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24 agosto 2013

Suicidio giovanile e adolescenziale: cause e rimedi in famiglia e a scuola

Suicidio giovanile e adolescenziale
Suicidio giovanile e adolescenziale

Suicidio giovanile e adolescenziale

Ecco cos’è il suicidio giovanile: cause e rimedi in famiglia e a scuola.

Appesi ad una corda, volati a occhi chiusi da balconi e finestre, investiti da treni, coi polsi tagliati nella complicità di un momento cercato e meditato da tempo.

Giovani come tanti, quasi sempre descritti come tranquilli, ma che nascondono nel cuore un senso di oppressione psicologica raccontano gli psicologi per un mondo “fuori misura”. Conviti che la morte li spii ad ogni angolo di strada.

La grande tentazione, il gran salto, l’ultima fuga. Il suicidio tra i giovani si conferma in Europa la seconda causa principale di morte tra gli adolescenti. La prima tra i giovani tra i 25 e i 34 anni. 

A guidare la triste classifica le nazioni industrializzate, in cui il suicidio arriva a essere la seconda o la terza causa di morte tra gli adolescenti e i giovani adulti.

Non fa eccezione l’Italia, dove ad oggi il suicidio rappresenta, tra i giovani sotto i 21 anni, la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Mentre i suicidi adolescenziali costituiscono il 10% dei circa  4000 suicidi totali che si consumano ogni anno.

Nel 2010 sotto i 25 anni (dati Istat 2012) sono 138 i casi di suicidio accertato: 111 maschi e 27 femmine, con un tasso totale di suicidio del 5,1 su 100mila ragazzi. I maschi scelgono, nella maggioranza dei casi, le modalità e gli strumenti più violenti e radicali (impiccagione, armi da fuoco, precipitazione). Le ragazze, invece, “preferirebbero” le intossicazioni farmacologiche o la flebotomia (si tagliano le vene).

Non finisce qui. Sempre secondo l’Oms il 40% dei ragazzi che non riesce a suicidarsi e non riceve un trattamento adeguato fa un secondo tentativo (fra il 30 e 50% dei casi). Dati che raccontano un disagio generazionale senza precedenti. I disturbi psichiatrici centrano statisticamente poco. Gli adolescenti italiani, non sono soddisfatti, soffrono di un’infelicità profonda, arrivando spesso a coltivare come unico sogno quello di rompere con una realtà ostile, in segno di protesta.

Suicidio giovanile e adolescenziale: cause e rimedi in famiglia e a scuola

Comprendere il contesto in cui l’idea suicida può germogliare significa anzitutto investigare la personalità dell’adolescente e il suo “mondo interiore”, quasi sempre incompiuto e fragile. A mancare nell’aspirante suicida sono le due dimensioni portanti dell’identità: sviluppo morale e dimensione relazionale.

Il fattore più incisivo nello sviluppo della condotta suicida rimane ancora una volta la famiglia. Successi ed insuccessi dipendono non solo dai cambiamenti che gli  adolescenti compiono ma anche da quelli che i genitori, se attenti, attraversano insieme ai figli.  I giovani italiani sono spesso prigionieri di situazioni familiari ad alto coefficiente patogeno.

Assenza di  coesione ed integrità del nucleo,  ostilità o indifferenza reciproca tra i genitori e dei genitori rispetto ai figli. Condotte affettivi anomale, problemi di comunicazione, scarso ascolto e sostegno da parte dei genitori, eccessiva rigidità dei ruoli. Cancellazione delle differenze generazionali. Trascorsi di alcolismo e precedenti “esperienze“ suicide in famiglia sono i principali fattori di rischio.

I giovani per diventare adulti responsabili, insorgono gli specialisti, devono imparare a prendere le distanze da mamma e papà. Ma spesso, denunciano, i loro genitori si comportano peggio di loro. Si rifiutano di invecchiare, si comportano da adolescenti capricciosi, accompagnano i figli nello sballo. I giovani hanno bisogno di certezze. E la prima certezza è che gli adulti sono lì ad aggiustare il tiro, a temperare i loro eccessi.

Suicidio giovanile e bullismo scolastico: meglio non seguire il gregge

Altro fattore chiave è quello sociale. È difficile per il giovane non tenere conto del giudizio dei coetanei che, quando porta all’emarginazione, ingenera una sofferenza che può sfociare in atteggiamenti di chiusura e ripiegamento. Oppure in atti impulsivi e scelte inconsulte. Nell’adolescenza l’identità “fanciulla” viene abbandonata per acquistarne un’altra più matura. In questa fase di transizione si è più fragili e si cerca l’approvazione del gruppo. Se il gruppo è assento o  ostile, il livello di vulnerabilità aumenta.

