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12 aprile 2003

L’ inter che non ti aspetti

Era la partita più attesa, e le attese non sono state certo disilluse. Juventus-Inter è stata forse il momento più significativo, a cui abbiamo assistEra la partita più attesa, e le attese non sono state certo disilluse. Juventus-Inter è stata forse il momento più significativo, a cui abbiamo assistito, dall’inizio di questo vivissimo campionato. Da un lato di schieravano i campioni, perché lo sono davvero e non solo a suon di titoli, dall’altro una squadra che, a sottolineare la propria fragile identità, doveva rinunciare a non pochi titolari. Costrizione sulla cui negatività si può ben discutere. Al momento del fischio iniziale, chi si fosse trovato con un orecchio alla cara, passionale radiolina, avrebbe certamente avvertito il boato che, quasi come un muro insormontabile, sembrava il preludio ad un film già visto, dove la povera Inter si sarebbe trovata a recitare una scomoda parte da comparsa. Ma non è andato così. I miracoli del “dio pallone” sono anche questi, ma, se la Juve dopo dodici minuti si ritrovava a dover rimontare uno svantaggio, non era un caso. Sembrava telecomandato il tiro di Cruz, che oramai non è più solo omonimo del brasiliano, mago di punizioni, che qualche anno fa deliziava le platee napoletane. Buffon dimenticava di essere il titolare della Nazionale, e inesorabilmente era costretto a vedersi scavalcare dal pallone proprio sul suo palo. Ma questo era solo l’inizio. Seguivano minuti in cui i padroni di casa davano l’illusione di essere quelli di sempre, ma si trattava solo di illusione, e così i nerazzurri, lucidi come non mai, leggevano al meglio la gara e senza troppi affanni respingevano colpo su colpo. Si andava avanti sullo stesso tema per un po’, ma era il secondo gol di Cruz a chiarire il tutto. L’Inter per la prima volta obbligava l’avversario a piegarsi e ad avere rispetto; rispetto che cresceva a dismisura quando il funambolico Martins bruciava un troppo lento Legrottaglie, ed insaccava un meritatissimo terzo gol. Il 3-1 finale era solo il frutto di una disattenzione. Quello che conta è che i nerazzurri con la partita di sabato, hanno segnato una volta per tutte un’inversione di tendenza; benché non sia normale che pochi giorni prima avessero subito cinque reti… Il dopopartita è chiaramente lo spazio, sempre più immancabile, dei processi, e così, se da un lato siamo costretti a subire ipotesi sui demeriti juventini, dall’altro si accenna a qualche dato statistico, facendoci notare che in entrambe le occasioni in cui la squadra di Zaccheroni ha mostrato il suo miglior calcio, Londra e appunto Torino, l’introverso Bobo era risultato assente. La notazione è ineccepibile e il dubbio che il poderoso bomber sia una specie di zavorra da cui non ci si libera è sicuramente legittimo. Cause di questi dubbi sono comunque i due attaccanti, Cruz e Martins, che stanno davvero dimostrando che scelte oculate di calciatori “pagano” più di colpi clamorosi. D’ora in avanti dovrebbe essere sicuramente più semplice, non fosse altro che il cammino ormai è avviato, e anche il più incallito dei pessimisti dei tifosi nerazzurri non potrebbe negare che un’Inter con questo orgoglio e questa voglia di vincere, portata fin sul terreno di gioco, non la si vedeva da tempo. Mai come ora i tifosi sentono l’importanza dell’unione di tutto l’ambiente interista. Sentono l’importanza del momento; il momento di gridare con fiducia: “Forza Inter”.

Paolo Minucci

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