Il bambino non vuole mangiare: cosa fare e quando intervenire

Dalila D'Andrea 1 Ottobre 2020

Ecco perché il bambino non vuole mangiare e cosa fare in caso di inappetenza, quando preoccuparsi e intervenire: consigli della Dottoressa Ilaria Corleto.

Per molti genitori il momento del pasto diventa fonte di angoscia e preoccupazione, soprattutto quando il bambino non vuole mangiare da solo o non vuole mangiare determinati alimenti, come la carne, ma anche il pesce, il polpo, la pasta e alcune verdure. Non è raro, inoltre, che i genitori debbano ritirare il bambino da scuola perché non vuole mangiare da solo all’asilo, dopo lo svezzamento. Per la psicologia, se il bambino non mangia, spesso sta cercando di comunicare qualcosa ai genitori.

Ma quando è da considerare normale che il bambino si rifiuta di mangiare, quando è un semplice capriccio e quando invece bisogna preoccuparsi e intervenire? Talvolta quando il bambino non vuole più mangiare niente, potrebbe trattarsi di disturbi che, se ignorati, possono portare all’anoressia infantile o a un disturbo dell’alimentazione. Cosa fare con un figlio che rifiuta di mangiare tutto e fa’ i capricci a tavola? Scopri come fare e come comportarsi, ma soprattutto perché tuo figlio non vuole mangiare per la psicologia con i consigli della Dottoressa Ilaria Corleto.

Perché per la psicologia il bambino non vuole mangiare: quando è normale e quando preoccuparsi

Dottoressa, cosa significa quando il bambino non vuole mangiare? Quando è normale e quando un genitore dovrebbe preoccuparsi?

“Questa è certamente una problematica che va contestualizzata. La gravità della situazione, infatti, dipende anche dalla frequenza e dalla quantità di cibo che il bambino mangia.“- chiarisce, innanzitutto, la psicologa -.

Quali disturbi possono essere alla base del rifiuto di mangiare del bambino?

“Esistono due tipologie di disturbi. La prima è la tendenza all’anoressia. In questo caso, il bambino mangia poco e la sua alimentazione non corrisponde, quindi, al fabbisogno alimentare. Un’altra problematica che può presentarsi, invece, è un disturbo di alimentazione selettiva. Si tratta di un disturbo molto comune nei bambini, che ha una matrice psicologica. Capita spesso, infatti, che i bambini si rifiutino di mangiare determinati alimenti.” – spiega la psicologa-.

Quando è che questi disturbi si possono considerare gravi?

“Per quanto riguarda il primo caso, dipende da quanto è grave lo scompenso che si viene a creare tra la quantità di cibo che assume il bambino e il suo fabbisogno alimentare. Per quanto riguarda, invece, il disturbo di alimentazione selettiva, bisogna capire se è possibile lentamente integrare altri cibi nella dieta del bambino. Se crescendo, la situazione non migliora e l’ostilità verso determinati alimenti perdura, probabilmente l’alimento in questione ha un valore simbolico negativo per il bambino.” – afferma l’esperta in psicologia -.

Cosa significa quando il bambino non vuole mangiare la carne o il pesce? Perché non vuole?

“La carne spesso richiama l’aspetto più aggressivo. Questo spesso comporta un rifiuto della carne da parte del bambino a livello inconscio. Sicuramente è opportuno rivolgersi prima di tutto al pediatra per valutare la situazione del caso specifico.” – spiega la dottoressa Corleto.

È molto comune nei bambini non voler mangiare carne o pesce, come nel caso del bambino che non vuole mangiare il polpo, che ha commosso il web.

Cosa fare se il bambino non mangia e quando intervenire

Come fare se il proprio figlio non mangia niente? Come devono comportarsi i genitori?

“I genitori possono tentare di coinvolgere il bambino in attività piacevoli mentre si sta mangiando per rendere gradevole il momento del pasto. Un’altra tattica è quella di proporre un premio, qualora il bambino mangi. Se viene proposta una ricompensa idonea al bambino, questa può fungere da incentivo a mangiare.” – afferma la dottoressa Ilaria Corleto -.

Perché per la psicologia il bambino non vuole mangiare?

“L’alimentazione si collega sempre a un problema di relazione, in particolare con la madre. Questo vale, infatti, anche per i disturbi alimentari che si sviluppano negli adulti, come anoressie e bulimie. I bambini, infatti, non essendo capaci di esprimere il proprio disagio a parole spesso cercano di comunicarlo attraverso il comportamento (lamentandosi, non mangiando, facendo pipì a letto). Questi comportamenti vanno interpretati per comprendere le motivazioni dietro di essi.” – spiega, poi, la professionista -.

Cosa non fare e cosa evitare se il bambino non mangia?

“In particolare, è fondamentale evitare di assumere un atteggiamento di sfida o punitivo. Il rischio, infatti, è che il bambino si imponga ancora di più nel suo rifiuto. Questo fa nascere una lotta tra bambino e genitore che non porta a nulla.” -chiarisce la Dottoressa Corleto -.

Con le minacce non si ottengono buoni risultati. Assolutamente sbagliato è il consiglio di invogliare a pranzare o cenare, picchiando un pupazzo che non mangia. Si tratta di una tattica che può causare violenza psicologica grave. Spesso, per incentivare a mangiare, basta curare la presentazione del piatto.

Dai capricci a quando il bambino non vuole mangiare per disturbi: consigli

“Molto spesso, si vanno ad incrociare le dinamiche psicologiche e le difficoltà del bambino con quelle del genitore. Bisognerebbe, per quanto riguarda i genitori, cercare di essere asettici, mettendo da parte le proprie angosce. È importante dialogare col bambino, cercando di parlare in maniera aperta e comunicativa con lui al fine di comprendere cosa pensa e cosa prova. Qualora tutto ciò non bastasse e il problema persistesse, l’ultimo step è sempre quello di rivolgersi ad un professionista.” – afferma la Psicologa Ilaria Corleto -.

“Spesso i bambini mettono in atto un sintomo piuttosto che un altro perché si rendono conto che così riescono ad ottenere un vantaggio. Ad esempio, se il bambino desidera avere più potere e riesce ad ottenerlo attraverso il non mangiare, molto probabilmente continuerà a farlo.” -aggiunge l’esperta -.

Perché il bambino non vuole mangiare da solo? Come fare quando chiede di essere imboccato?

“Questo atteggiamento di ritorno alla dipendenza può presentarsi, ad esempio, qualora nascesse un fratellino o una sorellina. In questo caso è sicuramente una richiesta d’attenzione, che può essere assecondata entro certi limiti, altrimenti il bambino non cresce mai. Talvolta questo comportamento scaturisce anche da una paura di crescere del bambino.” – afferma la Dottoressa Corleto -.

Cosa significa e come fare se il bambino non vuole mangiare da solo all’asilo o a scuola?

“Da parte del genitore deve esserci l’impegno nel capire come mai il bambino si comporta in questo modo. Probabilmente il bambino soffre di ansia da separazione dalla madre e il capriccio è una scusa per tornare a casa prima e poter mangiare con lei. Molto spesso anche la madre ha ansia di separazione dal figlio, seppur senza esserne consapevole. Quindi è anche fondamentale per i genitori lavorare su sé stessi per aiutare al meglio i propri bambini.” -conclude la dottoressa Ilaria Corleto -.

Consigli psicologa: cosa fare se il bambino rifiuta carne, pasta, verdure
  • Analizzare il proprio rapporto con il bambino.
  • Tentare di comunicare apertamente con lui per conoscere l’origine e la causa del disagio.
  • Non assumere atteggiamenti aggressivi o di sfida.
  • Osservare i comportamenti del bambino.
  • Domandarsi quali eventi recenti possono averlo turbato (nascita di un fratellino o dover andare a scuola).
  • Se si rifiuta di mangiare determinati alimenti, cercare di capire quale significato hanno per lui.
  • Provare ad incentivarlo con un premio.
  • Domandarsi quale vantaggio ottiene il bambino attraverso il capriccio e perché lo mette in atto.
  • Rendere il pasto un’attività piacevole, coinvolgendo il bambino.
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avatar Dalila D'Andrea Diplomata al liceo linguistico con 100 e lode, frequento il primo anno all'università Alma Mater Studiorum di Bologna. Ho 18 anni e amo confrontarmi con realtà nuove, viaggiare ed esplorare l'inesplorabile. Per questo scrivo per Controcampus. Amo avventurarmi al di là della mia comfort-zone e credo fortemente nel potere della comunicazione e della circolazione libera delle idee. Per questo mi è stata affidata anche la rubrica Il Professionista, dove curo interviste con personaggi di spicco del mondo del lavoro e della ricerca. Ognuno di noi ha una storia da raccontare; io fornisco la possibilità di farlo. Tra le mie interviste troverete consigli validissimi e opinioni di esperti professori, ginecologi, pediatri, psicologi, avvocati e tanto altro ancora! Sono appassionata di scrittura e sto lentamente esplorando il mondo del giornalismo, che mi ha sempre affascinata. Quando scrivo seguo sempre una celebre regola d'oro: l'interessante per mezzo, l'utile per scopo e il vero per soggetto. Leggi tutto