• Google+
  • Commenta
24 agosto 2013

Il suicidio tra i giovani: Michele racconta la sua esperienza, “volevo farla finita”

Il suicidio tra i giovani
Il suicidio tra i giovani

Il suicidio tra i giovani

Le cause del suicidio tra i giovani: come prevenirlo curarlo, esperienza di chi ha tentato il suicidio e si è salvato. Consigli!

Ansie e paura di non farcela che ricorrono in mille storie di ragazzi come noi.

Come Michele Vitale (26 anni), che solo un anno fa ha tentato di togliersi la vita e che oggi ha deciso di regalarci la sua esperienza e di parlarci del suicidio tra i giovani.

Comprendere le cause del suicidio tra i giovani e il contesto in cui l’idea suicida può germogliare significa anzitutto investigare la personalità dell’adolescente e il suo “mondo interiore”, quasi sempre incompiuto e fragile.

A mancare nell’aspirante suicida sono le due dimensioni portanti dell’identità: sviluppo morale e dimensione relazionale.

Il suicidio tra i giovani: esperienza di chi ha tentato il suicidio e si è salvato in extremis

“Credo che tutto sia iniziato quando avevo 20 anni. All’epoca mi ero diplomato da poco e avevo conosciuto quella che oggi è mia moglie, Rosa. Lavoravo in un’officina meccanica, ovviamente in nero, e con uno stipendio da fame. Per questo la scelta di andare a vivere dai miei fu quasi obbligata.

Un prefabbricato post terremoto, un buco invivibile, specie se devi crescerci un figlio (anzi due). 

L’idea di diventare padre se da un lato mi riempiva di orgoglio e sogni, dall’altro mi terrorizzava incredibilmente. Non mi sentivo pronto. Avevo da poco conquistato la mia indipendenza.

Non riuscivo ad essere affettuoso con la bambina, Antonia, né amorevole con mia moglie. Non mi sentivo né padre né marito. Ma solo un bambino intrappolato in una vita che non avevo scelto davvero.

“Cominciai a scappare di casa tutte le volte che potevo (bar, videopoker, calcetto ecc). Avevo accumulato debiti ovunque (ho anche venduto le fedi).”

“Poi il secondo figlio, Lucio. Stavolta “programmato”, come pezza, mi spiace dirlo, di un rapporto che non si manteneva più in piedi. La mazzata definitiva è arrivata col licenziamento. Mi sentivo finito. Per due anni ho vissuto da parassita, riducendomi uno straccio. Non mi importava più di nulla e di nessuno. Un giorno non ce l’ho fatta più. Ho scritto una lettera a mia moglie. Scrissi che ero stanco di vivere, che non l’amavo, che non volevo deludere più nessuno. Era meglio che morissi, così forse lei si sarebbe rifatta una vita e i miei avrebbero pianto un morto invece che un fallito vivo.

Il suicidio tra i giovani: prevenzione e cura, come evitarlo

Così ho fatto scorta di alcolici e sono andato al centro commerciale a comprarmi un tubo da collegare alla marmitta della mia panda. Volevo uccidermi col gas, da vigliacco, ubriacarmi e addormentarmi per sempre senza soffrire. Ma fortunatamente (ora posso dirlo) il piano è andato storto. Una pattuglia di carabinieri si è accorta della mai guida “”sbilenca” e mi ha costretto a fermarmi, mandato tutto all’aria. Ed adesso sono qui a raccontartelo”.

“In una famiglia in cui non c’è mai stato dialogo, nemmeno a tavola, è difficile scambiarsi parole che non siano passami il sale o versami l’acqua, figuriamoci captare un’intenzione suicida. In realtà gli indizi c’erano tutti: mi rinchiudevo in camera per delle ore, incollato al pc, non mangiavo più con gli altri, dormivo poco e male, dimenticavo compleanni ed anniversari dei miei figli, ero nervoso, umorale. Scattavo per niente. Mio figlio mi veniva vicino per giocare e io lo allontanavo sbattendo la porta. Mi trascuravo, ero diventato un barbone. Niente barba, niente bagno. Zero. Volevo solo starmene per conto mio, senza vedere nessuno.”

