Ultimo articolo delle 19:03 a cura di Lucia Picardo
domenica, 20 aprile 2014
8 febbraio 2013
 

Anoressia e Giovani – Sintomi Anoressia Riconosce e Curare

Anoressia e Giovani: sentirsi in colpa dopo aver mangiato è come sentirsi in colpa di essere al mondo.

I giovani del terzo millennio sono sempre più fragili. Desiderano un corpo perfetto.

I giovani desiderano essere rispettati, amati, coccolati e pur di riuscirci sono disposti a tutto, persino ad adeguarsi ai modelli esistenziali proposti dai mass media.

In Italia sono circa 700.000 le persone affette da anoressia. Si tratta per lo più di donne d’età compresa tra i 14 ed i 25 anni, le quali, attratte dal desiderio di essere accettate, scelgono di percorrere una strada irta e deleteria. Una strada vuota, desolata e piena d’illusioni, lungo la quale è vietato mangiare. Molti a soffrirne sono gli studenti ancora più fragili ed esposti a problemi di tipo sociale e psicologico.

Il rifiuto del cibo, ha un’eziologia psicogena. Un’eziologia che negli ultimi tempi sembra scalfire anche l’universo maschile. Il dramma dell’anoressia affonda le proprie radici in un problematico retaggio socio-familiare che, spesso, viene affrontato con troppa leggerezza. La società dell’apparenza ha generato un‘idea distorta di bellezza esteriore, creando una fatale conseguenza quella dell’ Anoressia e Giovani. Un’idea alimentata da modelli pubblicitari, stili di vita e illusioni capaci di obnubilare ed adombrare le menti, fino a ridurle in uno stato di totale inibizione. Il dramma del binomio tra anoressia e giovani, per certi versi, simboleggia un problema a dir poco rovente. Un problema, anzi una malattia sociale, che colpisce i paesi industrializzati e che, pertanto, dovrebbe indurre ad una sana e concreta riflessione politica e culturale.

Ad ogni modo, il pubblicitario inno alla magrezza è una vera e propria arma di sterminio puntata sulle persone più fragili. Il reale problema dell’olocausto delle fragilità umane alberga in un difetto di fabbrica tipico delle società post-industriali: l’incapacità di frenare la smania di potere economico.

I giovani vogliono apparire magri perché dipendono dal giudizio dei propri simili. L’anoressia e gli altri disturbi alimentari, per certi versi, simboleggiano l’estremizzazione del mito nichilista del XIX secolo. Un mito scalfito da un macabro ed angosciante leitmotiv: la volontà del nulla. Chi sceglie di non nutrirsi, in realtà, desidera inconsciamente di abbandonarsi al nulla, cioè ad un’esistenza priva di finalità, gioie e piaceri; ad un’esistenza in cui di vivo c’è il solo ricordo del passato, magari dell’infanzia.

Al fin di comprendere al meglio l’essenza del binomio tra anoressia e giovani abbiamo deciso d’intervistare la dott.ssa Roberta Grassotti, psicologa, sessuologa clinica ed autrice di numerose pubblicazioni scientifiche.

Dott.ssa Grassotti, ci parli dell’ anoressia e giovani, potrebbe parlarci del binomio tra paesi industrializzati ed incremento dei disturbi alimentari? Secondo Lei, è verosimile ipotizzare che alla base di patologie quali anoressia e bulimia, in realtà, vi sia il declino morale ed etico della nostra società?

“Ogni epoca ha la sua malattia. Non c’è dubbio che i disturbi del comportamento alimentare si prestano a rappresentare in modo straordinario questa nostra epoca, connessi come sono all’immagine corporea, al significato del cibo, all’ossessione per l’apparire. Oggi giorno i disturbi del comportamento alimentare costituiscono una vera epidemia sociale che non sembra trovare argine alla sua crescita esponenziale. Tale aspetto socio-culturale risulta invece centrale in quanto propone una riflessione sulla dialettica e sul conflitto tra la cultura dell’immagine (valore cruciale all’interno delle società occidentali) e il bisogno di ciascun essere umano di costruire un’immagine di sé positiva, sana e soddisfacente.

Il mito della magrezza come ideale estetico, i falsi miti relativi all’alimentazione e alla forma fisica, l’importanza dell’immagine come mezzo di affermazione del sé sono dunque argomenti centrali dell’intervento di prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare anche nei preadolescenti allo scopo di contenere l’influenza dei mass media sulla popolazione giovanile. Non bisogna quindi sottovalutare il fatto che i fattori socioculturali rappresentano un terreno fertile per lo sviluppo di pensieri distorti sul corpo e i suoi bisogni e per l’adozione di comportamenti alimentari disfunzionali”.

Anoressia e Giovani un binomio oggi diffusissim ma che cos’è l’anoressia e come si diventa anoressici?

“L’anoressia è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni. L’anoressia è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale, associato ad un  intenso timore di acquistare peso, dalla presenza di una alterazione dell’immagine corporea per ciò che riguarda forma e dimensioni corporee. La perdita di peso è ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta. Inizialmente la restrizione calorica può essere limitata all’esclusione di cibi ritenuti ipercalorici. Successivamente, nella maggior parte dei casi i soggetti finiscono per avere un’alimentazione rigidamente limitata a poche categorie di cibi. In aggiunta alla restrizione di cibo, possono essere messe in atto condotte di eliminazione (es.vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi e diuretici) associata ad una pratica eccessiva di attività fisica, allo scopo di perdere peso.

La percezione del proprio corpo risulta distorto; alcuni soggetti si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo, altri pur ammettendo la propria magrezza, percepiscono come “troppo grasse” alcune parti del corpo, in genere l’addome, i glutei, le cosce. In questi soggetti i livelli di autostima sono fortemente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo. La perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’aumento di peso viene vissuto come una perdita di controllo. L’anoressica tipica è determinata, piena di energia, volenterosa; si sottopone a sforzi fisici continui, studia, lavora, si occupa di tutto e tutti e non mangia mai. E’ una perfezionista che vuole dimostrare tutte le sue capacità; perennemente in lotta col proprio corpo, che sente brutto e pesante, non si accorge di chiudersi sempre più in sé stessa.

 L’eziopatogenesi del disturbo dell’anoressia nervosa è multifattoriale; intervengono fattori biologici, psicologici, individuali, familiari e socio-culturali, ciascuno dei quali gioca un ruolo nel suo svilupparsi. Sulla base di una predisposizione e vulnerabilità del soggetto, il disturbo dell’alimentazione è precipitato da un evento stressante o una fase del ciclo vitale. Altra causa che può portare allo sviluppo di tali problemi è il crescere in una famiglia dove esiste una grave difficoltà nella comunicazione interpersonale e nell’espressione delle proprie emozioni, in tal caso l’anoressia può assumere il senso di una “comunicazione senza parole” alla famiglia, nella famiglia e per la famiglia (con vari aspetti di protesta, di richiesta di attenzione, di manifestazione di un disagio individuale o del sistema famigliare nel suo complesso). In altri casi il disturbo può dipendere da significativi problemi di autostima, legati eventualmente anche a feedback negativi e reiterati dal sistema sociale, famigliare o amicale. Un ruolo importante viene svolto anche dai mass media, mostrando alle donne più giovani canoni di bellezza non corrispondenti al loro fisico”.

Spesso le diete si trasformano in vere e proprie torture, in contegni autolesionistici che, forse, potrebbero essere annichiliti grazie al supporto dei familiari. Secondo Lei, anoressia e bulimia possono essere correlati alle carenze affettive, o ad errati comportamenti familiari? Cioè i responsabili sono i genitori, mass media e società del consumo?

“Come precedentemente accennato i disturbi del comportamento alimentare hanno cause multifattoriali. Le recenti ricerche e gli studi in merito evidenziano una forte correlazione tra cause sociali a livello di condizionamento pervasivo associato dai media, che esaltano la figura perfetta come corpo magro e una fragilità profonda relativa alla propria identità. Non a caso il periodo adolescenziale è la fase del ciclo di vita più a rischio per sviluppare un disturbo del comportamento alimentare. L’adolescenza costituisce una fase critica della nostra vita: da un lato incalzano le preoccupazioni, gli ideali e le ansietà, dall’altro ci si inizia a confrontare con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale.

Non è semplice essere adolescenti al giorno d’oggi: si è notevolmente influenzati dai mass-media e spesso falsamente o per nulla informati sulle situazioni di disagio personale e/o dei coetanei; questo influenza significativamente l’esperienza emotiva e la costruzione dell’immagine di sé. La cultura dell’immagine, catastrofica a volte nelle sue richieste, colpisce così frequentemente gli adolescenti, perché vivono un momento evolutivo in cui sono più sensibili all’approvazione e al riconoscimento da parte degli altri. Ma non va trascurato il fatto che, nella maggior parte dei casi, esiste un impegno familiare non adeguato a sostenerli nell’evoluzione dell’identità e, prima ancora, è venuta a mancare l’esperienza di un autentico sostegno affettivo.

La famiglia ha tra le sue funzioni quella di favorire lo sviluppo dell’identità personale ed assicurare un’integrità fisica e psichica per poter affrontare con fiducia le esperienze della vita. Il bambino apprende e sviluppa l’amore per se stesso, la stima e la capacità di fidarsi di se stesso e degli altri nel primitivo rapporto con la madre e poi con il padre e con gli altri membri della famiglia. Diversi studi hanno evidenziato delle caratteristiche delle famiglie di pazienti con disturbi del comportamento alimentare. Una rigidità ed un atteggiamento iperprotettivo non favoriscono l’acquisizione dell’autostima e dell’autonomia scoraggiando il desiderio di fare nuove esperienze e di sviluppare una maggior consapevolezza delle proprie capacità.

Una forte inibizione delle emozioni e dei sentimenti vanno ad inficiare la possibilità di imparare ed accettare le proprie emozioni e di usarle costruttivamente. I sentimenti repressi, le emozioni trattenute possono o sfociare in disturbi psicosomatici o in disturbi psichici come ad esempio disturbi del comportamento alimentare. Atteggiamenti troppo permissivi e indulgenti; regole mal definite, confuse, contraddittorie e imprevedibili possono creare difficoltà nello sviluppo dell’identità, nella crescita dell’autostima e dell’autonomia dei figli. Le regole, infatti, quando mantengono una certa flessibilità, sono necessarie per stabilire dei confini tra genitori e figli, creando un clima di protezione e nello stesso tempo di indipendenza.

 La madre, lasciata sola nell’educazione e nella cura dei figli, spesso si trova disorientata essa stessa in tale compito e tende o ad avere un rapporto troppo stretto con la figlia o a espellerla precocemente. La figura del padre è colui che, inserendosi positivamente nel rapporto madre-bambino fin dalla prima infanzia, favorisce una naturale separazione dalla madre e orienta il bambino verso il mondo esterno”.

Dunque, è la paura di non essere accettati dagli altri a generare l’angoscia e, quindi, i disturbi alimentari?

“La paura di non essere accettati e di non essere “all’altezza della situazione”. Il principale compito di sviluppo relativo alla fase adolescenziale consiste nel realizzare il processo di separazione tra adolescente e genitori costruendo una propria identità separata (individuazione). Il processo di separazione-individuazione è molto lungo e complesso e richiede che siano stati interiorizzati rapporti stabili e di fiducia tra i membri della famiglia. Da questi presupposti il soggetto potrà muoversi nel mondo con strumenti più efficaci temendo meno il giudizio ed il timore di non essere accettato dall’altro”.

Bulimia, anoressia e obesità sono disordini alimentari, o meglio malattie, generate da esperienze traumatiche. L’eziologia psicogena dell’anoressia è dimostrata da diversi studi scientifici. Abusi sessuali, lutti familiari, maltrattamenti pre-adolescenziali sono solo alcune delle principali cause del malessere psicologico che è alla base dei disturbi alimentari. Le principali patologie correlate all’anoressia sono: depressione, osteoporosi, danni a gengive e denti, istinto suicida, amenorrea ed infertilità e perdita dei capelli.

 

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