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9 ottobre 2012

Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali, il giocattolo si sta rompendo?

Il 5 ottobre si sono chiuse le iscrizioni alle Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali per l’anno accademico 2012-2013

Scuole di Specializzazione

Scuole di Specializzazione

La creatura istituita a partire dall’anno accademico 2001/2002 comincia a scricchiolare sia per i tagli del ministero che per l’evidente sfiducia dei candidati verso un percorso post-universitario che si presenta sempre più come una strada obbligata per conseguire il cd “pezzo di carta “ per poter sostenere il concorso in magistratura.

Ben poca roba l’offerta formativa posta in essere da alcuni atenei, ci dicono alcuni giovani laureati che abbiamo incontrato nei percorsi di orientamento post universitari. Pare, infatti, che oramai si propenda più per i master che per questa controversa creatura.

Le Scuole di Specializzazione presentano un percorso formativo che per i laureati in medicina è il coronamento professionale, per i giovani giuristi diventa invece un incubo senza fine da portare a termine. E allora parte la corsa, come purtroppo spesso accade alle Università Telematiche che assicurano quantomeno il solo conseguimento del titolo senza troppe formalità – frequenza in aula e prove di verifica.

La riflessione è d’obbligo in questi casi, ma l’Università e la specializzazione sono il mero conseguimento di un titolo o la strada più ovvia per l’accesso al mondo del lavoro?  Per i medici, com’è evidente, il secondo è quello che vale, mentre per le altre professioni diventa un agonia per indomiti sognatori che rincorrono un sogno chiamato toga o semplicemente una professione di un certo spessore.

Perché, allora, per le professioni legali la scuola di specializzazione stenta ad essere uno strumento formativo di livello come invece lo è per le professioni mediche? La differenza evidente è palese: la ratio della scuola di specializzazione per i medici ha il carattere di tirocinio retribuito. E quella per giuristi, no? Una questione di valore economico formativo quindi. E ai giovani giuristi che hanno studiato con passione e dedizione, chi lo spiega il valore economico formativo di un percorso di studi ?

Purtroppo, la credibilità dei vari corsi post Universitari, in questo modo, è resa monca da queste strane creature che pur presentando talvolta professionisti di un certo spessore alle lezioni perdono valore rispetto al fine per il quale vengono frequentate.

Giovani futuri magistrati sono perciò portati a colmare le carenze organizzative e formative delle scuole con corsi privati dispendiosi e talvolta caotici. Eppure, pensandoci, potrebbe bastare la sola scuola di specializzazione a formarsi per un concorso in magistratura, per l’avvocatura e per il notariato.

Paradossale è, poi, rilevare che la ratio dell’istituzione di tali scuole teoricamente riporta proprio l’inserimento in queste professioni, mentre concretamente fa tutt’altro che questo.

Per ora i giovani laureati speranzosi di un futuro roseo si chiedono solo il perché e riflettono, continuando a studiare e frequentare le scuole, ma appare evidente che in certi casi l’Università sforni, ancora una volta, queste “strane creature” di formazione professionale del tutto fuorvianti.

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