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7 aprile 2003

Presidio Sanitario: sul filo della legalità

Una vicenda come tante, che potrebbe facilmente passare inosservata. Quel continuo camminare sul sottilissimo filo che divide due zone opposte, ma purUna vicenda come tante, che potrebbe facilmente passare inosservata. Quel continuo camminare sul sottilissimo filo che divide due zone opposte, ma pur tanto vicine da confondersi sovente: la legalità, la non-legalità. Chi ne paga il prezzo più caro? Coloro i quali, giorno dopo giorno affrontano le difficoltà di una vita costosa, dura, complessa: gli studenti. Un presidio sanitario presso il Campus di Fisciano? Giustissimo. Ma non culliamoci sulla “normalità”. Penetriamo al di là della superficie. Il 27 ottobre 1999, il Consiglio d’Amministrazione dell’EDISU, ha deliberato d’indire una gara d’appalto per l’affidamento del servizio di assistenza sanitaria all’interno dell’Università. Per assicurare una perfetta fruibilità da parte degli utenti, il bando predisponeva che le Associazioni che avessero avuto intenzione di prender parte alla “gara”, mettessero a disposizione, tra gli altri servizi, un’ambulanza di tipo “A”, fornita, cioè, degli strumenti necessari per manovre di rianimazione e destinata ai casi più gravi, con autista soccorritore, infermiere professionale e, punto fondamentale, “medico rianimatore con documentata esperienza in area critica”. I certificati prodotti da Punto, associazione che ha vinto la gara, parlavano solo di “medico con specifiche competenze in manovre di rianimazione”; quelli prodotti da Humanitas e La Solidarietà, facevano riferimento a “medico rianimatore con esperienza in area critica”. Inoltre, il 25/2/2000, è giunta una nota dell’AAROI in cui si evidenzia che il medico rianimatore, di cui parla la Legge Regionale 2/94, non può essere un medico generico, che ha seguito un qualsiasi corso di emergenza, ma un medico che ha conseguito una specializzazione di Anestesiologia e Rianimazione della durata di quattro anni: l’ambulanza di tipo “A” deve, insomma, essere fornita di un medico anestesista – rianimatore. Veniamo al punto cruciale: né “Il Punto” (associazione aggiudicataria), né “Humanitas” (prima idonea), né “La Solidarietà” (seconda idonea), possedevano un medico con tali, fondamentali, caratteristiche. Tutto da rifare? Niente affatto. E’ stato “semplicemente” richiesto all’Associazione aggiudicataria “Il Punto” di “sostituire i medici operanti con medici anestesisti – rianimatori, con conseguente sensibile aumento di prezzo, viste le specifiche competenze di tali figure professioniste, non provvedendo alla riproposizione della gara d’appalto, né dichiarando vincitrice della gara l’Associazione risultata prima idonea, Humanitas, che possedeva più completi requisiti rispetto a “Il Punto”. Ecco il sottile filo: un’Associazione, senza possedere i requisiti richiesti, vince una gara d’appalto, a cui alcune associazioni non hanno potuto partecipare proprio perché sprovviste di quei requisiti! Ecco quella che sarebbe dovuta essere la conclusione “legale”della vicenda, quella prospettata dal solo consigliere De Simone: la gara d’appalto andava ripetuta, dando la possibilità a tutte le associazioni, quantomeno, di parteciparvi sulla base di identici requisiti. Ecco, invece, come realmente è andata a finire: è stato permesso all’Associazione aggiudicataria “Il Punto” di sostituire i medici, contravvenendo a quanto esplicitamente richiesto dal bando. Ecco l’aspetto non-legale. Gli interrogativi continuano ad affollarsi: perché tutto ciò? Quali interessi si celano dietro questo ostinato modo di agire? E’ troppo semplice chiamare in causa il “favoritismo”. Forse inutile. Ma gli studenti? Cosa può importare loro della gestione di un “servizio sanitario”? Ebbene, anche i loro interessi, quelli di tutti i genitori che, in molti casi, rendono possibile la carriera universitaria dei propri figli a costo di quotidiani sacrifici, possono e devono considerarsi lesi. Si potrebbe prospettare una soluzione più parsimoniosa, adatta alle esigenze e alle possibilità degli studenti e delle loro famiglie ( a chi se non ad essi appartiene il denaro che l’EDISU gestisce?): visti gli altissimi costi per il mantenimento di un’ambulanza di tipo “A” e di un medico anestesista – rianimatore, poteva essere stipulata una convenzione tra l’ “ASL” e l’Università di Fisciano per mettere a disposizione, all’interno del Campus, dei locali in cui sistemare il SAUT, ora sito a Baronissi, ponendolo in tal modo in posizione più centrale, meglio fruibile anche da parte degli studenti. Inoltre, pur non ammettendo questo “accentramento”, la posizione attuale del SAUT stesso, avrebbe garantito un efficiente servizio per gli studenti universitari, con tre ambulanze, servizio che avrebbero potuto garantire, senza una gara d’appalto, anche le varie Associazioni “non – profit” della zona! Ma forse questa era una soluzione troppo a portata di mano!

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