Omosessualità non è un reato, nè malattia: il punto di Guido Mazzucco

Redazione Controcampus 27 Marzo 2013

L’omosessualità è un dardo rosso fuoco che ti travolge, sin dalle prime luci dell’alba esistenziale, mettendo sotto assedio il tuo cuore, le tue emozioni, i tuoi pensieri, e che non ti abbandonerà fino a quando non avrai trovato la forza ed il coraggio di operare una scelta definitiva.

L’omosessualità è un dardo rosso fuoco che ti travolge, sin dalle prime luci dell’alba esistenziale, mettendo sotto assedio il tuo cuore, le tue emozioni, i tuoi pensieri, e che non ti abbandonerà fino a quando non avrai trovato la forza ed il coraggio di operare una scelta definitivaLa scelta che plasmerà per sempre la tua vita. L’omosessualità non è un reato, né una malattia, né un comportamento errato. Per un eterosessuale (come me e tanti altri) non dovrebbe poi esser tanto difficile comprendere il significato di una scelta, il suo valore, la sua intensa ed esecrabile attitudine. L’esistenza, in fin dei conti, non è altro che un coacervo di scelte. Le nostre radici giudaico-cristiane, occidentalistiche e post-moderne, edulcorate da sublimi afflati modernistici, hanno il pregio d’indurci ad amare il prossimo come noi stessi, a rispettarne le diversità di opinioni, ad accettare e beatificare la bontà umana, al di là dei fondamentalismi e dei pogrom teoretici.

Il valore di una persona, dunque, giace nelle sue virtù, nei suoi sconfinati talenti, nella poesia della sua esistenza, qualunque essa sia. A nulla serve sceverare tra desiderio e scelta di vita, perché quel che conta alla fine è sentirsi liberi.

L’omosessualità è una scelta di vita, una lucida e sublime consapevolezza da trasfigurare e riporre, finché ve ne sia necessità, nei più remoti antefatti della psiche. L’omosessualità è un tabù, un’aporia esistenziale che scalfisce il più puro ed, al contempo, incompreso dei dogmi: il libero arbitrio.

La dottrina del libero arbitrio, sublime dogma di molte religioni e filosofie, ci rende edotti sulla possibilità di effettuare, al di là del bene e del male, delle scelte che possano riflettere la nostra realtà interiore. In sostanza, la dottrina del libero arbitrio ha il pregio di ricordarci che siamo liberi di diventare ciò che vogliamo; ergo, anche di mutare il nostro orientamento sessuale. Tuttavia, negli ultimi tempi, diversi studiosi hanno posto l’accento sull’esistenza di codici genetici prestabiliti ed immutabili.

Ad esempio, si pensi all’ipotesi del gene omosessuale. A dire il vero, però, la tesi secondo cui i comportamenti e i desideri umani andrebbero interpretati al pari di contegni meccanicamente prestabiliti, oltre a rasentare logiche di matrice deterministica, tende a ridurre, in maniera del tutto significativa, le potenzialità ed il libero arbitrio dell’uomo.

Omosessualità e dell’Omofobia, differenze tra bisessualità, travestitismo e transessualismo

Al fin di comprendere al meglio il significato scientifico dell’omosessualità abbiamo deciso d’intervistare il Dott. Guido Mazzucco, Psicologo, Psicoterapeuta, Presidente della Società Italiana di Psicoterapia per lo studio delle identità ed esperto di questioni legate all’orientamento sessuale, all’identità ed all’omofobia.

Dott. Mazzucco, ci parli dell’Omosessualità e dell’Omofobia. Che differenza c’è tra omosessualità, bisessualità, travestitismo e transessualismo?

“Bisogna innanzitutto dire che si tratta di costrutti che fanno riferimento a dimensioni esperienziali differenti, fra loro non sovrapponibili ed irriducibili, che nella loro complessa interazione vanno a configurare quella che potremmo definire l’identità sessuale di una persona. L’omosessualità è l’esperienza relazionale affettiva orientata nei confronti di soggetti appartenenti al medesimo genere. E’ il rispondere alla domanda “chi mi piace?”. E’ verso la fine dell’ ‘800, sotto l’influsso della medicina di stampo positivista, che per la prima volta si avverte la necessità di “classificare” gli individui sotto questo aspetto e far dunque comparire sulla scena sociale “l’individuo omosessuale”, come se all’orientamento omosessuale debba  corrispondere una univoca, definita e stabile tipologia psicologica di soggetto (l’ “omosessuale”, appunto).”

“Facendo un balzo in avanti di più di mezzo secolo, possiamo dire che  il famoso “rapporto Kinsey” (da cui l’omonimo film di Condon) ha avuto il pregio di contribuire allo “sdoganamento” dell’omosessualità nel pensiero comune, mostrando quanto comportamenti e fantasie omosessuali fossero largamente diffusi tra la popolazione americana e come ciò non fosse sempre e necessariamente incompatibile con comportamenti e fantasie orientate anche in senso eterosessuale.

“E’ qui che s’incomincia a concettualizzare l’orientamento sessuale come un continuum che va dall’eterosessualità esclusiva all’omosessualità esclusiva, passando attraverso “gradazioni” intermedie. Oggi possiamo ritenere insoddisfacente anche quel tipo di categorizzazione dell’orientamento sessuale. Nel tentare, infatti, di rispondere alla domanda: “chi mi piace?” vengono coinvolti livelli di esperienza differenti, tra i quali l’attrazione erotica, le fantasie e l’innamoramento. Se nella maggior parte delle persone questi aspetti si posizionano in maniera sovrapponibile, in molte altre persone ciò può non accadere, oppure alcuni di questi aspetti possono  nel tempo subire delle variazioni.

“Per esempio ci si può innamorare di persone dello stesso dello genere e provare attrazione erotica o avere fantasie rivolte a persone di genere diverso, oppure in età diverse sperimentare propensioni affettive ed erotiche diverse. La metafora più adatta sembra non essere quella della linea con due estremi (etero ed omosessualità), ma una mappa, un’impronta digitale nella quale le diverse dimensioni sopra menzionate si compongono in maniera unica per ciascuno.

“La bisessualità indica l’esperienza in cui l’attrazione sessuo-affettiva è rivolta ad entrambi i generi. E’ generalmente sottostimata e pare essere più frequente nelle donne. Se l’orientamento sessuale si riferisce alla domanda “chi mi piace?” e quindi alle caratteristiche ed al genere dell’ “oggetto del desiderio”, il transessualismo si riferisce ad un aspetto differente dell’identità sessuale, quello dell’identità di genere, e cioè alle caratteristiche ed al genere del soggetto che desidera, e potremmo dire che abbia a che fare con la domanda “chi mi sento di essere?”. Il travestitismo non va confuso né con l’omosessualità né con il transessualismo: indica il piacere sessuale del soggetto nell’indossare abiti tipici del genere opposto a quello di appartenenza, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’intenzione di transitare da una parte all’altro”.  

Opinione scientifica in merito alla questione dibattuta

“Non credo che l’omosessualità sia qualcosa rispetto a cui si debba “avere un opinione”, nel senso che, come afferma Letizia Bianchi, “la differenza sessuale non è un oggetto da conoscere, ma una realtà da cui partire per indagare e conoscere il mondo”. E’ soltanto nella dialettica delle differenze che si costruisce conoscenza e si decostruiscono modelli, che possiamo conoscere qualcosa di più sul desiderio e sull’orientamento sessuale, senza correre il rischio di assumere la norma eterosessuale come paradigma di riferimento non indagabile e non conoscibile.

“Credo che vada recuperata, insomma, l’antica questione della dialettica tra identità e differenza. Semplificando un po’, direi che non si può pensare di spiegare un’eccezione se non si conosce la regola, ma la si dà per evidente di per sé. Interrogarsi sul desiderio, sull’orientamento sessuale come dimensione centrale dell’identità e dell’identità sessuale significa de-centrarsi ponendosi la domanda: ma chi sono io (eterosessuale), se l’altro si permette cose diverse dalle mie?

“D’altronde, come dicevo prima, classificare gli uomini sulla base delle proprie preferenze è cosa tutto sommato recente, perché solo recentemente questa differenza è divenuta così socialmente significativa da far comparire sulla scena un individuo omosessuale. Più anticamente la parola omosessuale, aggettivo e non sostantivo, serviva a qualificare alcuni specifici atti, e non ad individuare una tipologia di individuo”. Secondo Lei, l’omosessualità ha radici o predisposizioni di carattere genetico? Quanto incide, secondo Lei, l’ambiente in cui si vive nello sviluppo dell’orientamento sessuale?

“C’è – mi sembra – un vizio di fondo in entrambe le prospettive. Quelle “relativiste”, da una parte, in base alle quali “tutto è possibile” e quelle “innatiste”, dall’altra, in base alle quali il “gene omossessuale” deporrebbe a favore di un rigido determinismo del proprio orientamento sessuale. Per quanto riguarda le tesi “relativistiche”, occorre precisare che l’orientamento sessuale in quanto tale, (omosessuale, bisessuale o eterosessuale che sia),  è un aspetto (centrale) dell’identità sessuale, che “informa” la persona nella complessità delle proprie dimensioni emozionali, affettive, immaginative, volitive, comportamentali, e come tale non può essere considerato una scelta (Rigliano, Ciliberto, Ferrari, 2012).”

Il desiderio si vive (o, meglio, “ci” vive), non si sceglie attraverso un atto deliberato. Questo concetto può essere più facilmente compreso se riferito all’orientamento eterosessuale: difficilmente si sente parlare della “scelta di vita eterosessuale” o dell’eterosessualità in quanto  ‘scelta’. Nell’opinione comune “lo si è e basta”. Ma questa evidenza, per un pregiudizio culturale radicato, è difficilmente riconosciuta agli orientamenti sessuali non eterosessuali. Il che equivale a dire che l’eterosessualità, in quanto “naturale” non ha bisogno di spiegazioni, ma – purtroppo o per fortuna – non è così: non sappiamo, in verità, come si diventi omosessuali esattamente come non sappiamo come si diventi eterosessuali.

“Per quello che riguarda la prospettiva “genetista” d’altra parte occorre precisare che la genetica in quanto tale non codifica in maniera deterministica l’orientamento omosessuale tout court, tutt’al più agisce a livello di influenza e predisposizione, che dovrà intrecciarsi col livello ambientale e relazionale in cui avviene lo sviluppo fisico, emozionale e cognitivo dell’individuo. Quindi, potremmo dire che l’orientamento sessuale in quanto tale non è predeterminato e predeterminabile, da un lato, né modificabile per semplice atto deliberato, dall’altro. Il che è ben diverso dall’affermare che “cambiamenti” o articolazioni più complesse della propria espressività affettiva ed erotica nel corso della vita non possano avvenire. Significa affermare che non possono avvenire deliberatamente (e cioè “perché io ho deciso così”)”.

Il parere scientifico espresso dal Dott. Mazzucco ha il pregio di spiegare, in maniera chiara ed esplicita, il significato scientifico dell’omosessualità ed, al contempo, di porre in risalto le differenze storiche del suo retaggio.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto