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Gli alieni sono tra noi e vogliono la nostra anima: Intervista a Malanga

Redazione Controcampus 10 Novembre 2012
R. C.
15/06/2021

Gli Alieni hanno sembianze umanoidi, dita prensili e non sono né buoni né cattivi, provengono da una realtà olografica e virtuale dell’universo Una realtà nella quale il tema della dualità è del tutto ignoto.

 Sono esseri evoluti, ma non hanno un’anima. Per tale ragione sarebbero interessati all’uomo. Gli alieni esistono e sono vivi, proprio come noi. Per questi esseri, l’uomo rappresenterebbe una risorsa energetica a dir poco emblematica.

Una risorsa in grado di fornire l’elisir dell’immortalità. Al di là del bene e del male, gli alieni, angeli o demoni dei tempi remoti, non disporrebbero di alcuna coscienza integrata, ovverosia dell’osmosi tra anima, mente e spirito, ed a causa di tale carenza rapirebbero gli uomini. Questa è soltanto una sintesi dell’agghiacciante intervista che Corrado Malanga, stimato ricercatore e docente di chimica organica presso l’Università di Pisa, ha deciso di concederci.

Corrado Malanga è il più grande esperto mondiale d’Interferenza Aliena, un ramo dell’ufologia che si occupa dei rapimenti perpetrati da entità extraterrestri ai danni degli uomini.

E’ membro del Centro Ufologico Nazionale (CUN ) e fondatore del Gruppo Stargate Toscana. Il prof. Malanga, studia il fenomeno degli ufo da più di quarant’anni. Ha scritto diversi libri: I Fenomeni BVM (con Roberto Pinotti), Gli Ufo nella Mente e Alieni o Demoni.

Le sue teorie scientifiche sui rapimenti degli alieni sono state portate sul grande schermo dal regista Varo Venturi; il film 6 Giorni sulla Terra, infatti, è un omaggio alla sua sconfinata saggezza.

Gli alieni sono tra noi: intervista a Malanga al Professore Corrado Malanga

Con questo termine anglosassone si definisce una situazione in cui, un essere umano, racconta di essere stato catturato da entità aliene di vario genere, sovente alla presenza di militari di questo pianeta. L’adduzione avverrebbe non solo di notte ma in qualsiasi momento della vita. La tecnologia che sta dietro queste situazioni è sicuramente molto evoluta ma non al di fuori della comprensione della fisica moderna. Il soggetto addotto, racconterebbe infatti situazioni spiegabili con l’apparente blocco dello scorrere del tempo. Tutta l’operazione di adduzione accadrebbe dunque in un solo fotogramma di esistenza, nel quale, il soggetto addotto, verrebbe relegato mentre, tutte le altre creature viventi attorno a lui, sarebbero andate avanti nella freccia del tempo. L’addotto si troverebbe imprigionato in una bolla temporale in cui è completamente isolato dal resto del mondo e dove accadrebbero le vicende che racconta.”

Un’energia vitale che renderebbe l’alieno immortale. L’uomo, infatti, altro non sarebbe che un contenitore di tre sorgenti vitali che chiamiamo convenzionalmente: anima, mente e spirito. Queste tre coscienze sarebbero rappresentabili come gruppi di vettori o, per alcuni versi, descrivibili come gruppi di quark colore. Agli alieni interesserebbe solo la specie animica poiché priva dell’asse del tempo e dunque immortale.

Essa si sarebbe annidata all’interno dei corpi umani per effettuare esperienza del mondo solido ed, in particolare, esperienza riguardo l’inizio e la fine delle cose. Tra queste esperienze ci sarebbe dunque anche quella della morte ed è per questo che attualmente l’uomo, contenitore di queste tre entità coscienti, muore.

L’alieno non sopporta l’idea di terminare la sua esperienza nell’universo tridimensionale attuale ed ha deciso di impadronirsi di questa parte animica, costringendola con la tecnologia, a rimanere sempre ancorata a contenitori alieni, che in questo modo, non morirebbero mai fisicamente.

Gli Alieni moderni rappresentano dunque il mito del demone che, junghianamente parlando, ti ruba l’anima, dove l’addotto sarebbe colui che, per imperizia, avrebbe inconsapevolmente accettato un patto con il diavolo. In questo contesto, i demoni della nostra storia vengono letti in chiave archetipica come gli alieni di oggi”.

