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9 luglio 2013

Matrimonio Gay: Prof che celebrano un matrimonio gay in Francia

Matrimonio gay
Matrimonio Gay

Matrimonio Gay

Si sposano in Francia: E’ un matrimonio gay quello delle due professoresse dell’Università degli Studi di Salerno.

Intervista a Giuseppina La Delfa una delle spose.

La legge italiana non lo permette il matrimonio gay ma, oltre confine, per le coppie omosessuali esiste la possibilità di sposarsi legalmente e di celebrare un normale matrimonio gay.

In Francia è stata da poco approvata la legge che approva le unioni delle coppie di fatto e permette i matrimoni gay.

L’Italia, dsul matrimonio gay, è ancora indietro ma c’è chi, spinto dal giusto desiderio di potersi unire, decide di coronare il proprio sogno d’amore nelle terre di Napoleone.

Uno di questi casi è più vicino di quanto si pensa: Giuseppina La Delfa, Presidente di Famiglie Arcobaleno e docente presso l’Università degli Studi di Salerno, e la sua compagna Raphaelle Hoedts, anche lei docente dell’UniSa, entrambe italo francesi, torneranno nella loro terra d’origine per sposarsi coronando, così, il loro sogno d’amore che dura da ben 31 anni.

Il matrimonio verrà celebrato il 5 ottobre c.a. a Lille, luogo dove le due donne sono nate e cresciute. Entrambe hanno atteso fin dal loro trasferimento che l’Italia facesse il grande passo: l’approvazione delle unioni di fatto e permettesse il matrimonio gay. Purtroppo i tempi si sono rivelati più lunghi del previsto e, visti i recenti cambiamento d’oltralpe, Giuseppina e Raphaelle torneranno nella loro terra natia per fare ciò che da sempre hanno sognato, unirsi in matrimonio.

Giuseppina La Delfa, ricordiamo, è Presidente dell’Associazione Famiglie Arcobaleno il cui scopo è dare un sostegno concreto alle famiglie omogenitoriali i cui diritti non sono riconosciuti dalla legge italiana. In Francia, invece, è ammessa anche l’adozione reciproca che permette di riconoscere alle famiglie omogenitoriali tutti i diritti di cui gode una qualsiasi famiglia. La stessa La Delfa ha dichiarato: “In Francia ora è possibile l’adozione reciproca, quindi il secondo passo dopo le nozze sarà vederci riconosciuto un altro nostro diritto, il diritto di essere genitori sia di Lisa che di Andrea“.

In Italia esistono diversi fattori che giocano a sfavore del riconoscimento di famiglie omogenitoriali e, ancor prima di questo, del matrimonio gay. A quanto pare, passerà ancora molto tempo prima che qualcosa cambi in positivo.

Matrimonio Gay: Giuseppina La Delfa dell’Unisa ci racconta la sua situazione personale

È proprio la stessa Giuseppina La Delfa che, in un’intervista, ci regala una panoramica più chiara della loro situazione personale e di quella di tante persone che, come lei e Raphaelle, non possono vedere legittimato il loro amore dalla legge italiana.

La Francia, oltre ad essere il luogo che permette il matrimonio gay, è anche il vostro paese d’origine; si presume, dunque, che conosciate perfettamente la mentalità del luogo.

Potendo fare un paragone con quella italiana, trovate che la Francia sia più evoluta rispetto all’Italia circa le unioni di fatto e il matrimonio gay?

“Si tratta di una questione politica: la gente non c’entra affatto, in Francia la politica è più decisa. Noi viviamo in Italia e lavoriamo all’Università di Salerno da 23 anni e non abbiamo mai subito omofobia da nessuno, né all’università né nel paese in cui viviamo. Siamo certe che il problema siano i parlamentari, i governi che si sono succeduti che non hanno mai avuto il coraggio di affrontare questa questione. Ci sono evidenti problemi teologici e di sottomissione al diktat della Chiesa Cattolica.”

Ritenete, dunque, che la presenza del Vaticano in Italia influisca molto sulla questione dei matrimoni gay?

“Influisce sicuramente ma non crediamo affatto sia colpa della Chiesa: il Vaticano fa il proprio lavoro e ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione. Anche in Spagna e in Francia, del resto, la Chiesa esiste e procede nella sua direzione di sempre: i vescovi e la Curia locale si sono sempre opposti alle unioni omosessuali ma è stata la politica a fare la differenza dicendo si alle unioni fra persone dello stesso sesso. Lo Stato, in questi casi, ha dato libertà di pensiero alla Chiesa e si è preoccupato esclusivamente della volontà dei cittadini. Questo, purtroppo, in Italia non succede e, anzi, ogni volta che la Curia dice qualcosa a tal proposito il Governo si nasconde dietro il silenzio stampa. È la politica italiana che non riesce ad oltrepassare tutto questo, probabilmente perché esistono dei legami indissolubili, di natura economica o di clientelismo, tra politica e Chiesa.”

Il vostro matrimonio, poiché avvenuto all’estero, verrà riconosciuto in Italia oppure no?

“Lo Stato italiano dovrà riconoscerci in qualche modo perché noi siamo cittadine francesi e, in quanto tali, l’Italia non può rinnegare qualcosa che la legge del nostro paese d’origine ha approvato.”

Sa già in che modo avverrà il riconoscimento di un matrimonio gay?

“È la prima cosa che vedremo non appena saremo sposate. I nostri cognomi, dopo l’unione, cambieranno: tutti noi della famiglia, infatti, ci chiameremo La Delfa – Hoedts. Soltanto per questo cambiamento lo Stato civile italiano dovrà riconoscere la nostra unione; i nostri cognomi non cambieranno solo in Francia ma anche qui in Italia.”

L’Italia dovrà riconoscervi anche come famiglia.

“Certo! Anche i nostri figli avranno questo cognome e sarà interessante vedere come l’Italia riconoscerà i nostri bambini come figli di due coniugi.”

Da 23 anni, ormai, vivete qui; l’Italia come vi ha accolte?

“Non abbiamo mai avuto problemi di omofobia con le persone che abbiamo conosciuto in Italia e appartenenti comunità di cui facciamo parte. I problemi che abbiamo affrontato sono stati di altra natura: i ritmi di vita, i modi di fare, ecc.. ma questo credo sia normale quando ci si ambienta in un nuovo paese. Quelle poche persone ostili che abbiamo incontrato si sono allontanate da sé ed è una cosa che ci va benissimo. Del resto, non si parlava molto di queste cose all’inizio, tutti vivevano discretamente la propria vita, comprese noi. Ma anche quando abbiamo iniziato a parlarne apertamente, in particolare con la nascita dei bambini, non abbiamo mai incontrato ostilità”.

In conclusione di questa intervista, vuole dire qualcosa agli studenti?

“Vorrei invitare tutti i ragazzi e le ragazze dell’università a vivere serenamente la propria omosessualità e di non avere paura: non nascondetevi e sappiate che non sono soli! “

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