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Donne in politica e dirigenza in Italia: discriminazioni di potere

Antonella Acernese 8 Marzo 2021
A. A.
19/10/2021

Dalla storia delle donne in politica a oggi come va in Italia: ruolo della donna leader, manager e in posti di dirigenza, tra capacità e discriminazioni di potere.



La realtà in cui viviamo ci pone dinanzi ad evidenti disuguaglianze di genere. Il problema principale non sta nell’inclusione, ma nella possibilità di arrivare ai vertici e ricoprire ruoli di leadership.

L’attenzione maggiore non va’ dunque rivolta ai numeri, ma alla distribuzione delle cariche. Difatti la rappresentanza femminile è notevolmente aumentata negli anni. Ma la crescita dei numeri non va di pari passo con la rivelanza dei ruoli ricoperti.

Esempi virtuosi di donne in politica nel mondo ne abbiamo, nell’Unione Europea: Germania, Francia, Spagna e Svezia, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Basti pensare a nomi come Angela Merkel e Kamala Harris.

Il tema della parità di genere è fissato in Agenda 2030, ma ancora lontano dal vedersi attuato. In Italia, si parla di quote rosa ma non di donne in politica o in ruoli dirigenziali che contino realmente.

Abbiamo chiesto il parere sull’argomento ad una persona che conosce bene le dinamiche dirigenziali, il manager Stefano Andreotti e alla scrittrice e conduttrice tv Tessa Gelisio.

Le donne in politica e al potere in Italia: dalla storia ad oggi fino alla parità di genere in agenda 2030

Di donne in politica in Italia che hanno fatto la storia ne abbiamo. Ma questo dato oggi, con le quote rosa nei posti di potere, è sufficiente per dire che non ci sono discriminazioni di genere?

Oggi le donne sono ancora troppo belle e troppo incinte per essere in ruoli che contano davvero. E’ certamente aumentato il numero della presenza femminile ai posti di comando con più quote rosa, ma è ancora troppo poca le rilevanza in termini decisionali. Lo dicono i numeri, circa il 36% in Parlamento è rosa, a differenza che nel 1994 quando c’era solo il 13%. Ma la stessa percentuale di rilevanza non si traduce in altrettanto potere. Lo dimostra la mancata presenza femminile nelle commissioni parlamentari, ad esempio. Mai visto un Presidente del Consiglio dei Ministri donna in Italia.

Certo, la storia ci insegna che passi avanti ne sono stati fatti. Dalla prima donna ministro nel 1976, Tina Anselmi nel governo Andreotti III. Le prime quote di genere, a livello locale e nazionale, vengono introdotte nel 1993.

Nel 2003 la Costituzione viene modificata per promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità. Nel 2004 le quote di genere sono state re-introdotte a livello europeo e nel 2012 a livello nazionale.

Anche nelle imprese cresce la leadership femminile, soprattutto in singoli settori come cura alla persona, sanità e assistenza sociale.

Passi avanti nell’emancipazione femminile per i quali si è dovuto lottare. Ma per quale motivo ancora oggi, il genere femminile deve esse considerato una minoranza e l’assegnazione di un ruolo di prestigio un premio d’eccezione?

“C’è sicuramente una partenza di grande svantaggio.” – Dichiara il dottor Stefano Andreotti e continua -.

“Farei una premessa, se fossi una donna, non amerei tanto la parità delle quote, cioè che per forza debbano essere partitarieDovrebbero andare a chi merita, al di là del genere e discriminazioni. Mi rendo conto che, in molti casi, aver scelto finalmente la parità di quote, riesce a far superare le discriminazioni che esistono. Questo non vuol dire che sempre vengano riconosciuti i meriti.” – dice Andreotti. –

E’ rintracciabile un problema di ruoli delle donne in politica e in dirigenza nella storia? A risponderci la scrittrice Tessa Gelisio. 

“Storicamente è chiaro che i ruoli erano ben divisi. Partiamo da 10000 anni fa, quando eravamo cacciatori. L’uomo cacciava e doveva difendere da animali ed altri uomini, era il sesso più forte e prevaricava. Per scardinare questa cultura sociale c’è voluto del tempo. E’ una questione di evoluzione culturale che parte da un modello biologico della nostra specie.” 

