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15 luglio 2013

Lotta alla dipendenza da Gioco. Regolamento contro il gioco d’azzardo: proposta di legge a Susy De Martini

Gioco D'azzardo

Lotta alla dipendenza da Gioco: le Regioni insorgono contro il gioco d’azzardo: ecco le proposte di legge 

Lotta alla dipendenza da Gioco

Lotta alla dipendenza da Gioco

Nei primi giorni di luglio, a Milano, presso il Pirellone, quartier generale della Regione Lombardia, è stata illustrata una proposta di legge contro la dipendenza da gioco edulcorata da due principi catartici: tolleranza zero verso i concessionari e dovere morale nei riguardi dei cittadini.

L’inasprimento delle regole e la rimodulazione della gestione degli esercizi commerciali contro la dipendenza da gioco d’azzardo, traggono origine dall’esigenza di lenire i rischi territoriali legati al business delle macchinette del gioco d’azzardo e, al contempo, di tutelare, attraverso corrette campagne di prevenzione, le categorie sociali più deboli.

Ad accogliere, di buon grado, la proposta di legge contro la dipendenza da gioco d’azzardo presentata dall’Assessore Viviana Beccalossi, è stata l’Onorevole Susy De Martini, Europarlamentare (Pdl) del Gruppo Ecr, neurologa e scienziata di fama internazionale. Secondo la De Martini, si tratta di una legge importante che andrebbe formulata su piano nazionale, al fin di ridurre le deleterie conseguenze legate alla ludopatia: “un disturbo patologico, di cui si parla troppo poco, che può arrivare a rovinare la vita”. Al di là della legge regionale, gli amministratori del Pirellone hanno dichiarato che, a breve, presenteranno anche una  proposta di legge nazionale in Parlamento.

Lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo

Di recente, ad un anno di distanza dall’inizio della campagna caldeggiata da Don Andrea Gallo e supportata da diverse Regioni, quali Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, è stato costituito un Gruppo Interparlamentare contro il gioco d’azzardo e la lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo. Nato su proposta del deputato Lorenzo Basso (Pd), il Gruppo ha quale obiettivo nevralgico la stesura di una proposta di legge che regolamenti e stabilisca, a livello nazionale, dei limiti relativi all’esercizio del gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo simboleggia una delle principali piaghe sociali del Bel Paese

Nella nostra società postpanottica, la dipendenza dal gioco d’azzardo rappresenta, senza alcun dubbio, un problema non del tutto banale. Talvolta, infatti, il gioco può tramutarsi in una vera e propria dipendenza capace di inibire ed erodere l’anima e la coscienza dell’individuo, dando vita a gesti estremi come il suicidio. La passione per il rischio non è un virtuosismo, ma una moda che purtroppo tende ad innescare un inconscio meccanismo d’assuefazione, deleterio per la psiche e per le tasche delle persone.

Aumentano a ritmo inesorabile le vittime da dipendenza da gioco d’azzardo in Italia

Il fulcro nevralgico del problema della dipendenza da gioco d’azzardo alberga nella ludopatia.

La ludopatia è una forma di dipendenza psicopatologica caratterizzata dall’osmosi tra gioco e produzione di dopamina. Nei pazienti affetti da ludopatia, infatti, il cervello non smette di secernere l’ormone (dopamina), generando una costante ed illusoria sensazione di piacere. In tal modo, i giocatori travalicano i confini del proprio mondo, dimenticandone i problemi e concentrandosi soltanto sul gioco.

Stando ad alcune statistiche, l’Italia sarebbe il terzo Paese nel Mondo per volume di gioco. Secondo uno studio condotto dall’Associazione “Libera” di Don Ciotti, in Italia l’industria del gioco d’azzardo fattura circa 86 miliardi di euro annui, 10 dei quali afferenti al mondo della criminalità organizzata. Stando ai dati relativi al dossier pubblicato da “Libera”, nel Bel Paese esistono 800.000 persone dipendenti dal gioco d’azzardo, ognuna delle quali, nel tentativo di farsi baciare dalla Dea Bendata, spende circa 1270 euro all’anno (la media tiene conto anche dei neonati).

In un simile contesto economico-sociale non dovrebbe apparire del tutto illogica la scelta di porre un freno all’incremento di nuovi e deleteri scenari di miseria e precarietà. Le istituzioni dovrebbero dissuadere le categorie a rischio dalle infauste luci delle slot machine. I cittadini-consumatori dovrebbero esser resi edotti in merito alla pericolosità insita nel gioco d’azzardo attraverso un’informazione costruttiva ed utile.

Al fin di far luce sull’importanza della legge contro il gioco d’azzardo e la dipendenza da gioco d’azzardo abbiamo deciso d’intervistare l’Onorevole Susy De Martini, Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Neurologa, Scienziata e Giornalista Pubblicista.

Onorevole De Martini, qual è la Sua opinione in merito alla Legge “tolleranza zero” varata dalla Regione Lombardia? Crede che una legge nazionale contro il gioco d’azzardo sia un dovere morale, oltre che politico, verso i cittadini italiani e verso la dipendenza da gioco d’azzardo?