“Gli amici non mi hanno cercato e io non cercavo loro. Chi si porta dietro un morto di fame? Ero inavvicinabile. Agli altri importava solo che trovassi un lavoro e facessi l’uomo di casa. Che fossi infelice non importava a nessuno. È complicatissimo rimotivare uno in quello stato, restituirgli la voglia di vivere. Pensavo che non ce l’avrei mai fatta. E invece mia moglie prima e il mio medico di famiglia mi hanno tirato fuori dalla sabbie mobili, aiutato ad aprirmi con uno specialista.

Il suicidio tra i giovani ed i motivi ecco perchè si decidere di suicidarsi

“Ognuno ha le sue paure. Tuttavia di noia di vivere intorno, specie tra ragazzi, ne vedo parecchia. È come se la respirassi. Vivere oggi è una sfida continua. Siamo immersi in una realtà dove tutto è là, su un vassoio d’argento. Aspetta solo che l’afferri, tra uno sbadiglio e l’altro. Penso alle mode, ai consumi, ai miti della tv e di internet, dove tutto è bello e possibile. La realtà, però, è che ci hanno fregato. Siamo una generazione sola, più sola di quanto siamo disposti ad ammettere. Prendi il lavoro, come nel mio caso. Studi una vita e ti ritrovi a fare la gavetta.”

“Finisci la gavetta e ti sbattono la porta in faccia perché sei vecchio o, alla meno peggio, finisci in lista d’attesa con gli altri illusi. Oppure hai un lavoro, poi ci si mette la crisi, e hai smesso di pagare mutuo, bollette, pannolini e ti ritrovi più pezzente di prima. Nessuno è quello che sogna di diventare, altri nemmeno sanno cosa vogliono dalla vita. Non esistono più certezze. I genitori si lasciano, i figli fanno da soli e male.

Ti nascondi con la faccia dietro lo smartphone o dietro un pc e nessuno si guarda più negli occhi. Vedo pochissima solidarietà, specialmente tra ragazzi. Ognuno pensa per sé e i rapporti sono sempre più poveri e occasionali. Non ci si fida nemmeno più di se stessi perché non ti insegnano più a volerti bene per quello che sei. A capirti prima di capire gli altri. E così amarti ed amare chi ti sta vicino. Un passo indietro non farebbe male secondo me”.

Il suicidio si può evitare: consigli di chi è riuscito a salvarsi 

“I consigli non sono il mio massimo. Di buone ragioni per ammazzarsi ce ne sono! Ma ce ne sono di più e di più valide per continuare ad andare avanti. E se non ce l’hai te le costruisci. C’è sempre un buon motivo per svegliarsi al mattino: tua moglie che prepara la colazione, i bambini che ti tirano la manica del cappotto e ti pregano di non andare a lavoro ecc. Ai ragazzi dico di non buttarsi via. Lottare fino in fondo, trovare la forza di gridare i propri bisogni, le proprie paure, le debolezze. Qualcuno li ascolterà. E se non vi ascoltano gridate più forte. Riappropriatevi di voi stessi, siate curiosi, non fermatevi a quello che sentite e vedete.

“Spesso è meno buia di quello che sembra. Non lasciamoci scorrere la vita addosso come se fosse già tutto deciso. Nulla è scontato. Ai genitori dico di aprire gli occhi, di ascoltare i silenzi più che le chiacchiere. Di lasciarsi prendere meno dal lavoro, dalle partite, dall’estetista e più dai bisogni dei ragazzi. Goderseli crescere, trasmettere positività e valori sani con il loro esempio.

Questa è la prima di tutte le cure: la prevenzione. Essere presenti sempre, ad ogni costo senza mai rimandare a domani. Mi piace ricordare una frase. Non ricordo dove l’ho sentita, letta o cosa. La frase fa più o meno così. Ognuno di noi ha due vite. La seconda inizia quando capisci che di vita ce n’è una soltanto. Una bella morale che insegnerò sicuramente ai miei figli”. 

In collaborazione con Matteo Napoli

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy