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26 febbraio 2015

Musica OnLine, Napster, Tidal, YouTube e Spotify ecco cosa è successo

La modalità per ascoltare musica negli ultimi anni sono cambiate specie per la presenza di servizi come YouTube e Spotify e programmi come Napster e Tidal per la Musica OnLine

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In principio per la Musica OnLine esisteva Napster, il programmino di file sharing che per la generazione dei non nativi digitali (ossia per tutti coloro i quali sono nati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80) significava solo una cosa: una marea di file musicali liberamente scaricabili sull’hard disk del proprio computer.

Era il 1999, e quella stessa generazione che pochi mesi dopo avrebbe scavalcato il millennio stava cominciando ad assaggiare quel lato di internet che per molto tempo sarebbe rimasta la sua caratteristica più accattivante: la gratuità per la Musica OnLine.

Sono passati ormai quasi quindici anni – che nel mondo informatico equivalgono a un paio di epoche – da quel periodo, ed oggi possiamo dire che tramite vie legali (si pensi proprio al caso Napster) o astute operazioni commerciali (vedi iTunes, vero e proprio capostipite della musica a pagamento, ideato dal talento di Steve Jobs), anche le grandi case discografiche sono riuscite a farsi pagare i diritti d’autore sui brani presi dal web e per la Musica OnLine.

Certo, è ancora presto per dire che i portoghesi del download musicale siano un fenomeno in estinzione, ma, d’altra parte, non è detto che rappresentino ancora un problema per chi detiene il copyright sulle canzoni, che adesso può tranquillamente recuperare quei costi con la pubblicità. In questo senso, gli esempi di Youtube e Spotify sono particolarmente significativi.

Il 2015 nasce sotto la nuova luce di Tidal, un nuovo servizio di streaming per la v, disponibile in Italia dal mese di febbraio, per mezzo del quale i file audio vengono rilasciati in formato lossless, più “pesante” da un punto di vista informatico ma di qualità superiore alla media.

Cosa cambia nella Musica OnLine con Tidal

La vera novità del servizio per la v è la totale assenza di pubblicità, in modo tale per cui il costo dei brani musicali viene scaricato – questa volta non in gergo informatico – direttamente sull’utente, che se vorrà utilizzarlo dovrà pagare un abbonamento mensile, più alto rispetto alla media, senza possibilità di usufruire di una versione gratuita, prerogativa invece della concorrenza (come Spotify, per citare l’ultimo nato nel settore della Musica OnLine).

L’ultima frontiera della gratuità su internet della Musica OnLine è stata dunque scardinata. Non è possibile prevedere, ad oggi, se questo nuovo servizio avrà successo o meno, di certo l’azienda svedese ha provato a creare – rischiando – una nicchia di mercato per soli appassionati, ossia quelli che preferiscono ascoltare la musica on line ad un livello qualitativo alto, che, per fare un paragone con un recente passato, ricordano coloro i quali preferivano comprare i compact disk originali anziché le loro copie masterizzate facilmente reperibili presso i negozi ambulanti di ogni città.


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