 53 milioni di anni fa in Antartide vi fossero condizioni climatiche temperate. Poi, in seguito all’inversione dei poli magnetici terrestri, il polo sud si sarebbe raffreddato fino ad assumere le odierne connotazioni geografiche. Tutto ciò, lascia ampio spazio a quelle teorie che vorrebbero retrodatare la storia dell’uomo ed invitare a credere nell’esistenza di ancestrali civiltà perdute. Legittima ambizione, non c’è che dire. Per un cattolico, in realtà, credere nell’esistenza dell’Eden terrestre, non dovrebbe rappresentare nulla d’illogico. Ma per ora, queste sono soltanto supposizioni. La scienza ufficiale non ritiene sia plausibile avallare l’ipotesi di una retrodatazione storica, perché non esistono né gli indizi né le prove tali da sovvertire l’ordine precostituito degli eventi finora registrati come certi.

L’Intervista

Ad ogni modo, per quanto ufficiose e paradossali, le immagini catturate e divulgate dal Vinson Team, alimentano molteplici dubbi, quesiti e perplessità. Pertanto, al fin di sciogliere i nodi della questione antartica, Controcampus ha deciso di intervistare il Prof. Enrico Giannichedda, docente di archeologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed autore di numerose ed interessanti monografie.

Professor Giannichedda, potrebbe parlarci delle datazioni radiocarboniche? In che modo un archeologo riesce a datare un fossile con il carbonio 14?

In estrema sintesi: ogni essere vivente assume dall’atmosfera, o dai nutrienti, particelle di carbonio. Una parte di queste è costituita dall’isotopo radioattivo C14 in una proporzione Carbonio / C14 che è data come costante. Alla morte dell’individuo l’isotopo radioattivo decade, ovvero si dimezza in un periodo di tempo noto. Misurando quanto C14 si trova in resti organici (ossa, carboni eccetera) si può valutare il tempo trascorso dalla morte dell’individuo corrispondente. Il metodo è analiticamente complesso, ma l’affidabilità delle datazioni che se ne ottengono è altissima.

 

Le origini dell’uomo sono davvero così recenti?

Sono recenti se si pone, per pigrizia intellettuale e adesione a tesi preconcette, un punto d’inizio arbitrario: ad esempio nella comparsa dell’Homo Sapiens. Ma le origini sono antichissime se si accetta, e le prove sono moltissime, che l’origine si perde in un continuum temporale che rinvia a epoche molto antiche e ad un albero genealogico complesso e ricchissimo.

 

Crede che l’archeologia ufficiale possa in qualche modo occultare alcune scomode verità? Oppure non c’è nulla da “svelare”?

Perché un archeologo dovrebbe occultare qualcosa che potrebbe renderlo famoso? Ovviamente in ogni campo dello scibile umano c’è molto da studiare, ma l’idea di “svelare” misteri nulla ha a che fare con la ricerca rigorosa basata sullo studio delle evidenze materiali.

 

Secondo Lei, le fantomatiche piramidi dell’Antartide sono l’ennesima bufala del web oppure rappresentano una scomoda prova da occultare al fin di preservare l’inossidabile teoria dell’evoluzione ?

Bufala, bufala, bufala! Quella che si definisce teoria dell’evoluzione è, in realtà, fra i fatti scientifici meglio documentati e per i quali si dispone del più gran numero di prove possibili.

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