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13 novembre 2012

Is Arch. In gara sette studenti dell’ Università di Catania

“Is Arch”, famoso concorso internazionale organizzato dalla scuola di architettura di Barcellona, è una vetrina importantissima per laureati e laureandi ingegneri e architetti, che attraverso questo evento posso mettere in pratica anni di studi e presentare ad una giuria di grandi esperti del settore, progetti ideati interamente da loro, con la speranza reale di poter entrare nel giro giusto, vedere magari realizzata la propria idea e avere un’opportunità importante di lavoro.

In un periodo di grande crisi, soprattutto per i giovani che dopo aver finito gli studi si trovano in un oceano di nulla, “Is Arch” rappresenta sicuramente una grande chance.

Quest’anno tra i 196 partecipanti anche un gruppo (Bucca Simone, Calì Simona, Chines Federica, Maugeri Andrea, Leonti Roberto, Tornabene Andrea e Tornabene Sara) dell’Università di Catania, che presentano il progetto “Beyond the edge”. Progetto che vuole trasformare il waterfront di “Ognina”, famosa zona di Catania (da viale Artale Alagona, all’altezza dell’istituto tecnico nautico, fino a piazza Mancini Battaglia, all’incrocio con viale Ulisse) in un posto più vivibile.

Futuri ingegneri e architetti che dimostrano al di là delle mille difficoltà presenti nell’università siciliana, che qualcosa di buono ancora c’è, rappresentato il più delle volte da ragazzi come loro che, si spera, un giorno non dovranno prendere armi e bagagli e andar via ad esprimere le proprie competenze altrove, lontani dal proprio Paese…

In questa intervista ci raccontano la loro esperienza di ragazzi, di studenti e di concorrenti…

Come nasce il vostro progetto e da quale idea?

“Il progetto nasce dalla volontà di recuperare e valorizzare quella parte di città che si sviluppa al limite con il mare. L’area interessa la linea di costa compresa tra l’Istituto tecnico Nautico e il viale Ulisse e si presenta come una frangia di tessuto dove si susseguono senza soluzione di continuità diverse realtà: dal “borgo di pescatori” di Ognina ai circoli nautici, dalla scogliera di lava (che caratterizza a tratti l’intero waterfront catanese) al porto d’Ulisse, fino al nodo infrastrutturale della circonvallazione.

È proprio questa complessità funzionale e morfologica, unita alla volontà ormai storica di riconsegnare alla città il mare, finora negato dalla presenza dell’asse viario, il punto di partenza dell’intervento. Essendo questa un’area in cui si consuma il duello tra il mare e la città, il progetto sperimenta i significati del termine Edge: limite, soglia, bordo, confine, ma anche oltre il confine, oltre la soglia, oltre il bordo.

L’espediente progettuale del bordo diviene allora piattaforma che si frantuma quando la città si scontra in maniera diretta col mare, basamento o soglia nel confronto col tessuto storico del borgo marinaro, parapetto e sedute che creano continue occasioni di socialità e contemplazione, passerelle pedonali che diventano punti di vista preferenziali dalle quali godere del litorale.

Anche la viabilità segue la nuova scelta progettuale: l’intero waterfront viene restituito alla collettività sotto una veste prevalentemente pedonale, provvedendo a zone a traffico limitato che garantiscono il regolare traffico portuale, l’accesso e il transito dei residenti ed eventuali mezzi di soccorso. La mobilità principale, invece, viene convogliata sul nuovo viale Alcide De Gasperi, come nelle previsioni dell’ente comunale.”

“Is Arch” è un importante palcoscenico per chi come voi si affaccia al mondo reale, non accademico. Cosa vi aspettate da questo concorso?

“L’aspetto più interessante della partecipazione a questo concorso è il confronto con altri progetti e con altre realtà universitarie a livello mondiale, inoltre riteniamo che sia un’ottima possibilità di far conoscere il nostro lavoro.”

… è un modo anche per mettersi alla prova, mettere alla prova le proprie capacità e quello che si studia per anni?

“Sicuramente si, è bello che il proprio lavoro non risulti finalizzato esclusivamente al superamento dell’esame, ma che sia anche un mezzo per mettere alla prova le nostre capacità in un confronto a più ampia scala.”

Quanta importanza ha per voi la passione? Non sempre si sceglie un percorso universitario solo per passione, spesso lo si fa anche per “convenienza”. E’ un fattore importante quello della passione per riuscire a fare qualcosa di importante dopo?

“Secondo noi la passione è importante per ogni cosa che si fa e se condivisa porta a bei risultati. Riteniamo sia un elemento importante anche nella professione futura, perchè la scelta di una carriera da progettista non si può basare sul mero ritorno economico, questa figura assolve un ruolo importante all’interno della società.”

Leggendo la vostra storia sembra che l’università catanese non è così “messa male” come molti dicono. Voi siete l’esempio di come ci sia efficienza o l’eccezione che conferma la regola?

“Il percorso formativo offerto dall’università è diventato a tutti gli effetti un “percorso ad ostacoli”: a volte sembra più facile arrendersi ad una carriera universitaria di sopravvivenza piuttosto che sfruttare ogni singola occasione come opportunità di crescita.”

A prescindere dal concorso, quali sono i vostri sogni da universitari e da italiani (siciliani) in un momento così difficile? Avete mai pensato che magari un giorno potreste dover fare un lavoro diverso da quello che avete studiato, andare magari via dalla vostra terra?

“Sicuramente la speranza di inserirsi nel mondo professionale in modo gratificante nella nostra terra non manca, soprattutto dopo anni di studio e sacrifici. Il nostro realismo, tuttavia, ci porta a considerare nella situazione attuale la possibilità di andare via.”

Credete che la vostra è un’idea un po’ utopistica? Nel senso che va controtendenza a quella che è la routine nelle città italiane, e cioè cemento, centri commerciali, zero innovazione, zero verde, zero interesse per città più vivibili e funzionali. Cambierà qualcosa prima o poi? O è proprio una questione di cultura oltre che magari di interessi commerciali?

“Esistono in Italia città che sembrano contraddire quella che è la tendenza generale e questo ci fa ben sperare che il nostro progetto non sia del tutto utopistico. Quello che serve però, per ottenere un reale cambiamento, è studiare e discutere soluzioni che vadano bene agli investitori ma di cui possa beneficiare anche la collettività.”

I vincitori di “Is Arch” saranno stabiliti per il 60 per cento da una giuria di esperti e per il 40 per cento dal voto del pubblico tramite social network. Il verdetto finale si avrà il 19 novembre. I tre progetti vincitori più meritevoli riceveranno premi per un valore complessivo di 6mila euro.

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