Organizzare studio e lavoro: come fare e cosa fare senza stress

Redazione Controcampus 30 Marzo 2013

Sono sempre di meno i nuovi iscritti alle Università italiane e sempre di più gli studenti che decidono di trovarsi un impiego lucrativo, trovandosi a dover affrontare nel contempo studio e lavoro.

Per guadagnare qualcosa gli  gli studenti cercano perlopiù lavori part time e stagionali.

Secondo i dati forniti dall’Istat nella quarta indagine sui percorsi di studio e lavoro dei diplomati, la percentuale degli studenti lavoratori varia tra il 20 e il 30 per cento del totale degli studenti, a seconda della posizione geografica degli Atenei. In generale, nelle regioni del Nord Italia la percentuale di studenti che affronta studio e lavoro supera il 30 per cento, in quelle del Centro è intorno al 24 per cento, mentre in alcune regioni del Sud è inferiore al 20 per cento. Inoltre l’Istat ha registrato un aumento degli studenti lavoratori nelle università italiane.

Sebbene si stia parlando perlopiù di giovani pieni di energia inesauribile che affrontano studio e lavoro, ci sono giorni in cui la stanchezza si fa sentire. Nonostante tale vita frenetica molti studenti riescono a conciliare benissimo studio e lavoro.

Vogliamo scoprire qual è il segreto per conciliare studio e lavoro: come fare e cosa fare per non incorrere in situazioni di stress in situazioni di studio e lavoro.

E’ la dottoressa Carla Pompilii:  psicologa e psicoterapeuta ad indirizzo fenomenologico esistenziale che risponderà alle nostre domande e ci aiuterà a capire come affrontare situazioni difficili per chi vive lavoro e studio.

Per molti studenti come Mariagrazia il percorso di studi è fatto da molti sacrifici. Rette universitarie, affitti, bollette. Questo porta gli studenti a dover risparmiare sulle spese e a cercare un lavoro per sostenersi autonomamente. Di conseguenza uno stile di vita del genere non è facile per lo studente che mette a dura prova il suo stato fisico e mentale. Come conciliare studio e lavoro?

“Sicuramente la situazione dello studente lavoratore non è semplice e richiede inevitabilmente delle buonissime capacità di organizzazione. Ovviamente a seconda del lavoro che una persona è portato a svolgere, quindi chi svolge un lavoro part-time ha certamente più possibilità di potersi organizzare avendo a disposizione più ore del giorno, quindi giustamente il carico e la pressione diminuiscono.”

“E’ direttamente proporzionale la cosa. Ovviamente la situazione peggiora quando c’è una famiglia alle spalle o quando per esempio c’è un impiego full time, per cui i momenti per studiare si riducono alla sera  o nel weekend, momenti che generalmente una persona li dedica  di solito allo svago, agli amici e alla famiglia.”

“Quindi significa sacrificare molti di questi aspetti che sono le cose che nutrono le persone, le rasserenano. Per cui dovendo rinunciare a tutto questo diventa una sorta di sacrificio.  La cosa migliore, se una persona può scegliere, è avere un impiego magari part-time di modo da poter organizzare la giornata in maniera più ottimale possibile.”

“Di certo è importante sfruttare la possibilità di lavorare nel campo in cui poi un giorno si vorrà andare  sviluppare la propria professione. Per esempio fare l’aiutante in uno studio professionale, il segretario, comunque qualcosa del genere potrebbe essere utile, perché si continua a studiare sul luogo del lavoro.”

“Oltre alle buone capacità organizzative, una cosa molto utile è ovviamente la motivazione, ma questo vale sia quando si ha un impegno universitario fine a sé stesso, sia quando si ha anche un impegno lavorativo. Quindi più una cosa ci appassiona, più gli argomenti ci appassionano, ci piacciono e ci coinvolgono e più facile è riuscire  a sacrificare delle ore anche di sonno e di tempo, così da poter riuscire a completare gli esami e lo studio.”

La mancanza di sonno potrebbe essere un effetto negativo per la salute dei giovani studenti?

“Non solo per la salute, ma la mancanza di sonno non aiuta alla memoria. Quindi ad un certo punto diventa controproducente. Poi un’altra cosa fondamentale è quella di non essere perfezionisti.”

“Nel senso che magari lavorare full-time e poi prendere tutti 30 significherebbe ammalarsi. I lavoratori, non dico che debbano accontentarsi di tutti 18, però avere una sorta di atteggiamento non troppo perfezionista può aiutare ad affrontare la cosa. Se io mi dedicassi solo allo studio magari potrei pretendere da me tutti 30, se sto facendo altre cose, magari ho anche una famiglia, quindi comunque mi accontento del massimo che posso fare per riuscire a superare gli esami, poi se sono dei 30 sarò felice di prenderli, se sono dei 25 o dei 22 capirò come mai.”

“Essere non troppo perfezionisti e riflessivi nei confronti di sé stessi, sono dei parametri psicologici fondamentali per riuscire ad affrontare al meglio delle situazioni difficili. E’ importante concedersi delle pause, cioè vivere la propria vita con troppo senso del dovere tra lavoro e studio, senza concedersi mai uno stacco è eccessivo.”

Come possono conciliare i ragazzi lo studio e lavoro  specie se quest’ultimo non li appassioni, cercando comunque di ottenere ottimi risultati  senza stress e senza conseguenze fisiche e mentali.

“Già se intraprendiamo un qualcosa che non ci appassiona diventa difficile concludere il percorso universitario. Infatti di drop-out ce ne sono tantissimi, cioè la dispersione scolastica. C’è un’alta percentuale di persone che non terminano la carriera accademica”.

