• Google+
  • Commenta
2 Luglio 2019

Hikikomori: chi sono, perché si isolano e vogliono suicidarsi

Hikikomori
Hikikomori

Hikikomori

Ecco chi sono gli Hikikomori: fenomeno legato ai giovani adolescenti che si isolano e di conseguenza vogliono suicidarsi.

Delle volte succede che per alcuni soggetti il mondo virtuale sostituisce completamente quello reale. E’ quello che accade ai ragazzi in hikikomori.

Ma chi sono gli Hikikomori e cosa fanno? Sono persone che scelgono di isolarsi completamente dal mondo circostante chiudendosi in uno spazio fisico circoscritto. La vita sociale viene annullata completamente. L’isolamento può durare anche anni. 

Questo fenomeno riguarda principalmente i ragazzi di sesso maschile dai 14 ai 30 anni. E’ molto sviluppato in Giappone ma anche in Italia si comincia a porre maggiore attenzione a questo tipo di disagio sociale. I fattori scatenanti sono diversi, da quelli caratteriali a quelli familiari.

Sicuramente gioca a favore del ritiro sociale la dipendenza da internet. L‘associazione “Hikikomori Italia” conta nel nostro paese circa 100 mila casi. 

Negli ultimi giorni si parla molto di questo fenomeno a seguito di una caso di cronaca che ha sconvolto la popolazione torinese e quella nazionale. Un giovane diciannovenne dedito alla cultura giapponese hikikomori ha tentato il suicidio quando gli è stato negato l’uso di internet. Ora lotta tra la vita e la morte.

Nuovo caso di Hikikomori a Torino: tenta il suicidio lanciandosi dal quinto piano

Sabato 29 Giugno. Quartiere Mirafiori di Torino. Un ragazzo di diciannove anni intavola una lite con la madre a causa della sua predisposizione all’isolamento per dedicarsi ai videogiochi. Nella discussione la madre strappa la tastiera del computer dalle mani del ragazzo che ha tentato il suicidio lanciandosi dal quinto piano della sua abitazione. Il giovane è ora ricoverato all’ospedale CTO di Torino in gravissime condizioni.

Secondo alcune testimonianze il diciannovenne era chiuso in casa da alcuni anni, aveva smesso di studiare e non aveva alcuna intenzione di cercare un lavoro. I vicini raccontano di diverse liti tra madre e figlio a causa di questa dipendenza dal computer che lo portava all’emarginazione e al distacco con la realtà. 

Una vicina che si è trovata sul posto al momento dell’incidente ha dichiarato : “Meno male che non l’ho visto cadere. Erano le 15.30 e ho sentito piangere una bambina. Ero a letto, non mi sono voluta alzare. Poi dopo un po’ il pianto non smetteva e ho pensato: ma chi è che non fa smettere sta bimba? Ho capito dopo che era la madre, quando l’ho vista rannicchiata, piccolina. Non riusciva a smettere. E meno male che non ho visto il volo, perché ho sentito il tonfo, fortissimo. Cinque minuti prima ero affacciata alla finestra. Aveva alzato le mani sulle madre già di mattina, sempre per il computer. E oggi pomeriggio di nuovo. Era sempre al pc, dal mattino alla sera. Infatti io non l’ho mai visto in vita via. La prima volta è stato oggi. Quando sono scesa giù e il corpo era per terra”.

Prevenzione e recupero dalle malattie da rete degli adolescenti

In Italia le malattie da rete sono molto diffuse e tra queste ritroviamo l’uso eccessivo di internet che conduce al ritiro sociale.

Si tratta di vere e proprie dipendenze al pari di quella dei videogiochi che recentemente è stata catalogata dall’OMS come una malattia mentale.

Nasce così in Italia il primo servizio di disintossicazione da computer e smartphone chiamato “Digital Life Coaching” che ha come obiettivo l’insegnamento della gestione corretta della tecnologia attraverso un lavoro di rete tra diversi medici. Questo servizio è stato inaugurato a Milano da Cerba Healt Care, gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale.

Riconoscere il disagio è il primo aiuto che si possa dare a questi soggetti. L’inserimento in una rete di protezione e il secondo passo verso la guarigione. Vivere vuol dire interagire all’interno di una comunità. Solo il contatto con la realtà ci può lasciare in vita.

Google+
© Riproduzione Riservata