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3 novembre 2013

Simone D. giovane studente gay: suicidatosi perché omosessuale

Le Unioni di Fatto

La famiglia dello studente omosessuale di 21 anni  Simone D., trovato morto suicida in Via Casilina lo scorso sabato sera, è distrutta dal dolore e chiede di scoprire la verità reclamando a gran voce il diritto di ottenere delle risposte su quanto accaduto.

Simone D.

Simone D.

Questa triste vicenda di Simone D, studente omosessuale discriminato, ha riacceso un forte dibattito sul tema dell’omosessualità, non solo nell’ambito politico e televisivo, ma soprattutto nella Santa Sede.

Essere omosessuale oggi, almeno sulla carta, non più motivo di discriminazione e altrimenti non potrebbe essere in un paese democratico, quale il nostro si presume laddove l’art 3 della Costituzione Italiana recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.”

Oggi, sappiamo, che queste belle parole costituiscono solo un atto formale, messo sulla carta, ma che non si pone come sostanziale nel momento in cui i cittadini desiderano sentirsi tutelati nei loro interessi e sostenuti nei loro problemi.

Ci troviamo dinanzi ad una marginalizzazione silenziosa dell’omosessuale: apparentemente centrale e poi di fatto escluso da ogni riflessione attenta alle dimensioni che essi attraversano fornendo loro una prospettiva meno incerta del futuro. Una marginalizzazione che stenta ad essere compresa dalle Istituzioni ecclesiastiche, politiche e sociali, e con la quale non si vuole fare i conti fino in fondo che conduce tutti noi a quell’ amarezza di dover riconoscere che i disagi quotidiani, vissuti dall’omosessuale, al di là della retorica dei tanti bei discorsi commiserevoli e delle tante dichiarazioni paternalistiche, pronunciati dai numerosi personaggi che si sono avvicendati sulla scena pubblica, nei salotti televisivi di lusso  e alla finestra dello Stato Pontificio,  non sono stati al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni della classe dirigente del nostro Paese.  Il disorientamento che pervade questa parte consistente della popolazione Italiana ne è una logica conseguenza.

Ciò può essere evidenziato dal fatto che la questione sull’ omosessualità e sull’omosessuale ad oggi, resta ancora controversa.

Le tradizioni monoteiste hanno relegato, nei secoli, ai margini della società e della legalità questo fenomeno bollandolo come patologia e peccato. Nel secolo passato il cambiamento radicale che si è avuto nei costumi e nella morale, ha condotto questa realtà ad uscire allo scoperto. Tra i segnali più significativi del cambiamento culturale, la forte richiesta di visibilità sociale da parte dell’omosessuale, che hanno il pieno diritto di esistere nelle società evolute e quindi aperte alle diversità reclamando i propri diritti accanto alla consapevolezza dell’opinione pubblica che l’omosessualità non è una malattia e né una devianza.

Ma l’uomo moderno, tutt’ oggi, preferisce abbassare lo sguardo nonostante siano finiti i ricordi dell’auto-umiliazione, silenzi ed insulti. L’omosessualità e l’omosessuale continua a  scontare l’oppressione, la persecuzione, l’aggressività che ogni società riserva al diverso, a chi è in minoranza, a chi non rientra in ciò che gran parte della comunità o l’intera società considera “ normale ”.

Addirittura alcuni paesi considerano l’omosessualità un reato da punire con pene detentive. Diverse nazioni, come l’Arabia Saudita, l’Iran e lo Yemen, puniscono l’omosessualità e l’omosessuale con la pena capitale.

Genitori Omosessuali

Genitori Omosessuali

L’omosessuale è ancora soggetto ad una forte forma di persecuzione psicologica, oggetto di derisione, di scalpore e definiti come diversi. Nei centri urbani e meno urbanizzati, l’omosessuale continua ad essere bersaglio di scherno, nevrotizzati da famiglie che non li accettano, discriminati sul lavoro e persino dalle leggi di molti stati che si fanno paladini dei diritti umani.

Vittima di sciocche battutine e di disgustose parodie cinematografiche, l’omosessuale fatica ad essere accettato nella società.

Attualmente si discute molto rispetto alla possibilità di riconoscere all’omosessuale il diritto di poter accedere al matrimonio e all’adozione, argomento che continua ad essere oggetto dell’attenzione pubblica europea e mondiale.

L’Italia, nonostante si definisca uno Stato Laico, ha espresso reazioni di condanna al riguardo probabilmente scaturite dalla pressione morale esercitata dalla presenza dello Stato Vaticano che da una parte ha sempre adottato verso l’omosessuale un atteggiamento di comprensione paternalistica, ma dall’ altra si è sempre opposta con forza ad ogni riconoscimento reale e legale di una loro parità, che probabilmente continua a considerare deviati.

In verità i costumi e la morale sessuale sono radicalmente cambiati per cui il riconoscimento legale riguardo l’adozione e le unioni omosessuali condurrebbe alla realizzazione di una delle forme più avanzate di democrazia.

La Chiesa dovrebbe, dunque, insistere maggiormente sui valori dell’amore, della pace e della fratellanza che costituiscono l’autentico messaggio cristiano e non interferire in sfere politiche focalizzando l’attenzione sulle preferenze sessuali banalizzando e distorcendo realtà diverse da quella proposta dai canoni tradizionali; come sancito anche nell’ art. 7 della Costituzione Italiana “ Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani ”.

Pertanto, al giorno d’oggi, in un Paese che si definisce laico e democratico, certe persecuzioni ci appaiano sempre più anacronistiche…prodotto di oscure manifestazioni di retaggi storici da superare e dimenticare.

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