Ipnosi regressiva e della programmazione neuro linguistica

“L’ipnosi è una tecnica per alterare i sistemi comunicativi tra conscio, inconscio e subconscio. In altre parole stabilire un contatto preferenziale con l’inconscio, dove con questo termine io definisco la consapevolezza della parte animica. Il subconscio, in questa ottica, verrebbe ad essere definito come: la consapevolezza della parte spirituale mentre il conscio, sarebbe solo la consapevolezza della parte mentale. Diversa è dunque la definizione che dà la psicanalisi classica, non quella moderna, di queste tre parti del nostro essere.

Io sono più vicino a quella parte di psicologia detta “transpersonale”, che ammette l’esistenza di una coscienza profonda, staccata dal resto di altre componenti.

Tramite l’ipnosi, il soggetto viene posto nelle condizioni di essere solo anima, azzerando il rapporto con l’asse del tempo. L’anima, infatti, legge il tempo tutto assieme cioè “non localmente”, secondo la fisica di Bohm. In quel contesto anima, svincolata da spirito e mente (una sorta di trinità cristiana), può analizzare la time line o linea del tempo, in ogni suo punto.

La time line, era vista, ai tempi della vecchia concezione d’ipnosi regressiva, come una rivivificazione dei ricordi; ma essendo che, secondo Bohm, il tempo non esiste e tutto accade non localmente, in un universo olografico tridimensionale e totalmente virtuale, tutti gli avvenimenti accadono contemporaneamente.

La nostra mente invece visita questi eventi in una sua linea temporale e, man mano che li legge, crede che appaiano ad essa con una consecutio temporum del tutto finta.

E’ come dire che mentre leggo un libro le pagine che leggo esistono e quelle che non ho ancora letto non esisterebbero ancora: mentre invece esiste tutto il libro in un unico istante. Ma io, volta per volta, credo che esista solo la pagina che sto leggendo perché solo di essa ho consapevolezza. In questo contesto, l’ipnosi regressiva, non aiuta il soggetto a ricordare cose dimenticate ma aiuta il soggetto a vivere nel presente il corrispondente passato che sta accadendo ora.

In altre parole la mia parte animica atemporale diviene consapevole del tale passato e lo vede perché è lì in quell’istante ad interagire con esso. La sconvolgente conclusione è che con questo sistema si può mandare la parte animica avanti o indietro nell’asse del tempo per modificarne gli eventi che accadrebbero comunque in un unico istante.

La fisica quantistica sembra essere in accordo con questa lettura dell’ologramma ed anche la fisiologia moderna con gli studi di Pribram si dimostra che il ricordo non esiste nella nostra mente, ma la mente è solo un lettore di ologrammi. L’ipnosi è parte integrante della programmazione neurolinguistica che nel riprogrammare le persone, cioè nell’insegnargli a leggere la mappa del territorio in modo corretto, utilizza la time line, nello stesso identico modo della fisica quantistica di Alan Aspect “.

Incontro ravvicinato del quarto tipo con gli Alieni

“Gli alieni esistono in quanto esseri con coscienza. La coscienza è la vita e rappresenta la realtà reale della creazione mentre lo spazio, il tempo e l’energia sono i vettori su cui si basa l’universo virtuale, una sorta di specchio in cui la coscienza si guarda per comprendere com’è fatta. L’alieno sarebbe diverso dall’uomo in quanto privo di parte animica e dunque meno cosciente di lui che, inconsapevolmente sarebbe più completo.

In questo contesto e per quanto detto sopra, l’espressione essere stato testimone dell’adduzione, va vista da un altro punto di osservazione. Io sono testimone diretto di tutto quello a cui voglio essere testimone. In altre parole, la mia coscienza integrata, cioè la somma delle tre coscienze di anima, mente e spirito, può decidere se comportarsi, di fronte a qualsiasi evento, o come onda o come particella, decidendo di non interagire o di interagire con il fenomeno che ha davanti. L’idea dell’interazione produce uno stato coscienziale che trasformerà la mia coscienza in particella, cioè ben strutturata e definibile di fronte all’evento che lo renderà altrettanto tale ai miei occhi. Ma se non desidero fare l’esperienza, la mia coscienza si trasformerà in onda, dove la probabilità di essere lì in quel punto ed in quel momento è un numero decisamente piccolo. Io sarò dunque invisibile di fronte all’evento; e l’evento non apparirà nella mia realtà virtuale.