“Per finire l’Università ci vuole un motivazione molto forte nonostante si abbia bisogno di portare avanti un lavoretto per gestire le proprio spese, già così è difficile se non si ha la passione, o non si hanno le capacità. Perché non tutti hanno le capacità di reggere lo stress dell’Università e degli esami.”

“Dipende molto dalla persona ma anche dai metodi di studio che magari il ragazzo ha sviluppato nel tempo durante gli anni di studio alla scuola superiore o medie. Un connubio di capacità, un connubio anche di capacità a livello di relazioni, perché consideriamo un ragazzo che ha una situazione psicologica di lontananza dalla famiglia e deve ricreare tutta la sua rete amicale all’interno dell’Università e in più deve imparare a gestirsi”.

“E’ una situazione molto delicata. Considerando anche questo aspetto, molte persone non riescono a completare il percorso, molti sbagliano indirizzo. Cioè molte persone magari scelgono qualcosa perché condizionati dai genitori o perché poco convinti e quello è un errore madornale.”

“Aspetterei per capire esattamente cosa si vuole fare, piuttosto che buttarsi in una Università che non convince. Perché è molto importante fare qualcosa per cui abbiamo una buona propensione. Questo è già fondamentale. Poi se ci si aggiunge un deterrente come il lavoro, quindi è un qualcosa che ci può impedire di portare a termine gli studi”.

“Perché vuoi che siamo troppo affaticati, vuoi che abbiamo due soldi in tasca, quindi ci si sente già autonomi,  e quindi un po’ l’Università perde di valore. Passare la vita a fare un lavoro che non ci piace significa arrivare a soffrire. Quindi molto più semplice è lavorare in un campo che amiamo. Quando decidiamo di studiare  e di conseguenza ci formiamo per  diventare qualcosa, apprendendo così una professione, per forza ci deve essere un minimo di amore per lo studio.”

Come far prevalere l’esigenza dello studio rispetto a quella lavorativa? 

“Dipende sempre dalla persona. Nel senso che, un conto è se uno ha una passione e non la porta avanti per il deterrente economico, in quel caso ovviamente ci può essere anche un ritorno poi a questa prima infatuazione in età più avanzata, poi però non avendo più la mente fresca diventa più stressante.”

“E’ vero che la cultura la si può formare in altri modi, leggendo dei buoni libri e facendo delle esperienze, viaggiando, confrontandosi con le  persone e con il mondo. Se il titolo universitario non è finalizzato al lavoro tutto perde di senso”.

“Se io il lavoro già ce l’ho e riesco, la cultura me la posso fare anche da solo. Il problema del titolo è che se non si è laureati oggi sembra che c’è qualcosa che manca; più che altro è una sorta di status sociale quella di essere laureato. Una volta affrontata l’aspettativa degli altri io mi metto in confronto con quello che io voglio per me.”

Come ottimizzare lo studio? E’ bene studiare di sera?

“E’ bene studiare di sera, però ognuno deve cercare il proprio ritmo. Cercare di trovare qual è il proprio momento ideale, spesso molte persone si dedicano la sera e se non dà i giusti frutti bisogna scegliere altri momenti, come la mattina oppure durante la pausa pranzo. Perché per forza sono questi i momenti di tranquillità in cui uno studente lavoratore può ritagliarsi dei momenti per leggersi qualche capitolo.”

Come valorizzare i momenti in cui si è poco attivi intellettualmente? Come massimizzare il tempo e lo studio?

“Ognuno di noi utilizza dei metodi, però in realtà io trovo quello di fare riassunti o fare degli schemi molto impegnativo e dispersivo.

“Quando una persona lavora ha bisogno di ottimizzare i tempi e di trovare dei metodi veloci, la memoria funziona così con la ripetizione e funziona anche a volte in alcuni soggetti con la memoria fotografica”.

“Quindi io personalmente quando frequentavo l’Università invece dei riassunti a mano, che richiedevano tantissimo tempo, prendevo la matita quella rossa e blu e mi ha aiutata tantissimo perché io memorizzavo dei stralci importanti, però ripetevo molto ad alta voce”.

“Ognuno deve trovare i suoi metodi. Io utilizzavo tutte le memorie possibili: uditiva, visiva e logica/razionale, dei concetti.  Quindi se non mi aiutava il concetto mi aiutava la memoria fotografica. Lavorando non si può pretendere di fare gli schemini, perché si ha poco tempo quindi bisogna studiare avendo poco tempo”.

“Per cui è necessario scremare da qualche parte. Provare vari metodi e vedere cosa succede, tanto gli esami sono tanti, quindi lo studente prova ciò che secondo lui è più congeniale, trovare il proprio metodo di studio.”

“Ognuno ha le sue caratteristiche, ognuno ha le sue capacità, ognuno ha le sue passioni e propensioni, siamo tutti diversi siamo unici nella nostra diversità, per cui ognuno deve cercare di trovare la cosa migliore per sé. Seguendo magari queste indicazioni, sapendo che la memoria funziona con la ripetizione, ci arrendiamo al fatto che più volte ripetiamo  e più ce lo ricordiamo. Arriviamo all’esame se abbiamo potuto ripetere 10 noi renderemo per 10, se abbiamo potuto ripetere 100 renderemo per 100.”

“Cercare di capire quali sono le proprie passioni, perché ognuno di noi ha i propri interessi ed è molto più facile inseguirli  e di conseguenza riuscire a fare delle cose gratificanti. A volte ci sono persone che cambiano indirizzo più e più volte, non avendo chiaro chi sei e cosa vuoi fare, o comunque ti lasci un po’ sedurre da tutte le possibilità che ci sono.”

La risposta per conciliare studio e lavoro è dentro ognuno di noi, se ci pensiamo bene già lo sappiamo chi possiamo e vogliamo essere. Certo è che il dubbio è legittimo e sano, l’importante è che non ci porti a perdere tanto tempo. 

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto