Giustizia minorile, bullismo e baby gang: il punto del giudice Santaniello

Redazione Controcampus 15 Settembre 2013

Il sistema della giustizia minorile italiano riguarda i ragazzi e le ragazze che in età compresa fra i 14 e i 18 anni hanno commesso reati.

Le competenze penali, civili e amministrative sono affidate alle Procure Minorili, ai Tribunali per i Minorenni e ai Tribunali di Sorveglianza per minorenni.

In generale dopo l’arresto, il Pubblico Ministero stabilisce se il baby gangster deve essere rimesso  in libertà oppure condotto in un Centro di Prima Accoglienza in cui rimane fino a quando l’autorità giudiziaria decide la sua sorte. Da quel momento in poi le possibilità a disposizione del giudice sono varie: custodia cautelare, collocamento presso comunità, permanenza in casa, prescrizioni, sospensione del processo e messa alla prova, sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, perdono giudiziale.

Per i più il carcere risolverebbe la situazione in maniera definitiva, in virtù della sua riconosciuta capacità deterrente. Di avviso diametralmente opposto gli esperti che insistono: baby criminali non si nasce, ma si diventa.  La delinquenza di gruppo nasconde un malessere che è curabile. È difficile dare un nome ad un disagio che è nella quasi totalità dei casi composito e stratificato: noia, ostilità, bisogno di riconoscimento, rabbia sociale, ideologie, narcisismo, paure. L’unica evidenza rimane quella violenza cieca, gratuita, che in molti minori/adolescenti, può trapassare in dipendenza vera e propria, un modo di vivere abituale.

Per fare il punto sulla situazione baby gang in Italia, focalizzando gli aspetti giuridicamente più pregnanti della questione (pene e risocializzazione dei baby gangster) rispetto al Diritto Minorile Italiano in funzione di una più corretta e completa conoscenza del fenomeno, abbiamo raggiunto il Giudice Benedetta  Santaniello, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Trento.

Giustizia minorile in Italia rispetto al fenomeno baby gang e bullismo: situazione

“Sul tema della devianza di gruppo minorile ed adolescenziale circolano immaginari collettivi che descrivono irrealisticamente il paese. Sembrerebbe che il fenomeno sia in aumento per qualità e quantità delle sue manifestazioni ma basta consultare i dati dell’Ufficio Studi e ricerche del Dipartimento Giustizia Minorile per rendersi conto che il fenomeno baby gang in Italia non aumenta tanto nel numero, ma si modifica per qualità e territori.”

“C’è una percezione della criminalità giovanile sovrastimata rispetto al dato reale . È difficile identificare il fenomeno e lavorare sulla sua conoscenza se non si tiene conto degli elementi “topici” che ricorrono nella maggior parte delle esperienze. La lista dei fattori scatenanti chiama in causa famiglie, scuola, società. In generale i baby gangster italiani rientrano in due grandi categorie: quelli “a breve termine”, che commettono reati per così dire occasionalmente, in una fase specifica e transitoria della vita, e i recidivi “a lungo termine”, che commettono reati in maniera maggiormente pianificata e routinaria, spesso in connessione con una crescita ed un radicamento in ambienti socialmente deprivati o collegati alla criminalità organizzata.”

In generale tra le cause del fenomeno baby gang vi sono fattori riferibili alla sfera dell’identità personale e del disimpegno morale (assumere un ruolo attraverso l’atto-reato, scarsa o nulla responsabilizzazione verso l’atto commesso). Disturbi della personalità e traumi patiti nella prima infanzia, insieme a fattori prettamente socio-familiari (padri deceduti/o poco autorevoli/o in carcere, abuso delle punizioni corporali, modelli di attaccamento disorganizzati, famiglie disaggregate, genitori separati o divorziati), nonché, ovviamente, fattori legati a precedenti esperienze di commissione di reati seguiti da interventi rieducativi e di risocializzazione fallimentari.”

Giustizia minorile, scuola, famiglia, società per prevenire il bullismo

“Istituzioni scolastiche distratte che relegano l’insegnamento alla pura omologazione a norme di comportamento, incuranti del disagio morale di minori ed adolescenti, della loro solitudine esistenziale, non onorano di certo il proprio mandato sociale. L’apprendimento si è fatto sempre più impositivo e acritico, i ragazzi non lo riconoscono e sempre più spesso lo contrastano.  Ma sarebbe ingeneroso addebitare questo deficit di tensione educativa ad una scuola come quella italiana che da tempo sconta pesanti carenze e difficoltà, la più grave la latitanza della famiglia rispetto ai suoi compiti educativi.”

“Capita spesso che le famiglie eludano o comunque riducano le proprie responsabilità, riversandole sulla scuola,  declassata ormai a parcheggio dei figli. C’è alla base un modo distorto di intendere l’educazione sia della famiglia che della scuola, che continuano impropriamente a delegare all’altra i compiti che invece sono specifici di ognuna, deresponsabilizzandosi a vicenda, quando invece servirebbe come il pane una collaborazione dinamica e trasversale tra tutte le altre agenzie formative.”

“A completare il trittico c’è poi la società.  Viviamo un quotidiano fortemente imbarbarito da cui è normale che spuntino minori ed adolescenti sempre meno angelicati. Tensioni e pulsioni indotte da una cultura dell’immagine e dell’apparire, dall’infittirsi di messaggi negativi che piovono sui ragazzi dalla quotidianità del mondo adulto, alimentano comportamenti “antisociali” che riflettono una realtà paurosamente deprivata culturalmente. Quello che si registra è pericoloso abbassamento della soglia del proibito e dell’illecito.”

“I ragazzi tendono a percepire come meno gravi o addirittura “passabili” rispetto al passato alcune violazioni delle norme imposte dal vivere civile. Interpretano la legalità a modo loro, sprovvisti di modelli positivi e motivazioni appaganti e, perciò, sbagliano più facilmente”.

Reati comuni nella giustizia minorile: quando un minore è imputabile

Ai sensi delle vigenti leggi, si intende per “minore” quell’individuo che non ha ancora compiuto la maggiore età – 18 anni – e risulta pertanto imputabile, cioè oggettodi  procedimento penale, solamente nel momento in cui diviene autore di reato e solo nella fascia di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, dopo appositi accertamenti. In passato non c’era differenza di sanzioni tra maggiorenni e minorenni.

Il ragazzino sorpreso a rubare poteva essere impiccato. L’imputabilità a partire dal 14 anno e la diversa applicazione delle sanzioni per i minori sono tra le conquiste capitali del Diritto e nascono da un netto scatto in avanti del sapere minorile (il Dpr 448 del 1988 è un muro maestro della giustizia per i minori in questo senso). In generale il numero delle denuncie è diminuito ma non il numero dei reati. Le indagini sulla criminalità curate dall’Autorità Giudiziaria minorile confermano anche quest’anno come i reati più frequenti perpetrati dalle baby gang siano quelli contro il patrimonio: scippi, rapine, sequestri.

Ma all’appello, purtroppo, non mancano neppure spaccio, violenze, lesioni, abusi sessuali e, anche se più raramente, l’omicidio. Le competenze penali, civili e amministrative sono affidate alle Procure Minorili, ai Tribunali per i Minorenni e ai Tribunali di Sorveglianza per minorenni. Quando la notizia di reato, a seguito delle indagini preliminari, viene circostanziata da indizi di colpevolezza, viene disposto l’inizio dell’azione penale. Questo accade per il 50% circa dei minorenni denunciati alle Procure, per l’altro 50% si procede solitamente all’archiviazione della notizia di reato.

L’iter giudiziario dei minorenni si conclude con una sentenza di condanna in un numero relativamente basso di casi. 

Come si svolge il procedimento penale secondo la giustizia minorile

“Principio informatore del diritto penale minorile italiano è che l’ordinamento persegue sempre il recupero del minore (Costituzione docet) sia con lo strumento della sanzione che con la rinuncia ad essa. Dopo l’arresto in flagranza o il fermo di polizia, inizia a carico del baby gangster il provvedimento giuridico.

Durante le indagini preliminari, il Pubblico Ministero decide se il minore/adolescente debba essere rimesso subito in libertà oppure condotto in un Centro di Prima Accoglienza in cui rimane per il tempo necessario all’autorità giudiziaria per decidere della sua sorte. In caso di imputazioni lievi il minore può anche essere accompagnato presso la propria abitazione o presso Comunità pubbliche, private, associazioni o cooperative riconosciute, che lo ospitano fino all’udienza di convalida.

Trascorso questo periodo preliminare (4 giorni) il giudice stabilisce il provvedimento da adottare. La decisione deve essere impostata sui seguenti criteri:

  • Non interruzione dei processi educativi
  • Minima offensività del processo
  • Rapida uscita dal circuito penale
  • Residualità della detenzione

Le sanzioni nella giustizia minorile contro reati dei minori

Al termine della fase istruttoria viene emessa la sentenza definitiva. Fatti salvi l’eventualità del non luogo a procedere per irrilevanza del fatto e il pregiudizio alle esigenze educative del minore (DPR 22 settembre 1988 n.448).

 Il diritto penale minorile conferisce al giudice diverse possibilità sanzionatorie:

  • custodia cautelare (carcerazione), ossia:
    • il trasferimento del minore in un Istituto Penale minorile (prevista per i reati con pene superiori a 9 anni, giustificata dal pericolo di inquinamento delle prove, di fuga, di reiterazione del reato);
    • il collocamento in Comunità (affidamento a una comunità pubblica o autorizzata, imponendo eventuali prescrizioni sull’attività di studio o di lavoro ovvero su altre attività per la sua educazione);
    • permanenza in casa (l’obbligo di rimanere presso l’abitazione familiare o altro luogo di privata dimora con  limitazioni o divieti alle facoltà del/la minore di comunicare con persone diverse da quelle che con lui/lei coabitano o che lo/a assistono, salvo eccezioni come le esigenze di studio o di lavoro o altre attività educative);
    • sospensione del processo e messa alla prova, quando il giudice richiede al Servizio Sociale un progetto di intervento alla fine del quale sarà tratto un bilancio.

Se il Tribunale ravvisa un’evoluzione della personalità dell’imputato, dichiara con sentenza l’estinzione del reato. In sostituzione delle pene detentive non superiori ai due anni possono, tuttavia, essere applicate misure di semidetenzione o libertà controllata (liberazione condizionale) o il perdono giudiziale.

Come reintegra la giustizia minorile un bullo nella società

“L’opinione comune vorrebbe che ad animare il diritto minorile fosse uno spirito repressivo, svuotato di ogni valenza rieducativa. Fare della reclusione la strategia deterrente centrale nella lotta alla devianza di gruppo minorile ed adolescenziale è populistico. La cultura giuridica italiana non può accondiscendere questa percezione allarmistica né può abbandonarsi ad ipotesi  miracolistiche.

Il recupero, quando non esiste una rete di servizi istituzionali e di prossimità interna ed esterna “affidabile” (famiglia, scuola, società, servizi sociali, comunità) che r-accoglie il minore/adolescente con esperienze criminose. Può diventare una porta girevole per la quale si entra ed esce convulsamente senza profitto. Parole come recupero, riabilitazione, prevenzione rischiano di diventare la foglia di fico di un’incapacità profonda a comprendere i disagi e i bisogni reali di questi ragazzi.

Per essere credibili  occorre creare sinergie sempre più solide tra famiglia, istituzioni e servizi. Anzitutto conciliando le esigenze della educazione con quelle della legalità. Programmando interventi di mediazione familiare e tutoraggio scolastico, di collegamento con le realtà locali, di ricostruzione del rapporto autore / vittima del reato per aiutare i ragazzi  a responsabilizzarsi e, dall’altro, convincere la società che il carcere non è l’unica soluzione. L’intervento penale deve aiutare, non stigmatizzare.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto