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5 marzo 2013

Tar salva lo Statuto di Ateneo dell’Università di Palermo

Università di Palermo – Tar salva lo Statuto di Ateneo dopo il ricorso del ministero. Il rettore: “Convinta soddisfazione per le scelte fatte”

Pubblicata la sentenza del Tar sullo Statuto dell’Università di Palermo dopo il ricorso avanzato dal Miur, il ministero dell’Università. Il tribunale amministrativo ha sostanzialmente accolto le scelte dell’Ateneo, la cui “carta fondativa” resta pienamente valida. Il rettore Roberto Lagalla esprime “convinta soddisfazione in ordine alle scelte che, nel tempo, sono state adottate in materia di revisione statutaria” e si dichiara “certo che il connesso processo di adeguamento potrà essere proseguito in linea con le previsioni e in coerenza con i principi di partecipazione e rappresentatività democratica che hanno guidato,  in Ateneo, le politiche di attuazione della legge 240 del 2010”.

In particolare, i giudici del Tar hanno ritenuto infondata la censura ministeriale sulla modalità elettorale per la selezione dei componenti del Consiglio di amministrazione, “posto che il principio democratico discende dalla Costituzione e si applica sicuramente alla provvista diretta o indiretta del personale per gli organi che hanno un’espressa responsabilità politica e amministrativa”. Tar salva lo Statuto di Ateneo

Il secondo motivo di ricorso – relativo alle disposizioni transitorie nella parte che riguarda la competenza del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione in materia di modifica o disattivazione dei dipartimenti pre-esistenti – è superato dalla conclusione del processo di riassetto dipartimentale e dalla condotta dell’amministrazione che, in pendenza di giudizio, aveva comunque provveduto ad acquisire la formale deliberazione di entrambi gli organi di governo.

Il ricorso del ministero è stato solo accolto in un punto,  quello che riguarda la rappresentatività all’interno dell’organo deliberante delle strutture di raccordo (i nuovi organismi che sostituiranno le facoltà): secondo il Miur, i coordinatori dei corsi di studio devono farne parte in numero ristretto, l’Ateneo invece li aveva ammessi tutti. “Con limitato riferimento a questo aspetto – dice il rettore – si rende ora necessario investire gli organi di governo accademico per pervenire agli adeguamenti. Questa esigenza non interferisce, in alcun modo, con la fase corrente di applicazione dello Statuto”.

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