Arte Contemporanea per il neo astrattista Silvio D’Antonio

Redazione Controcampus 16 Febbraio 2015

Perché le opere d'arte contemporanea appaiono del tutto enigmatiche? Ma, soprattutto, che cos’è l’arte contemporanea?Intervista esclusiva al Prof.

Silvio D’Antonio, talentuoso ed eclettico esponente del neo astrattismo: “Oggi, l’arte non è una testimonianza di virtuosismo, ma è un modo per comunicare, raccontare e raccontarsi”.

Arte Contemporanea: le indecifrabili vibrazioni dell’ego. Visioni, allucinazioni, sovversioni, paradossi ed anarchie stilistiche adombrano ed irretiscono, inesorabilmente, la comprensione di dipinti, sculture e architetture, sollecitando molteplici quesiti.

Breve Storia – Arte contemporanea. Dall’oscurità delle caverne alle sublimi luminescenze dell’inconscio collettivo ed individuale, passando per gli afflati romanici, gotici, realistici ed impressionistici. In origine, gli artisti tentarono di descrivere fedelmente la realtà percepita attraverso opere dai tratti canonici. Poi ci fu una svolta, un incredibile cambiamento di rotta. Un iperbato concettuale che, secondo alcune correnti di pensiero, iniziò con l’impressionismo.

Dall’osmosi impressionista tra soggetto e natura all’ottica soggettivistica dell’espressionismo. Gli amanti dell’en plein air e dell’inebriante pleomorfismo cromatico raffigurarono la realtà in maniera a dir poco gradevole, mentre gli epigoni dell’espressionismo, al contrario, elogiarono i moti dell’animo, il mondo interiore, senza badare troppo alle forme esteriori. Il post-impressionista Cézanne, ad esempio, fu il primo a distaccarsene, disunendo le figure in coni, sfere o cilindri. Il cubismo fu simboleggiato dalla tendenza a scomporre e ricomporre la realtà oggettiva attraverso frequenze emozionali a dir poco stirneriane. A sobillare i motti futuristi furono l’annichilimento degli afflati tradizionalisti e l’ode al progresso scientifico. La pittura di De Chirico, invece, trasse origine dall’esigenza di narrare vicende metafisiche attraverso la raffigurazione di scenari onirici. Il nichilismo dadaista, al contrario, mirò a demistificare i temi escatologici dell’arte contemporanea ed, in particolare, le sue ataviche regole, e protese a dissolversi nell’inconscio dominio surrealista dell’ingegnoso Salvador Dalì.

Arte contemporanea: dal dopoguerra ad oggi

Arte Contemporanea

Arte Contemporanea

Il fulcro nevralgico dell’arte del secondo dopoguerra alberga nell’estro, nella creatività e nell’esegesi esistenzialista dei pittori americani. New York diventò

La Mecca del movimento artistico globale e, nel contempo, il cuore pulsante di un progetto di ripresa della principali avanguardie europee. Nel corso dei secoli l’arte è assurta al rango d’estrinsecazione dei moti emozionali dell’artista.

Le manifestazioni figurative degli astrattisti, ad esempio, tesero ad esprimere e comunicare, attraverso una totale abiura del reale, forme ed immagini inedite, dettate dalla fantasia e dall’intelletto, e destinate a stimolare reazioni di tipo psicologico. Al costante e irrefrenabile mutamento societario, corrispose, dunque, un silente rifiuto della realtà. Nella seconda metà del novecento si diffusero molteplici correnti d’impronta prettamente astrattista che, in sostanza, diedero vita all’Arte Contemporanea e postmoderna e ad una nuova filosofia di pensiero: la volontà di utilizzare l’arte come veicolo per affermare, anche in modo estemporaneo, la propria esistenza individuale.

In sintesi, l’arte contemporanea abbandona ogni interesse per la rappresentazione della realtà e, attraverso un percorso gnoseologico, comprende l’insegnamento quantistico, il valore della discontinuità e la centralità del contingentismo boutrouxiano. Si pensi all’action painting del leggendario Pollock ed alla sua concezione della tela come flusso vitale, al connubio tra realtà urbana e tecnologia effettuato dalla pop art di Andy Warhol ed, infine, al retaggio materico dell’arte povera. Fino a scalfire il concettualismo di Duchamp e la genialità post-duchampiana di Maurizio Cattelan.

L’arte concettuale è una metodologia espressiva che affonda le proprie radici storico culturali nei caotici e rivoluzionari anni sessanta. Simboleggia il punto d’approdo di un’intensa parabola evolutiva, l’epilogo di un tortuoso itinerario iniziato con l’impressionismo ed, in particolare, con l’eradicazione della centralità soggettivistica. Dalla diaforetica e rigida enfatizzazione dell’oggetto al trionfo della gnoseologia contemplativa e riflessiva. Le opere, sublimate da funzioni mistico-esistenziali e da riflessi ipnotici, hanno il pregio di trasporre l’osservatore, attraverso un atteggiamento anti-oggettualistico, in una dimensione prettamente individualistica. Ogni cosa, in sostanza, è del tutto strumentale al concetto.

Desiderosi di approfondire l’essenza dell’arte contemporanea ed, in particolare, del concettualismo e del neo astrattismo, abbiamo intervistato Silvio D’Antonio, talentuoso artista di origini campane, storico dell’arte e docente presso il liceo scientifico “B. Rescigno” di Roccapiemonte (Sa).

E’ una gelida sera di fine gennaio; l’ultimo giorno della merla. La porta si apre e Silvio D’Antonio ci accoglie con calore. Ma il nostro sguardo viene rapito, come d’incanto,  da un’eterea visione. L’androne, in realtà, è il preludio di un caleidoscopico museo domestico. Un luogo pingue d’effigi, cimeli ed arredi inneggianti al concettualismo ed al neo astrattismo, le sue correnti artistiche d’appartenenza – entrambe relative all’arte contemporanea -. Lo studio è un’incantevole maison d’art, sublimata da laute esposizioni pittoriche e scultoree realizzate con legno, plexiglass e ferro. Uno spazio allegorico, rilassante, per certi versi stimolante, dominato da un irrefrenabile amore per l’arte.

Il corridoio è un profluvio di ricordi e d’incisioni di pregevole fattura, appese a mo’ d’enigmatica sequenza logica. Mentre lo percorriamo, l’artista c’illustra l’essenza dei suoi lavori. Le opere sono pervase da afflati estetici, formali e geometrici dal candore intimista. L’entità oggettuale appare del tutto strumentale alle idee ed ai concetti dell’autore. Il tutto risulta lambito da un silente ed energico iperbato: il passaggio da una forma di contemplazione ad alto quoziente d’informazione visiva ad una forma partecipativa e implicante. La materia assurge al rango di media: veicola messaggi, concetti ed idee. L’autore la rende entità imperitura: universo tinteggiato da sentieri del passato. A dominare la scena è il tratto geometrico, il concetto, l’idea scientifica suscitata da una “busta da lettere” o da un “piccolo veliero”.

Dopodiché ci dirigiamo nella parte più intima dello studio per iniziare l’intervista.

Silvio D’Antonio: Lei è un artista di origini campane. Pittore, scultore, storico dell’arte, poeta, scrittore e progettista di opere architettoniche, dotato di puro talento, è stato un esponente del movimento concettuale italiano (arte contemporanea). In tempi recenti, invece, è assurto al rango di pioniere della corrente neo astrattista (arte contemporanea). Nel 1974 diede vita, insieme ad artisti del calibro di Pietro Lista, Giuseppe Rescigno e Angelo Michele Risi e altri , alla Galleria “Taide Spazio per”: un luogo solerte, destinato al risveglio delle obnubilate menti di provincia. Ubicato in Mercato S. Severino, patria di Antimo Negri e Carmine Manzi, l’ensemble di artisti salernitani sobillò, con lauto impegno politico e sociale, l’avvio di una nuova primavera artistica, fatta di manifestazioni, mostre ed esposizioni simboliche d’importanza nazionali. In seguito alla chiusura dello Spazio sanseverinese, fondò, a Salerno, in via Papio, un nuovo gruppo.

Nel 1973 espose a Firenze, presso la Galleria Stellaria. Mentre nel 1975 partecipò alla X Quadriennale di Roma. Nello stesso anno, in seguito alla scomparsa del suo adorato padre, pubblicò due libri: “..E’ Fragile..” e “Per un Suo Bacio”. A cavallo tra gli anni ‘70 ed ’80 partecipò ad “Expo Arte Bari” e ad “Errata Corrige Umbria”, e realizzò, per le Edizioni Cavaliere Azzurro, il “10 di Bastone” (carte da gioco napoletane”. Nel corso della sua carriera artistica ha avuto il pregio di ideare e progettare diverse opere, sia per privati, sia per enti pubblici. Le sue realizzazioni sono riconducibili, da un lato, alla corrente dell’arte concettuale e, dall’altro, a quella del neo astrattismo. Nel 2013, invece, ha pubblicato la seconda edizione del libro “..E’ Fragile..”, edito da D&P Edizioni, con una nota del critico Massimo Bignardi. Nel 2014, ha partecipato alla mostra “Icona – Proposte per un’iconografia del contemporaneo”, organizzata dal Prof. Massimo Bignardi, presso il Museo dell’arte contemporanea Frac. La sua ultima produzione, infine, è un calendario artistico, edito dalla Cecom di Bracigliano, eseguito in cento copie limitate, firmate ed autenticate, e corredato da sue opere datate 1973

Prof. D’Antonio potrebbe renderci edotti in merito al suo interessantissimo percorso artistico ed all’essenza dell’arte contemporanea?

Silvio D'Antonio

Silvio D’Antonio

“Ho cominciato a muovere i primi passi a tredici anni, quando mio padre, insegnante elementare, mi regalò cavalletto, pennelli, colori e tele. Fu così che iniziai a dipingere e ad amare l’arte. Dopo la terza media, m’iscrissi al liceo artistico. Ricordo che, sin da adolescente, il mio desiderio più grande era quello d’insegnare arte.

E, devo ammettere che questo mio desiderio non fu affatto ostacolato dai miei genitori. Le prime mostre collettive sono nate durante gli anni sessanta.

Durante gli studi ho avuto il piacere di conoscere tanti artisti e maestri che mi hanno incoraggiato e spronato, anche solo con un sorriso. In seguito, ho avuto la fortuna di conoscere grandi storici italiani come Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan, Edoardo Sanguineti e Alberto Mirabella. In quel florido periodo, del resto, conobbi anche artisti contemporanei come Pietro Lista, Giuseppe Rescigno, Angelo Michele Lisi, Franco Longo, Nicola Salvatore, Ugo Marano, Antonio Davide e tanti altri, grazie ai quali demmo vita, a Mercato S. Severino (luogo, da sempre, pieno di fermento culturale) a “Taide Spazio Per”: un punto d’incontro, una galleria in cui andavano in scena grandi manifestazioni artistiche. Purtroppo, negli anni ottanta, io, Pietro Lista e Franco Longo decidemmo di continuare il lavoro iniziato, a Salerno, in via Papio, dove organizzammo manifestazioni internazionali, cui presero parte artisti di tutto il mondo.

Ricordo, con piacere, la partecipazione alla X quadriennale di Roma, (anni ’70) cui partecipai su segnalazione di Filiberto Menna ed Enrico Crispolti, e quella ad una mostra realizzata a Firenze, nel 1973, presso la Galleria Stellaria. Così la mia attività andò avanti fino agli anni ottanta. Ad onor del vero, dal 1980 al 2000 ho realizzato opere architettoniche, pittoriche, letterarie e poetiche, rivolgendomi, tuttavia, sempre ad un pubblico di nicchia. Poi, con l’avvento del terzo millennio, ho iniziato una nuova fase.

In questi venti anni ho prodotto tanto, soprattutto da un punto di vista progettuale ed architettonico. Ma, nel contempo, al fin di dar sfogo alle mie ansie, non ho mai trascurato la poesia, la scrittura, le elaborazioni pittoriche e scultoree. Del resto, il mio lavoro odierno è caratterizzato da un’osmosi tra pittura, scultura e architettura. E’ corredato dall’essenza di un itinerario architettonico e dalla formazione del materiale attraverso una stesura coloristica. Negli ultimi anni, ho partecipato, con una performance di “E’ Fragile” corredata da un racconto in retrospettiva delle mie opere degli anni settanta, ad un evento organizzato presso il Museo Regionale Campano Frac. Ho avuto il piacere di eseguire i disegni e la progettazione della copertina di un testo a carattere didattico e nazionale intitolato “Viaggi nel testo orientarsi con le mappe”, scritto da Annapaola Capovano, Franca Storace e Luciana Ventriglia, nomi eccellenti della cultura italiana. Sono stato citato, con fotografie, a partire dagli anni settanta, nell’edizione “Lo Spazio di Taide”, un testo, a tiratura nazionale, firmato da Massimo Bignardi e Giuseppe Rescigno. Poi, nel 2010 e nel 2011, ho progettato l’altare maggiore, l’ambone e la fonte battesimale della Chiesa di San Michele Arcangelo a Trivio di Castel S. Giorgio (Sa). Negli anni ‘90 ho progettato la parte interna ed esterna del Teatro Nuovo di Salerno. L’ultima produzione, infine, è un calendario artistico, propostomi dalla Cecom di Bracigliano, eseguito in cento copie limitate firmate ed autenticate, che riproducono, in particolare, mie opere del 1973. Quanto ai progetti futuri, sto lavorando a qualche altra idea e, nel contempo, sto cercando di mettere a punto una mostra presso i musei di Ferrara. Ma, nel frattempo, vorrei realizzare qualche evento artistico, qui in Campania, legato, altresì, all’uscita del mio nuovo libro.

Qual è la sua corrente artistica d’appartenenza? Che cosa cerca di esprimere attraverso le sue incantevoli ed ipnotiche raffigurazioni di arte contemporanea?

“Secondo Massimo Bignardi, uno dei più grandi esponenti della cultura contemporanea, il mio lavoro potrebbe essere definito neo-astrattista. Non perché esso possa essere etichettato come un qualcosa che a tutti i costi voglia echeggiare i grandi nomi del panorama astrattista mondiale, ma perché trascende la dimensione del racconto naturalistico. In queste opere c’è tutta la mia emozione. Riporto solo ciò che sento, quel che ho dentro, le mie ansie, i miei dolori e anche le mie grandi felicità. A tal proposito vorrei dire che: dove c’è una grande felicità, c’è anche una grande amarezza; dove c’è una grande vittoria c’è anche una grande sconfitta. L’artista non arriva da nessuna parte. Egli propone, racconta al mondo le sue emozioni. Proseguirò, quindi, per la mia strada senza chiedermi dove potrò arrivare”.

Maestro: che cos’è l’arte contemporanea?

“L’arte non è la copia dal vero, o la manifestazione di una qualità tecnica, né un virtuosismo. Durante il 1500, nel periodo manieristico, la maggior parte degli artisti emulava i grandi del passato, trascurando la parte più bella dell’arte: l’invenzione, il raccontare qualcosa che, improvvisamente, accade. Oggi, l’arte non è una testimonianza di virtuosismo. Ma è un modo per comunicare, raccontare e raccontarsi”. 

Lei è un esperto di arte contemporanea, ma è anche un ottimo scrittore. Potrebbe parlarci delle sue opere letterarie?

“Nel 1975 ho scritto due libri: “..E’.. Fragile..” e “Per un suo bacio”. Il motore immobile di entrambi gli scritti è stata la malattia e la morte di mio padre. La loro pubblicazione fu accompagnata da diverse serate in cui diedi vita a delle performance presso la Taide di Mercato S. ed il Punto Blu di Reggio Calabria. Nel 2013, è stata pubblicata la nuova edizione di “..E’.. Fragile..” con nota di Massimo Bignardi al Museo Frac 14 novembre dello stesso anno; al Punto Einaudi di Salerno nel gennaio 2014 sempre con Massimo Bignardi e Pasquale Ruocco ; all’ Ordine Architetti di Salerno ove i relatori furono Alberto Mirabella ed Anna Maria Giarletta. A questo punto è giusto ricordare che le performance legate alle presentazioni del libro d’artista ….è…fragile…, di cui sopra, hanno partecipato l’attore Gabriele Vincenzo Casale con la lettura del libro; la Gonna di Jenny con musiche di Fabrizio De Andre’; Anna Maria Molinari (le torte di Mariuccia) con uno splendido buffet- cake-art performance. Nel settantacinque, invece, il testo fu presentato con note di E. Sanguineti, F. Menna, ed E. Crispolti. L’altro testo, “Per un suo bacio”, è attualmente in fase di rielaborazione. Dovrebbe essere pubblicato tra qualche mese, probabilmente, con un nuovo titolo. Il libro avrà una nuova veste tipografica, ma la sua tattilità resterà del tutto immutata. Ricordo che, con quest’opera dal candore concettualistico, raggiunsi un bacio tattile: un’esternazione tattile, fatta di carte di diversa tipologia e di un particolare modo di impaginazione”.

Ecco un elenco relativo ad alcuni musei di arte contemporanea italiani:

Antonio Migliorino

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto