• Google+
  • Commenta
27 novembre 2012

Esame di Statistica a Sociologia? Parliamone con il Prof Giordano!

 La statistica raccontata da un docente che la insegna da anni e che si incontra e “scontra” ogni giorno con il pregiudizio di tanti studenti che vedono nella statistica poco di “umanistico”

Secondo gli studenti, non ci sono proprio dubbi: “… l’esame di statistica è un “dannazione” per gli studenti di sociologia!”. Ma è davvero così complessa questa disciplina? È realmente così difficile apprenderla e riuscire a superare “dignitosamente” questo esame per chi ha intrapreso un corso di studio di tipo umanistico? Per gli studenti attuali o già sociologi, la risposta è pressoché unanime. Ma come vede, invece, la statistica un docente di Statistica che insegna questa materia proprio presso una facoltà di Sociologia? E soprattutto come percepisce e valuta questi giudizi e pregiudizi maturati da così tanti studenti?

Con il Professor Giuseppe Giordano, docente associato presso l’Università degli Studi di Salerno,  “l’altro punto di vista”.

Professore, lei che insegna Statistica presso un corso di Laurea in Sociologia, come definirebbe, anzi quale aggettivo sceglierebbe per descrivere la “relazione” dello studente-sociologo “medio” con questa disciplina?

Se dovessi scegliere un solo aggettivo, direi che lo “studente a Sociologia” e la “statistica” hanno una relazione “complicata”. La realtà è che spesso, dietro ciò che appare complicato, si nasconde qualcosa di complesso.

 Gran parte degli studenti di Sociologia ritiene che la causa principale, il male “chiave” di questa relazione “complicata” studente-statistica, sia da rintracciare semplicemente in una “non predisposizione alle materie scientifiche” e che la scelta di una facoltà come sociologia sia già di per sé indicativa di una “inclinazione umanistica” per lo studente che intraprende studi sociologici. Lei cosa pensa a tal proposito?

Non so se sia così. Se così fosse, apparirebbe evidente che la scelta di iscriversi a un corso di laurea in Sociologia sia basata su una presunzione errata nelle sue fondamenta. Sempre che qualcuno non voglia affermare che il metodo scientifico non è proprio della Sociologia. Uno studente che faccia uso di tali argomentazioni renderebbe un cattivo servizio alle scienze sociali, prima che alla statistica.

A suo parere, cosa occorrerebbe fare per migliorare questa situazione-condizione dello studente di sociologia stretto tra un pregiudizio verso la propria “condizione” di partenza e il preconcetto di una disciplina non opportuna da insegnare in una facoltà umanistica? Esiste, secondo lei, un modo specifico per trasformare questi studenti in humus fertile in cui far “attecchire” la statistica?

Intanto occorre lavorare sul pregiudizio. Se all’origine, lo studente fosse consapevole della definizione di Sociologia (anche trovata su una qualche-pedia, anzi invito a fare tale ricerca) sarebbe preparato ad un percorso di studio che lo vedrebbe proiettato a far propri gli strumenti dell’ermeneutica e del positivismo. Così scoprirebbe come le cose siano interconnesse e talora inscindibili. Anche questo è un discorso basato sulla complessità.
Riguardo alla seconda parte della domanda, dico che non vorrei mai trasformare qualcuno in qualcos’altro. Ritengo che lo studio e l’applicazione siano gli strumenti migliori affinché uno studente universitario maturi a un livello di preparazione e di cultura tali che non lo mettano nelle condizioni di ricercare alibi al proprio status di statistico-inconsapevole.

Uno studente di sociologia della stessa università presso cui lei insegna sottolineava un ulteriore problema non poco rilevante e relativo ai libri di testo spesso adottati, libri definiti per “addetti ai lavori” e non curanti del fruitore non avvezzo a discipline scientifiche. Lei che di testi nel corso della sua carriera ne ha visti, scritti e consigliati, cosa pensa di tale osservazione?

Esistono libri di testo scritti per gli studenti delle Scienze Sociali. Credo che siano dei libri in cui l’impegno dell’autore a rilassare il formalismo per dar voce alla spiegazione sostantiva del concetto sia evidente. Se questo non fosse ancora sufficiente per lo studente medio (e non per UNO studente) bisognerebbe lavorare sul metodo di studio. La difficoltà più grande per chi si avvicina allo studio universitario è quella di dotarsi di un proprio metodo di studio. La statistica richiede un metodo diverso da quello per lo studio di un trattato di filosofia o di diritto, ad esempio. Ogni studente dovrebbe lavorare su questo. Qualche volta il docente insegna ad imparare, ma non sempre, e non sempre ci riesce.

Tanti studenti di sociologia cercano di ottenere il massimo del risultato in altri esami “teorici” e con un certo peso in crediti nella consapevolezza che “molto probabilmente” c’è da creare una base su cui poi si possa “cadere” senza grossi danni e su cui far “rimbalzare” un voto basso che “si prenderà” all’esame di statistica. È purtroppo una realtà di fatto che la media dei voti che vengono dati agli esami di statistica sia decisamente bassa a sociologia rispetto ad altre facoltà. Cosa pensa lei di questo aspetto, oserei dire, “tipico”? Uno studente così predisposto, potrà mai partire da una situazione di vantaggio? Potrà mai porsi verso la sua disciplina con grinta e voglia di fare e soprattutto di imparare per provare “a fare la differenza” rispetto alla massa?

Intanto non ho i dati alla mano per confermare l’affermazione posta a premessa della domanda. Davvero i voti in Statistica a Sociologia sono mediamente più bassi che a Economia o a Scienze politiche? Assumendo come tipico questo fenomeno, ci sarebbe intanto da dire che i programmi di studio non sono esattamente equivalenti da una Facoltà all’altra. Il programma di studio dell’esame di statistica a Economia è addirittura più complesso che a Sociologia! Non dimentichiamo che i voti registrati, poi, sono solo quelli degli studenti che superano l’esame. Immaginiamo con la bocciatura a statino cosa accadrebbe! Questo è un primo punto di riflessione.
La seconda parte della domanda sembra sottendere l’idea che non la preparazione, ma il voto sul libretto sia il trampolino di lancio per distinguersi dalla massa.
Lo stimolo maggiore per uno studente universitario dovrebbe essere la fame di conoscenza e di saper fare. Tra le tante discipline di studio (non solo a Sociologia), la Statistica è quella che meglio coniuga questi due momenti (teorico ed applicativo).
I nostri studenti realizzano qualche anno dopo essersi laureati, il valore aggiunto della competenza nei metodi statistici. Anche i più semplici. Di questo ho evidenza.

 

Google+
© Riproduzione Riservata