Rispetto ai suoi valori, il gruppo non è disposto a concessioni. Non seguire il gregge richiede infatti un’autostima e una forza interiore che il giovane ancora non possiede. Scatta così la reazione del branco, con le possibilità che variano dalla ghettizzazione più indifferente alla persecuzione più intransigente e “letale”, spesso con la scuola a fare, insieme, da incubatrice e detonatore di queste tensioni altamente distruttive. Si riaccendono così i riflettori sul bullismo, prima causa di suicidio tra i banchi di scuola.

Cause del suicidio giovanile: quali sono e come prevenirle

  • esistenziali: il giovane si sente spento, vive senza preoccuparsi di dare un senso alla sua vita. Non crede più in se stesso e negli altri e si mostra forte nella sua normalità cinica ed apatica. Non depressione vera e propria, ma un’incapacità di innamorarsi della vita.
  • disperazione: strattonato da sentimenti contrastanti che oscillano tra amore ed odio per se stesso, il giovane sperimenta la disperazione per la perdita dell’oggetto del suo desiderio (reale ed astratto). Non mancano neppure casi in cui a dettare il suicidio sono motivazioni “altruistiche”. Spesso il giovane decide di farla finita persuaso di giovare e alleviare, con il suo gesto, la vita dei propri cari, parenti ed amici. Me ne vado, non soffrirete più per colpa mia. Stremo meglio tutti.
  • vendetta/rivincita: frequenti sono poi i casi in cui il “movente” del suicido è riconducibile alla vendetta. Vendetta per l’indifferenza o la cattiveria patite per colpa degli altri. Il peso insostenibile della freddezza altrui, specie se prolungato, può diventare il pretesto di un tentativo di suicidio. Lo scopo? Colpire i responsabili del nostro malessere: genitori,partner, amici, ex fidanzati. Una richiesta d’amore rimasta a lungo inespressa ed inascoltata attraverso cui si cerca di ottenere da morti quello che non si è potuto avere da vivi.
  • ricongiungimento: è la modalità comportamentale propria del giovane che ha subito una perdita o un lutto che ritiene inconsolabile. Col suicidio egli tenta di ricongiungersi con l’amato/a. Pensiamo ai giovani che hanno perso la fidanzata in incidenti stradali oppure familiari in circostanze tragiche e si sentono improvvisamente derubati di un amore esclusivo ed appagante.
Cura e prevenzione del suicidio giovanile

Se è impossibile ricostruire il retroterra psicopatologico di ognuno, si può tuttavia tentare, sulla base dei segnali attraverso cui il disagio si esprime, una sorta di identikit comune. I giovani aspiranti suicidi si sentono svuotati di ogni speranza, parlano di suicidio, seppur metaforicamente, hanno continui pensieri di morte, si allontanano dagli amici, riducono di molto le attività sociali, si vestono e vivono sciattamente, si sentono oppressi da sensi di colpa e vergogna, mostrano cambiamenti di abitudini tendenti all’isolamento, e soprattutto condividono una scarsa stima di sé.

A queste caratteristiche se ne aggiunge poi un’altra, più recente e attuale: una certa fragilità narcisistica che rende i nostri ragazzi ancor più vulnerabili. Essere registi del proprio suicidio, magari postando l’ intenzione suicida, lapidaria o corredata di spiegazione, su Facebook. Un modo per chiedere aiuto, ma anche per staccarsi dallo sfondo, sentirsi protagonisti, per una volta, dopo anni di invisibilità.

Gli indicatori del disagio sociale tra i giovani

Come abbiamo visto, il suicidio si concretizza sempre dopo una serie di segali premonitori. Perciò non va mai banalizzato. Il primo passo, quindi, è imparare a cogliere ed interpretare i sintomi per ridurre i fattori di rischio. È importante, perciò, che il disagio venga prontamente riconosciuto come tale. Non è facile individuare in un giovane segni che funzionino da campanello d’allarme. Esistono, tuttavia, alcuni stati di difficoltà che l’adulto farebbe bene a considerare con attenzione in quanto indicatori di disagio: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, apatia rispetto alle attività quotidiane e alle relazioni, cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel sonno, paura della separazione, difficoltà di concentrazione, bruschi cambiamenti della personalità e dell’umore, condotte a rischio (azioni spericolate in cui il giovane “sfida” da vicino la morte), drastico abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio ecc.

Esistono, insomma, fattori scatenanti e fattori predisponenti cui non solo gli adulti, ma anche i ragazzi sono chiamati a fare attenzione, in un’ottica di mutuo soccorso. Le statistiche dicono che circa il 70-75% dei giovani invia nel periodo che precede il suicidio segnali inconfondibili ai propri coetanei che, se colti, possono salvarli. Amici e compagni di classe rappresentano in questo senso un osservatorio privilegiato. D’altronde si può chiedere aiuto anche senza parole, con gli occhi, senza far rumore.

La prima prevenzione sta infatti in una grande cura del dialogo. Un’apertura e disponibilità autentiche all’ascolto da parte sia dei genitori che dei coetanei, perché il rischio maggiore, si sa, è il silenzio.

Togliersi la vita può anche essere un atto libero ma una libertà che si annulla è in contraddizione con se stessa.

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