In parole meno complicate, da un punto di vista quantistico, la mia coscienza decide sempre quale sarà la mia esperienza. Ne consegue che è solo la mia consapevolezza (il parametro con cui si misura la coscienza in questo universo) a decidere se sarò rapito dall’alieno o non avrò mai questa esperienza.

La scelta di tutto ciò che mi accade è solo mia. In questo contesto l’addotto sprovveduto che non ha compreso questo meccanismo, può comprenderlo e decidere meglio cosa fare. Conoscendo il meccanismo delle cose virtuali, si può decidere se continuare a perdere tempo con gli alieni o fare l’esperienza che si sceglie e non quella che gli alieni hanno forzatamente scelto per noi. E’ dunque l’addotto responsabile delle sue adduzioni? Si! E’ dunque l’addotto colpevole delle sue adduzioni? No.

Nella realtà olografica non locale e virtuale dell’universo, non esiste, infatti, il concetto di dualità. Non ci sono buoni e cattivi giusti o ingiusti. Tale concetto è solo legato alla struttura del nostro cervello che non è in grado di comprendere come la mappa del territorio, cioè l’immagine di quello che ti appare, è relativistica nel senso einsteiniano del termine.

Non ci sono gli alieni cattivi o demoni cattivi o angeli buoni. Ci sono solo soggetti vivi, cioè con coscienza, che hanno però livelli di consapevolezza decisamente diversi tra loro”.

Svolta da Eugenio Siragusa e dal suo discepolo Bongiovanni

“Negli anni cinquanta, in Italia, gli addotti e gli indemoniati, credevano di vedere alieni buoni o demoni cattivi. Non esisteva una teoria strutturata di queste fenomenologie come io ho impostato per la prima volta in assoluto. Gli unici che si occupavano di demoni erano i preti e gli unici che si occupavano di alieni erano gli ufologi. Nel mezzo c’era la figura del “contattista contattato” Eugenio Siragusa che, credendo appunto in buona fede, di essere stato scelto dagli Dei alieni buoni, accoglieva tutti quelli che avevano qualcosa di mistico ufologico da raccontare. Nasceva così la religione dischista. Successivamente, non essendo Siragusa in grado di analizzare il fenomeno delle adduzioni per quello che erano, per mancanza di prerequisiti strutturali, si tentò di costruire una setta da cui, tra gli altri, sono usciti personaggi come Giorgio Bongiovanni,e Maurizio Cavallo. La visione “buonista bongiovanniana” degli alieni, comune ad altre sette nel mondo ed in Europa veniva presa con favore sia dagli agenti dello spionaggio internazionale, sempre dediti ad operazioni di depistaggio, sia dai poveri di spirito critico, a cui la figura dell’alieno buono rappresentava la garanzia di una vita eterna in chiave tecnologica.

Dreamworld: la realtà in cui viviamo è della stessa sostanza dei sogni

“La realtà è divisa in due parti una detta reale che è la rappresentazione della coscienza, cioè un’esistenza immutabile al di fuori di spazio e tempo ed energia invariabile e perciò non descrivibile da variabili matematiche. Una seconda parte è virtuale, fatta di spazio tempo ed energia, che non sono finte ma semplicemente variabili e dunque descrivibili da descrittori matematici. La realtà reale, cioè la coscienza, ha creato la realtà virtuale per prendere consapevolezza di Sé e fare l’esperienza che manca cioè l’esperienza della nascita e della morte. La fisica moderna vede solo l’universo virtuale che misura, e quando non riesce a misurare qualcosa, sostiene che esistono parametri nascosti che un giorno saranno palesi, che verranno anche essi, misurati.

La coscienza non può invece essere misurata ed è mia opinione che il secondo principio della termodinamica non sia un descrittore di ordine o caos, ma un descrittore della misura della consapevolezza (la parte misurabile in questo universo), dello specchio della coscienza, un vettore prodotto da due vettori che sono per anima: spazio ed energia; per spirito: tempo ed energia; e per mente: spazio e tempo. I tre vettori ortogonali fra loro e non commutabili, cioè non sovrapponibili, lo divengono quando le tre componenti dell’uomo, la triade, si fondono assieme nel compimento della propria missione. La missione di anima, mente e spirito è fare l’esperienza ma anche ricordarsi di essere tre parti di una unica sostanza, la coscienza appunto”.

