Fondo salva stati o MES: cos’è, cosa significa e a cosa serve

Mario Ragone 17 Aprile 2020

Ecco cos'è e come funziona il fondo salva stati o MES, meccanismo europeo di stabilità: significato, caratteristiche e finalità in rapporto alla situazione italiana.

Nel corso degli ultimi anni diverse emergenze di carattere prima economico (la crisi finanziaria) e poi sanitario (il Coronavirus), hanno posto il nostro Paese in seria difficoltà. Da qui l’esigenza di far fronte a tale problematiche attraverso strumenti dell’UE di ripresa quali: il fondo salva stati o il MES, o ancora gli eurobond. Esso ha subito nel tempo anche una riforma che ne ha alterato le potenzialità e le relative finalità.

Ma che cos’è il fondo salva-stati, il significato preciso in breve? A cosa serve e come funziona? Qual è la posizione dell’Italia e del premier Conte nei suoi confronti? Andiamo, dunque, a fare luce sugli aspetti abbastanza controversi di tale elemento economico europeo.

Per farlo ci siamo serviti anche del parere di un esperto, il dottor Antonio Ansalone, Temporary Manager con background in Scienze Politiche. Nello specifico oggetto della nostra analisi saranno: significato, caratteristiche e finalità del nuovo fondo europeo, con un occhio particolare alla situazione italiana.

Cos’è il fondo salva stati o MES: cosa significa in termini di economia italiana e come funziona

Partendo, quindi, dal significato fondo salva stati vediamo che con questo termine s’intende quello strumento di salvataggio europeo atto a sostenere i sistemi finanziari dei Paesi membri in difficoltà.

Tali difficoltà, che possono essere di carattere economico, sanitario (e non solo), portano le Nazioni che ne sono afflitte a chiamare in causa tramite un’esplicita richiesta il suddetto fondo. Esso è conosciuto anche come MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), che di fatto è andato a sostituire il vecchio EFSF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria). Tra gli Stati facenti parte dell’Europa vi è ovviamente anche l’Italia, proveniente dalla recente emergenza Covid-19. Quest ultima (come accadde nel 2010 con la crisi economica) ha portato il nostro Paese a prendere in considerazione i sopracitati elementi europei in un’ottica di ripartenza finanziaria. Le restrizioni dovute al contenimento dell’epidemia, infatti, hanno causato il blocco totale dei settori produttivi.

Come diretta conseguenza di una simile condizione, si è sviluppata la necessità di far ricorso ad eventuali meccanismi europei. In tal senso si è riunito poi l’Eurogruppo, dove i Paesi membri del Nord e del Sud Europa hanno raggiunto un accordo utile a questi ultimi per accedere ai fondi senza condizionalità. Tuttavia, l’Italia, nella figura del suo premier, Giuseppe Conte, ha ribadito in più circostanze la non attivazione del MES in quanto non necessaria. Senza richiesta indirizzata al presidente del Consiglio dei governatori del MES, infatti, non vi è azione del fondo. Tantomeno è stata manifestata la volontà di accedere alla Pandemic credit line (linea di credito creata appositamente per l’emergenza sanitaria).

A cosa serve il MES: perchè salva lo stato italiano e perchè no

Delineata una panoramica sulla situazione italiana rispetto al MES e al fondo salva stati, spostiamo ora il focus sul parere dell’esperto: il dottor Antonio Ansalone. Oggetto dell’intervento è il perchè tale strumento europeo può servire al nostro Paese, o al contrario essere controproducente:

“Il Mes funziona come una polizza di assicurazione: l’assunto di base è che il fatto stesso che esista è condizione sufficiente a placare i mercati. In questo modo, non ci dovrebbe essere neanche bisogno di utilizzarla. In poche parole, le Pccl (linee di credito condizionali precauzionali) servono a disinnescare le crisi, impedendo che diventino più gravi. Vedesi il caso della Grecia, per tamponare la situazione della quale all’inizio sarebbero bastate poche decine di miliardi. Cosa, questa, che non è stata fatta per motivi di politica interna di alcuni Paesi dell’Eurozona”.

“Nell’ipotesi in cui l’Italia dovesse chiedere l’accesso al Pccl, dunque, potrebbero esserci delle difficoltà a rispettare i criteri. A quel punto, potrebbe rivolgersi alla seconda linea di credito, l’Eccl (linea di credito soggetta a condizioni rafforzate). In queso caso, l’Italia si troverebbe costretta a siglare un memorandum d’intesa con i creditori. Inoltre, dovrebbe compiere una serie di riforme sotto stretta vigilanza del board del Mes e della Commissione europea, cosa non prevista dal Pccl”.

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avatar Mario Ragone Sono Mario Ragone, redattore web con formazione in Comunicazione Audiovisiva e Mediale. Ho grande passione per il Social Marketing e l'informazione a 360°. Mi occupo, infatti, di argomenti di vario tipo che spaziano dalla Cultura come Cinema e Televisione all'Economia, dalla Medicina allo Sport fino al mondo di motori. Penso che avere un'idea su molteplici tematiche della nostra vita, ci permette di passare dall'una all'altra con grande versatilità mentale, una condizione questa che rende una persona libera nell'esprimersi, senza farsi fuorviare o condizionare. Capacità critica di discernimento ed autonomia di pensiero sono per me gli unici due elementi che ci rendono realmente liberi dalla schiavitù dell'ignoranza. Approfondisco le mie rubriche con intervento di esperti e professionisti del settore di cui scrivo. Leggi tutto