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24 novembre 2012

Antonio Garzya, commemorazione all’Accademia Pontaniana

Antonio Garzya
Antonio Garzya

Antonio Garzya

Giovedì 29 novembre, presso la sede dell’Accademia Pontaniana in via Mezzocannone 8, il professore Ugo Criscuolo, attualmente docente di letteratura greca, nonché decano, presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, terrà una commemorazione in onore dell’illustrissimo professor Antonio Garzya, scomparso lo scorso 7 marzo all’età di 85 anni.

Antonio Garzya è nato a Brindisi il 22 gennaio 1927, ha conseguito il titolo di laurea presso la Federico II in letteratura greca, con una ricerca sull’Andromaca di Euripide. La sua carriera accademica ha avuto inizio nella medesima Università in cui è stato prima docente di letteratura greca e latina, poi, dopo aver insegnato anche nei licei, di filologia bizantina, materia che gli deve molto, e papirologia. Ha insegnato anche presso l’Università di Macerata, di Vienna e alla Sorbonne di Parigi.

Chi è Antonio Garzya: breve biografia, e pubblicazioni più importanti dell’autore

Autore, inoltre, di un centinaio di pubblicazioni: articoli, saggi, manuali, tra cui l’edizione critica per l’Accademia dei Lincei dell’epistolario di Sinesio di Cirene, di cui il professor Garzya ha curato tutte le opere per la collana dei Classici greci Utet che ha affidato a lui la cura della sezione dei testi tardo antichi e bizantini.

Dottore honoris causa dell’Università di Tolosa e membro onorario di numerosissime associazioni ed enti universitari e culturali europei, nonché vicepresidente della Association Internationale des Etudes Byzantines, situata a Parigi, il professor Garzya  è stato anche presidente dell’Associazione italiana di Studi Bizantini, fondata a Napoli nel 1990 per iniziativa dei più eminenti studiosi di civiltà bizantina.

La notizia della sua morte ha lasciato un vuoto in tutti coloro che lo avevano conosciuto personalmente o anche solo semplicemente per fama. In occasione della sua scomparsa, anche l’ex sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, suo allievo presso il liceo classico di Napoli Garibaldi, ha espresso il suo cordoglio con poche ma profonde righe pubblicate sul quotidiano “La Repubblica”.

Ma oggi, a parlarci, è qualcuno che gli è stato molto vicino, Giacomo Garzya, suo figlio. Egli, laureatosi in Lettere moderne, è stato borsista dell’Istituto Italiano per gli Stud storici ed ha arricchito il suo curriculum di tantissime pubblicazioni. Insegnante di ruolo di materie letterarie nelle Scuole medie statali dal 1984, attualmente insengante presso la  Scuola Media St. Tito Livio di Napoli, a partire dal 1998 ha pubblicato otto libri di poesie, coltivando ed approfondendo, già dal 1981, la passione per la fotografia.

Abbiamo scelto di intervistare Giacomo Garzya per conoscere meglio suo padre e diffondere un’immagine del famoso professore diversa dal consueto.

Suo padre, il professor Antonio Garzya, si può definire uno dei più grandi studiosi e cultori delle discipline antiche degli ultimi tempi.  Cosa significa essere figlio di un personaggio tanto illustre ?

«Certamente è stato un grande filologo (parlano i suoi scritti e la sua biografia) ed era anche, per passione giovanile, poliglotta (parlava correntemente otto lingue). Essere suo figlio è stata una fortuna e un privilegio, per tutto ciò che ha saputo trasmettermi, ma il suo ruolo anche un grosso peso, come avviene sovente in questi casi.»

Lei, come anche sua sorella Chiara, attualmente docente di storia dell’arte nei licei, ha intrapreso studi per un certo verso affini ma, allo stesso tempo, diversi. Quanto la figura di suo padre  ha contribuito alla sua scelta?

«In famiglia l’aria che si respirava, sin da piccoli, era quella della cultura. Certamente c’è stata una influenza nel perseguire, nel mio caso, studi storici e poi letterari (anche se il mio primo anno universitario frequentai il corso di laurea in Scienze politiche), tuttavia ciò che da mio padre ho direttamente ereditato è stato il metodo della ricerca, la stessa cosa vale per mia sorella Chiara. »

Personalmente io, come tantissimi miei coetanei, non ho avuto l’onore di poter incontrare suo padre ed assistere ad una sua lezione. Tuttavia la sua presenza aleggia costantemente in dipartimento ed è frequentemente ricordato da tutti i docenti. Ci chiediamo, dunque, come il professor Garzya si rapportava con i sui studenti? E, eventualmente, quanto lei ha “ereditato” di questo ultimo aspetto?

«Il rapporto con i suoi discepoli è stato sempre eccellente, mio padre era un altruista per natura e credeva fermamente nella sua Scuola. Non ho avuto il privilegio di approdare a una carriera universitaria, nonostante abbia frequentato gli studi storici per un decennio e sia stato borsista dell’Istituto italiano per gli Studi storici. Con i miei alunni sono disponibile e cerco di insegnare loro l’amore per la lettura, ma non potrò mai creare direttamente dei ricercatori o dei cattedratici, insegnando io nella scuola secondaria inferiore. »

Un grande filologo e studioso ma soprattutto un grande uomo, un padre che ha saputo trasmettere ai suoi figli ed ai suoi “discepoli”, quasi fossero suoi figli “adottivi”, l’amore, la passione per la cultura, classica e non. Un professionista ed un uomo di altri tempi quello che salutiamo, che ha lasciato dietro di sé una scia di scienza e di umanità che noi, nuove generazioni, anche se non l’abbiamo conosciuto, non possiamo far altro che onorare e cercare di seguire.

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