La storia dell’umanità inizia davvero con le ziqqurat e le grotte di Altamira

“Tutti gli eventi accadono in un unico istante che a noi appare lungo crononi. In realtà, se tutti gli eventi accadono in un unico e mutevole istante, nella realtà reale, in quella virtuale, esiste una time line in cui le funzioni d’onda del passato e del futuro si annullano e si sovrappongono nella unica funzione realmente esistente che è quella del presente (collasso quantico). Dunque, la storia non va letta come un film dal passato al futuro poiché la nostra mappa del territorio, cioè la consapevolezza che abbiamo della realtà, aumenta sempre per il secondo principio della termodinamica (Prigogine) e dunque l’idea di passato che è ora di un certo evento non è quella che avrò fra dieci anni. Questo significa che è fallace vedere il passato come una vecchia fotografia.

Il mito in realtà contiene tutte le informazioni che ci servono perché rappresenta una fotografia di passato presente e futuro. Nel mito, come viene descritto da C. G. Jung, esiste già tutto ma noi lo vediamo e lo intuiamo solo se ne abbiamo coscienza o meglio consapevolezza. Da un punto di vista classico il mito racconta di cinque periodi storici in cui la vita su questo pianeta si è alternata alla morte. Il quinto periodo o era Yuga, secondo le definizioni di Steiner, sarebbe quello che stiamo attualmente vivendo.

Se tutto questo è oggettivamente e virtualmente vero, allora dobbiamo sostenere che il paradigma della storia ufficiale è una immensa farsa, dove le piramidi egizie sono più vecchie di dodicimila anni, così come le piramidi a gradoni della penisola dello Yucatan. La nostra storia arriva all’indietro, grosso modo, fino a dodicimila anni fa, periodo in cui un evento cataclismatico, detto diluvio universale, ha cancellato tutto quello che esisteva prima di questa attuale civiltà. Sono esistiti più eventi cataclismatici dimostrati dalla variazione dell’inclinazione dell’asse del pianeta.

Chiunque abbia un minimo di consapevolezza comprende la difficoltà dello storico a smontare il paradigma che gli fa credere che prima c’erano gli uomini primitivi e poi l’uomo evoluto e non è possibile che prima dell’uomo primitivo esista ancora un altro uomo evoluto, come invece sembrerebbe essere, tenendo presente alcuni indicatori che mostrano come l’uomo non si è potuto evolvere statisticamente in seicentomila anni o come noi non si discenda dal Neanderthal ma dal Cro-Magnon (che non è parente nemmeno lontanamente del Neanderthal). Oppure che alcuni ominidi che camminavano in posizione eretta esistevano già centosessanta milioni di anni fa su questo pianeta. Alcune piramidi del sud America datate circa quattromila anni giacciono, in parte, sotto una colata lavica di un vulcano che ha eruttato l’ultima volta circa dodicimila anni fa, ma per il bene della Chiesa cattolica pare si debba sostenere che la creazione ha solo quattromila anni. La realtà non si trova sui libri ma dentro di noi, basta essere consapevoli di questo”.

L’origine dell’universo secondo Malanga

“Ho scritto una trilogia di articoli dal titolo “Genesi”, sulla base di indicazioni ottenute da soggetti in ipnosi profonda, da dati scientifici di tipo fisico (Bohm) psicoanalitico (Psicologia transpersonale), neurofisiologia (Pribram, Kosslyn), esoterico (Blavatsky, Steiner), filosofico (Hillman, Platone, Plotino), piennellistico (Bandler, Grinder), che noi siamo Dio.

Dio è la coscienza di cui noi, più o meno, abbiamo consapevolezza. Noi siamo dunque in grado di costruire il nostro presente, passato e futuro. Alcuni esperimenti di fisica quantistica dimostrerebbero, infatti, che l’operatore produce una variazione locale dell’entropia dell’universo. Ci sono molti sostenitori, nel mondo scientifico, di questa a mia posizione e questo accade perché, in questo periodo, in molti, abbiamo acquisito consapevolezza di quest’aspetto della realtà. Dovrei dire che basta che un solo essere vivente comprenda, che tutto l’ologramma dei viventi comprende. Questo processo di comprensione legato alla teoria del Campo Morfogenetico (teoria dell’ultima scimmia), sembra essere quantisticamente dimostrabile da esperienze quantistiche di Alan Aspect ed altri, che mostrano come tutto l’universo sia legato ad ogni parte di Sé.

In altre parole, l’uomo è regista e sovente inconsapevole spettatore di una parte che ha deciso di recitare per acquisirne conoscenza. L’uomo è lo scrittore di un libro in cui si racconta la sua storia, ma ne è anche il lettore inconsapevole e ne è anche il personaggio del libro. Solo alla fine del libro comprenderà che la storia scritta andava anche vissuta perché: per essere, si deve fare. Questo è il concetto che lega la manifestazione del Sé al Sé, che divengono così la stessa identica cosa. Dunque, la coscienza deve manifestarsi in una virtualità, per essere; altrimenti nessuno si accorge di lei il che vuol dire che ai suoi stessi occhi ed agli occhi della fisica, essa non esisterebbe”.

Secondo Lei, i diverbi tra scienza e religione sono destinati ad attenuarsi? La genesi biblica è un’allegoria cosmogonica? Qual è la sua interpretazione?

“La scienza e la religione sono due rami nati da uno stesso albero chiamato magia. Il mago era un tempo colui che consigliava il politico ma era anche lo scienziato di corte ma anche colui che parlava con Dio. La figura eidetica di Mago Merlino ne è un esempio. Il politico però ha compreso che il potere del mago era troppo elevato e così si è diviso il potere della magia nel potere della religione e quello della scienza. Dove la religione ha i misteri della fede (che peraltro sono insondabili come la volontà di un Dio sovente dispotico), così la scienza ha i dogmi delle leggi della fisica (altrettanto insondabili regole che non si sa da che parte vengano).

I due poteri dunque sono una rappresentazione del fatto che non esiste dualismo ma assoluta identità di vedute. Sia la scienza sia la religione vogliono sottomettere il mondo intero, sia la scienza che la religione hanno regole che servono a sgravare l’uomo dalle responsabilità delle proprie azioni, sia la scienza che la religione sostengono di agire per il bene dell’umanità, hanno tutte e due regole fisse che dimostrano quanto nella regola esista l’inganno della divisione. Se segui la regola sei dentro il movimento. Se non segui la regola, sei fuori e così dividi l’umanità e non la unisci di certo. Per nome di scienza e religione sono stati commessi gli atti più atroci contro l’umanità. Sia la scienza sia la religione odiano la magia, ma se ne servono di nascosto o addirittura inconsapevolmente. Basti pensare ai riti magici ed agli esorcismi della Chiesa Cattolica contro i Nazisti e paragonarli ai tentativi di trasformare il piombo in oro dei primi alchimisti, al tentativo, da parte della scienza, di dimostrare che Dio è misurabile attraverso un elusivo bosone di Higgs.

Dio siamo noi e noi siamo gli scienziati che costruiscono l’universo, attimo per attimo. Il vecchio testamento è un libretto troppo moderno per avere a che fare realmente con l’età del pianeta Terra. A meno di non prendere in considerazione il fatto che esso sia in realtà già stato scritto a babilonia e che la storia babilonese del diluvio universale non sia la stessa che è raccontata nelle vecchie storie delle civiltà della valle dell’Indo. Il dio degli ebrei sembrerebbe aver copiato Shiva e Vishnu?”.

Che differenza c’è tra un esorcismo e una seduta d’ipnosi regressiva

“L’esorcismo vuole liberare il soggetto, sottoposto a tale pratica, da un demone, cioè da un alieno, che è contrario al potere della Chiesa. L’ipnosi regressiva, con finalità alienologiche, voleva liberare il soggetto da tutte le interferenze aliene, anche quelle che sono in accordo con il potere temporale dell’attuale Chiesa Cattolica. Va, infatti, sottolineato come non esista la dualità e non esistono demoni da una parte ed angeli o Dei buoni dall’altra ma esistono creature che decidono per i loro scopi più svariati, di interferire con l’umanità. Nel mio primo percorso, in questo campo, avevo creduto che fosse bene liberare gli addotti sia dai primi sia dagli ultimi parassiti, rispondessero essi al nome di Satana o Jeova, Giove o Nettuno, Shiva o Vishnu. Ora credo che il mio compito sia solo quello di mostrare questa realtà, alle persone che poi ne faranno quello che decideranno sia meglio per loro”.

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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto