Come diventare fisioterapista con la laurea in scienze motorie

Daniela Saraco 23 Ottobre 2020

Ecco come diventare fisioterapista: requisiti, titolo di studio, percorso di formazione, abilitazione e scrizione all’albo, per svolgere la professione di fisioterapista.

Il fisioterapista è un operatore sanitario. Svolge interventi di cura, riabilitazione e prevenzione delle abilità motorie e delle funzioni cerebrali e viscerali. Questo operatore lavora in autonomia o in collaborazione con altre figure sanitarie. La professione è regolamentata dal Decreto Ministeriale n. 741/1994.

In particolare, in riferimento alla diagnosi e alle prescrizioni del medico, il fisioterapista elabora il programma di riabilitazione relativo al bisogno di salute del paziente. Pratica le terapie per la rieducazione delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive. Propone, inoltre, l’utilizzo di protesi o di ausili speciali.

Per sapere come diventare fisioterapista è necessario almeno conseguire la laurea triennale in Fisioterapia. Va, infatti, specificato che non è possibile svolgere questa professione senza laurea. Dunque, è bene sempre rivolgersi a professionisti qualificati e non a semplici operatori di benessere come massaggiatori.

Il percorso di studi non è affatto semplice. Inoltre, il numero dei posti a disposizione è limitato ed elevata è la quantità dei candidati che ogni anno provano a conquistarne uno. Di conseguenza,  riuscire a iscriversi al corso di Fisioterapia non è certamente facile. Per questo, è opportuno prepararsi in tempo e studiare con determinazione. Ma a chi vuole sapere come diventare fisioterapista, non deve sottovalutare la possibilità anche di conseguire la laurea in scienze motorie. Il percorso formativo fornisce ai laureati le conoscenze scientifiche nei vari campi delle attività motorie individuali e di gruppo. Questa figura professionale abbraccia diverse competenze, e opera negli ambiti disciplinari tecnico sportivo, manageriale, educativo e della prevenzione. Dunque al termine è necessario conseguire un master specifico in fisioterapia. Ma vediamo nel dettaglio come diventare fisioterapista.

Come diventare fisioterapista con la laurea: formazione, percorso di studi e iscrizioni all’albo

Se vuoi sapere come diventare fisioterapista, preparati ad un percorso impegnativo. Per essere abilitato all’esercizio della professione è indispensabile conseguire il diploma di laurea triennale in Fisioterapia. Il numero dei posti viene stabilito annualmente dal Ministero dell’Istruzione a livello nazionale. La prova di accesso si svolge nelle modalità previste previste dal bando di ammissione alle Professioni Sanitarie. Il bando viene pubblicato ogni anno sul sito web del Ministero. Molti giovani che amano lo sport, vorrebbero diventare fisioterapista sportivo di una squadra di calcio. Altra figura particolarmente ambita, è il fisioterapista pediatrico, soprattutto tra le ragazze.

A spiegarci meglio come diventare fisioterapista è il professionista Nicola Colaps:” Per diventare fisioterapista e quindi abilitato all’esercizio della professione, bisogna conseguire la laurea triennale in Fisioterapia. Il corso  è a numero chiuso ed è organizzato dalla facoltà di Medicina e Chirurgia. Si accede al corso dopo aver superato i test di accesso. Dopo aver conseguito la laurea si è abilitati  all’esercizio della professione.”

Il dottore prosegue: “Oggi, oltre alla laurea, è obbligatoria l’iscrizione all’albo. Il fisioterapista è un professionista e può arricchirsi di svariate tecniche che possono essere conseguite con corsi di specializzazione specifici.”

Chi è un fisioterapista, cosa fa e quanto guadagna

Il fisioterapista è un professionista nel settore della riabilitazione. Si occupa di attività motoria funzionale e di rieducazione posturale. E’ una figura che può arricchirsi di moltissime abilità e competenze, in base ai corsi di specializzazione conseguiti.

Le sue aree di lavoro coprono anatomia e fisiologia dei sistemi muscolo-scheletrico, nervoso, respiratorio e tanti altri. Gli esercizi di ginnastica consigliati sono  studiati in base alla persona e al piano di allenamento per il recupero o il miglioramento delle funzioni. Dunque cosa fa un operatore specializzato? Nicola Colaps spiega:” Sulla base di quanto viene prescritto dal medico specialista e successivamente sull’osservazione del paziente, elaboriamo il programma riabilitativo. Non intervengo mai su un paziente senza una diagnosi completa di un medico specialista. E’ una questione di professionalità e di tutela del paziente!”

Lo stipendio di un fisioterapista varia in funzione dell’ambito lavorativo in cui si trova ad operare.  Il suo stipendio si colloca mediamente nella fascia medio-bassa delle professioni sanitarie. I guadagni, però, possono variare in maniera significativa in funzione di alcuni fattori specifici. Anzitutto se si lavora nel pubblico o nel privato, come professionista autonomo o dipendente. In media la retribuzione è dai 1500 ai 2000 euro mensili. Le terapie private hanno un costo medio di 30 euro a visita.

Corsi per diventare fisioterapista: quali sono e quali fare

Dopo la laurea, il fisioterapista può accedere ai corsi di Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie. Ci sono, inoltre, master e  corsi di perfezionamento per specializzarsi in settori professionali. Tra questi ci sono quelli cardio-respiratorio, pediatrico, sportivo, ortopedico – traumatologico.

In quanto professionista sanitario, anche il fisioterapista ha l’obbligo di partecipare ai corsi di formazione e aggiornamento previsti dal programma nazionale ECM.  Esistono tanti percorsi formativi per arricchire le proprie competenze. Tra questi:

  • Trattamento manuale nelle cefalee
  • Riabilitazione in acqua
  • Ginnastica posturale
  • Linfodrenaggio linfatico
  • Clinica, test e trattamento delle cicatrici

I compiti di un fisioterapista sono ardui, come complicato è il percorso di studi. Basta pensare che questo professionista manovra il corpo dei pazienti con tecniche mirate per donare benessere. Il  fisioterapista non fa solo trattamenti riabilitativi e massaggi. Si occupa  di prevenzione e di aumento delle performance motorie. Lavora, infine, sulle disfunzioni di movimento e sull’educazione al dolore, ma non fa diagnosi e prescrizioni.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto