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6 aprile 2013

Come combattere e ostacolare l’omofobia

Come combattere e ostacolare l'omofobia
Come combattere e ostacolare l'omofobia

Come combattere e ostacolare l’omofobia

Ecco come combattere e ostacolare l’omofobia. Esclusiva Intervista al Dott. Mazzucco su omofobia ed omosessualità oggi come contrastarla.

Per alcuni è un marchio indelebile ed inesorabile capace di compromettere la vita e la felicità delle persone (omosessuali non dichiarati).

Per altri, invece, è una scelta, una normale proiezione della propria libertà di espressione (omosessuali dichiarati).

Per gli eterosessuali tout court, infine, l’omosessualità può essere sia accettata, sia biasimata, a seconda del grado di cultura e dell’apertura mentale delle persone.

 

Ecco come come combattere l’omofobia secondo il Dott. Guido Mazzucco, Psicologo, Psicoterapeuta, Presidente della Società Italiana di Psicoterapia per lo studio delle identità sessuali ed esperto di questioni legate all’orientamento sessuale, all’identità ed all’omofobia.

Come combattere e ostacolare l’omofobia: il punto del Dott. Mazzucco

Per combattere l’omofobia credo che sia necessario chiedersi a che cosa serva. Il fatto che esista e che sia così diffusa, soprattutto tra gli adolescenti, dovrebbe portarci a chiederci quali funzioni assolve, a quali bisogni – impropriamente – risponde, per poter offrire delle valide alternative (Graglia, 2012). Credo in particolare che l’omofobia s’innesti all’incrocio di due vuoti specifici: la mancanza di una cultura del piacere, del corpo e del contatto – da un lato –  e il bisogno di appartenenza, ad un gruppo e alle sue norme, dall’altro. Dobbiamo tenere presenti entrambi questi livelli per poter fare qualcosa di realmente efficace.

I giovani non hanno occasioni, modelli e spazi di confronto per parlare non solo di omosessualità ma anche di sessualità tout court, che raramente viene compresa all’interno dei programmi educativi e formativi. Non parlarne, di omosessualità, evoca messaggi negativi tanto quanto il parlarne. Il giovane, etero o omo che sia, impara che su questo argomento è meglio tacere. Combattere l’omofobia parte, prima ancora che da interventi specifici volti a ridurla, proprio dal nominare l’omosessualità. Questo è possibile farlo se, contemporaneamente, si tiene presente il bisogno dei ragazzi di individuare valori di riferimento con cui identificarsi. Solo con questa sicurezza possono accogliere  la differenza non come una minaccia alla loro identità (in formazione).

Ciò a cui mi riferisco è in particolare l’omofobia sociale. Altri tipi di omofobia, da quella individuale a quella interpersonale ed istituzionale, si collocano su piani differenti e solleciterebbero altri tipi di considerazioni. Oggi, poi, in molti preferiscono usare il termine “omonegatività” rispetto a quello di “omofobia”, sebbene più diffuso di “impatto”, non essendo sempre possibile considerare l’avversione nei confronti delle persone omosessuali come una reazione di tipo fobico, dettata cioè – in poche parole –  dalla paura”.

Da come combattere l’omofobia ai matrimoni omosessuali

Come combattere l'omofobia

Come combattere l’omofobia

“Si tratta di un tema talmente vasto che meriterebbe una trattazione a parte: qui necessariamente dovrò limitarmi a dei brevi cenni. Vorrei tentare di rispondere a questa domanda affrontandola a partire dalla questione della genitorialità omosessuale. Per evitare la tentazione di cadere nel dogmatismo inscalfibile che non ammette dubbi o contraddittorio oppure, dall’altro, di esprimere semplicemente un mio pensiero personale.

  • qual è la realtà della genitorialità omosessuale per come si presenta oggi, nei paesi in cui è meglio conosciuta ed osservata?
  • quali sono i dubbi e le obiezioni che più spesso emergono a riguardo?
  • che cosa ci dicono in merito oltre vent’anni di ricerche e di osservazione diretta?

Il primo aspetto mi sembra importante perché permette di partire dall’evidenza:

I genitori omosessuali sono sempre esistiti (ed esisteranno). Per la maggior parte, hanno concepito e allevato figli all’interno di matrimoni con persone di genere diverso, perché questa era, e spesso è ancora, l’unica forma possibile di famiglia. Oggi sono molte le coppie omosessuali con figli “di primo letto”, avuti da precedenti relazioni eterosessuali. Tra le generazioni più giovani, invece, sono sempre di più le coppie di uomini o di donne che scelgono di avere figli all’interno della loro relazione attuale, attraverso l’adozione, l’affido o la fecondazione. Questa realtà di fatto, composita, nel nostro Paese è priva di regolamentazione. Il secondo aspetto, riguarda le obiezioni che più spesso vengono sollevate in merito alla genitorialità omosessuale. Tra le più frequenti abbiamo: “il bambino deve avere una figura femminile ed una figura maschile di riferimento”, “le persone omosessuali non sono in grado di crescere dei figli”, “i figli hanno più problemi psicologici o hanno più probabilità di diventare omosessuali”, “per fare un figlio ci vanno un uomo e una donna” e “gli omosessuali devono fare i conti con i limiti imposti dalla loro condizione”.

Occorrerebbe affrontare nello specifico punto per punto. In ogni caso, come afferma Lingiardi (2007), la sintesi che possiamo ricavare da vent’anni e più di ricerca scientifica in merito è che ognuna di queste preoccupazioni si è rivelata infondata. I figli di genitori omosessuali sono psicologicamente sani e adattati in percentuali sovrapponibili a quelle attribuibili ai figli cresciuti all’interno di famiglie eterosessuali, senza peraltro mostrare un’incidenza maggiore di omosessualità o problemi legati all’identità di genere.

L’American Psychoanalytic Association ha deliberato nel 2002 la seguente dichiarazione ufficiale (cit. in Graglia, 2012): Le evidenze acquisite suggeriscono che il miglior interesse per il minore è un genitore competente, che sappia educarlo e accudirlo. La valutazione di un individuo o di una coppia per queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Le persone omosessuali e le coppie dello stesso genere, essendo in grado di soddisfare il miglior interesse del bambino, dovrebbero avere gli stessi diritti e la stessa responsabilità dei genitori eterosessuali.

Su “Pediatrics” vengono analizzati gli effetti delle leggi riguardanti il matrimonio, le unioni civili e il partenariato domestico, sulla salute e sul benessere dei bambini (2006, in Graglia, 2012): Il matrimonio civile è uno status giuridico che promuove la salute delle famiglie conferendo un fondamentale sistema di diritti, di benefici e di protezioni che non possono essere ottenuti in altri modi. Il matrimonio civile può contribuire a promuovere la sicurezza finanziaria e giuridica, la stabilità psicosociale e un senso di aumentata accettazione e di sostegno da parte della società. Il riconoscimento giuridico dei coniugi può aumentare la capacità nelle coppie di adulti di scambiarsi supporto e cura, favorendo la creazione di un ambiente sicuro per i loro figli. I bambini che sono allevati da genitori sposati civilmente beneficiano dello stato giuridico riconosciuto ai loro genitori. Omosessuali crescono i loro figli nonostante questa situazione e continueranno a farlo in futuro; la questione è se questi bambini saranno cresciuti da genitori che hanno diritti, i benefici e le protezioni del matrimonio civile. Che siano donne o uomini, eterosessuali o omosessuali, i genitori che si dimostrano coscienziosi e incoraggiano alla crescita sono buoni genitori. I diritti, i benefici e le protezioni del matrimonio civile permettono di rafforzare ulteriormente queste famiglie”.

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