Il ruolo della donna in politica e nella dirigenza in Italia oggi

Che il ruolo delle donne in politica sia scarso e ininfluente, cosi come ai vertici aziendali, sono i dati a testimoniarlo. Basti pensare ai vertici dei dicasteri, massimo 4 donne per ogni governo da anni, per non parlare dei ministri rosa. Anzi, le donne che ricoprono questi incarichi devono spesso scontrarsi con pregiudizi e critiche. In esempio è il Ministro per il Sud nel Governo Draghi Mara Carfagna. Contestualmente alla nomina della ministra, non sono mancati commenti di chi ne ha sottolineato alcune apparizioni nel mondo dello spettacolo. Come se essere giovane e belle fosse un peccato. E desiderare la popolarità a 20 anni, sia un marchio a vita. Nonostante le numerose battaglie condotte in seguito alla sua ascesa politica.

Una maggiore presenza femminile in politica l’abbiamo vista solo a livello locale, nei Comuni e nelle Regioni con una maggiore espressione al Sud. (Al contrario di quanto si dica). A livello regionale ad esempio la parità di rappresentanza è molto forte, con il 43% di “assessoresse”.

Ma anche in questo casi emerge un dato, al vertice, come sindaco o governatore, poche volte abbiamo visto sedere una donna. Circa il il 14% dei comuni ha delle sindache.

Ulteriori progressi ci sono stati anche in dirigenza. Le manager crescono ad un ritmo più che doppio rispetto a quello degli uomini, ma sono pur sempre meno di un quarto del totale dei dirigenti. L’Eurostat ci relega nelle ultime posizioni per equilibrio di genere con il 29% di incidenza femminile fra i manager.

Diversa è la situazione delle donne in politica nel mondo. In Europa per anni il politico più influente e potente è Angela Merkel. E ancora, come non citare il caso di Sanna Marin, primo ministro finlandese a soli 30 anni. In Italia quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere un primo ministro Presidente del Consiglio donna in politica, o Presidente della Repubblica e perché no, Papessa. Deve accadere ancora solo nei film?

“L’Italia è rimasta indietro”. – Dichiara Stefano Andreotti – “Ci sono state figure che hanno avuto ruoli importanti: Tina Anselmi o Nilde Iotti, presidente della Camera. Ma ancora oggi se ne parla come se fossero delle mosche bianche. E’ strano come, nel 2021, in Italia non ci sia mai stato un premier donna, mentre nel resto del mondo sì. Un esempio è la figura in assoluto più importante della politica del mondo occidentale: Angela Merkel. Anche la Gran Bretagna ebbe la figura fondamentale di Margaret Thatcher.” 

“Senza nulla togliere alle scelte governative odierne, mi aspettavo infatti  in Italia un progresso, in tal senso. Anche nella mia azienda (la Siemens, ndr), quando ho iniziato a lavorare, di figure femminili nel personale ce n’erano tantissime. Circa un 50% della forza lavoro. Però di dirigenti non uomini, a partire dagli anni ’60, se ne sono viste di pochissimi.” – Dice il manager Andreotti e continua –

“Pian piano, le cose sono cambiate. Diversi ruoli chiave sono stati al femminile, anche nella casa madre in Germania. Mi auguro che questo avvenga in tutti i campi.” 

Quanto contano le donne in politica e in dirigenza oggi: un falso potere

Tanti ancora considerano le figure femminili una minoranza da proteggere. Le quote rosa annullerebbero discriminazioni, provvedimenti e norme che ancora oggi vengono fatti in garanzia. Ma cosa c’è da garantire e proteggere, il generale femminile per quanto ancora deve essere considerato debole tanto da necessitare di un tutore? Quando le donne in politica non saranno una scelta di campagna elettorale ma una conferma leadership?

Una cosa è certa, quote rosa, diritto di famiglia e del lavoro non sono abbastanza garanti nella materia, ma è dalla famiglia che bisogna partire, rivisitato il ruolo della mamma e moglie.

“E’ fondamentale parlare anche del ruolo che  ricopre in una famiglia. E’ vero che l’uomo può e deve contribuire alla crescita dei figli. Ma certamente ci sono dei momenti in cui una mamma o moglie ha dei problemi maggiori nel lavoro. Pensiamo a se vuole avere un figlio, alla gravidanza e poi ai primi anni del bambino.  Considerato questo aspetto, poi non c’è alcun altro motivo, nel campo politico e professionale, per cui dovrebbero esserci discriminazioni.” – Afferma il manager Stefano Andreotti.

La maternità dunque, è un tema centrale, per coloro che vogliono far carriera, come sottolinea anche la conduttrice Tessa Gelisio.

“La “maternità” penalizza molto  in ambito professionale. Se una giovane fa’ figli deve sottrarre del tempo al lavoro. In più, arrivando in una struttura sociale in cui al potere ci sono uomini, è più facile che il potere passi ad un altro uomo.” – Conclude la scrittrice Tessa Gelisio.-

Cosa fare per avere donne in politica e al potere che contano

Come dicevamo poc’anzi, è dalla famiglia che bisogna partire, abbattendo quegli ostacoli per i quali ancora oggi una mamma o una moglie non riescono ad essere attive come vorrebbero. E’ nella natura che le donne in politica e al lavoro possano dedicare meno tempo degli uomini. Ma più tempo non significa maggiore qualità. Internet, social media e tecnologia sono la risposta al cambiamento. Bisogna partire da questi strumenti che permettono di essere attivi anche senza la presenza costante. Sono i partiti che devono fare le dovute considerazioni per superare gli attuali gap.

Le quote rosa e la doppia preferenza di genere, hanno dato risultati ma anche in questo caso bisogna cambiare approccio affinché, non ci sia una minoranza da proteggere, ma se mai una identità necessaria. 

“Per avere effettivi cambiamenti credo sia molto importante la sensibilizzazione, il parlarne e lo scriverne. La comunicazione è fondamentale per far capire che il mondo è cambiato. Mi auguro che, questo cambiamento si possa avere anche in società.” – Chiude Stefano Andreotti. –

Una condizione diversa è quella della tv dove oggi la presenza femminile, non solo è numericamente maggiore, ma determinante e di potere. Basti pensare a Barbara D’Urso piuttosto che a Maria De Filippi. Lo sono state Raffaella Carrà, piuttosto che Simona Ventura.

Donne importanti in tv diversamente che in politica e in dirigenza, sono a testimoniarcelo la conduttrice Tessa Gelisio -. Potremmo prendere esempio dalla televisione per migliorare?

Io non ho mai avuto difficoltà o svantaggio. Arrivo da una famiglia dove era assodata l’uguaglianza di genere. A livello professionale, il mio è uno dei pochi settori in cui vi è un’altissima percentuale di conduttrici, in particolare a Mediaset. Non esistono discriminazioni.”

© Riproduzione Riservata
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Antonella Acernese Studentessa di Lettere Moderne alla Federico II di Napoli. Sono cresciuta a contatto con libri d'ogni genere, sviluppando amore verso le lettere e il potere della loro combinazione. Ho iniziato a collaborare con testate giornalistiche e scrivendo su blog, sin da giovanissima,. L'obiettivo di affermarmi nel mondo lavorativo, in qualità di giornalista, è la mia più grande motivazione . Fortemente affascinata dall'essere attiva sul campo e vigile nello sguardo nei confronti della realtà. Mi appassionano i dettagli, i retroscena, la possibilità di scoprire antefatti e di non arrestarsi mai, in tale ricerca. La dedizione nella ricerca costante dei dettagli è alla base della rubrica di Attualità che curo: "Le biografie dei personaggi". Curiosità, fatti e i loro mondi da scoprire, mi affascinano e mi stimolano nell'addentrarmi in essi e narrarli. Dico da sempre e senza remore, di essere nata per scrivere, per fondere insieme questa mia passione alla volontà di contribuire ad un servizio pubblico, ad informare e far conoscere. Scrittura pulita, chiara e rispettosa, un plain language, è ciò a cui miro nella stesura degli articoli, affinché cronaca e notizie possano essere consumate da tutti, senza alcun ostacolo di chiarezza. Leggi tutto