“Le faccio una breve premessa. Io sono medico e neuropsichiatra. Quindi capisce perché questo è un tema che mi tocca particolarmente. I cittadini diventano pazienti quando sviluppano la patologia. In tal modo, vengono spesi soldi non solo pubblici, ma anche privati, cioè dei cittadini, in un momento di grandissima crisi come quello attuale. In un momento in cui le famiglie fanno fatica a mantenere il loro bilancio anche solo per sostenere le spese di casa. Secondo una recente statistica, gli italiani non si curano più in prevenzione, quindi non vanno a fare le visite perché ritenute inutili. Ma tali visite, invece, possono prevenire disturbi molto gravi come il diabete e l’ipertensione che poi procurano danni irreparabili alla salute.

Pertanto, la prevenzione deve iniziare a mio avviso dalle scuole, facendo capire ai ragazzi che il gioco è importante quando la competizione è equa. Nessuno si sogna di giocare una partita di calcio con una squadra di 11 contro una di 30 persone. Il gioco d’azzardo è come giocare una partita da soli contro un milione di persone. Le probabilità di vincere infatti sono bassissime, altrimenti non esisterebbe il gioco d’azzardo. Questo esempio serve a far capire ad un ragazzino che l’azzardo non è un gioco ma è un massacro. Quando, invece, si esalta il concetto di gioco come rischio, si ha la patologia. La patologia si manifesta quando il rischio diventa qualcosa di bello, gratificante ed emotivamente valido. La patologia incomincia laddove il cittadino, che a questo punto diventa paziente, non capisce più che è una lotta impari, un massacro, considerando il gioco quasi al pari di una sfida volta a migliorare se stesso. Un eroismo al contrario, perché le scelte eroiche sono quelle che devono portare alla vittoria.

Il gioco d’azzardo è un eroismo al contrario, un gioco impari che ha per avversario addirittura una macchinetta. Ed è incredibile che lo Stato non abbia ancora creato una legge che protegga i cittadini. Qualche tempo fa in televisione andavano in onda degli spot pubblicitari che incentivavano il gioco. E credo che un Paese civile non possa e non debba assolutamente alimentare simili comportamenti. Quindi, ben vengano le iniziative di singoli governatori, ma credo che debba esserci anche una iniziativa nazionale e, soprattutto, una prevenzione che nasca dalle scuole e che sia in grado di rendere edotti i più giovani in merito all’importanza di un gioco equo, che possa contribuire allo sviluppo della nostra mente e di un sano spirito di competizione”.    

Gioco D'azzardo

Gioco D’azzardo

La dipendenza da gioco d’azzardo è una delle nuove piaghe sociali italiane. Onorevole De Martini, potrebbe renderci edotti in merito alla ludopatia?

Tutte quelle che sono denominate, in un campo più vasto, coazioni o costrizioni a ripetere, ovvero situazioni in cui la persona non riesce più a fare a meno di un determinato contegno perché sente un impulso interiore talmente forte che quasi lo costringe a ripetere. Al di là del gioco che diventa ludopatia, purtroppo esistono delle situazioni anche più gravi. Per esempio la cleptomania cioè la coazione a ripetere e quindi a rubare nei negozi. Ma ci possono essere anche delle pulsioni più gravi. La ludopatia rientra nell’ambito di quelle patologie ossessive che vanno curate con la psicoterapia e, a volte, anche con i farmaci”.

Come giudica la diffusione del gioco d’azzardo?

“Credo che la ludopatia sia diffusa in tutte le fasce d’età. Purtroppo esistono molte persone anziane che entrano nei bar per giocarsi la pensione tra macchinette e gratta e vinci. Credo che gli amministratori locali potrebbero impegnare il tempo di queste persone attraverso diverse attività d’utilità sociale. Ad esempio, impiegandole nelle scuole a raccontare le tradizioni dei vari paesi. Le persone anziane rappresentano un immenso patrimonio culturale e dovrebbero esser tenute alla larga dalla ricerca di tali soluzioni miracolistiche.

Secondo alcuni dati statistici, il gioco d’azzardo aumenta quando le economie sono in crisi. Si tratta di un paradosso. La ricerca delle soluzioni miracolistiche è direttamente proporzionale alla crisi economica. Mi piace riferire la frase del filosofo indiano Tagore: ‘Non esiste una notte tanto buia da impedire al sole di sorgere ancora’. Ma non dobbiamo oscurare il sole, e dobbiamo impedire alle persone di pensare che le macchinette truffatrici e mangiasoldi rappresentino una speranza. Tra l’altro, non bisogna dimenticare che, grazie all’appoggio di alcuni partiti politici, chi ha lucrato su queste macchinette non ha pagato neanche le tasse a noi contribuenti. In principio, infatti, queste macchinette non erano collegate con il Ministero dell’Economia. Per un certo periodo di anni, dunque, i concessionari hanno guadagnato ingenti somme di denaro senza pagare le tasse. Purtroppo il contenzioso va ancora avanti e, fino ad ora, i Partiti non hanno avuto la forza di recuperare questo enorme patrimonio di soldi rubati”.

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