>
  • Paleari
  • Carfagna
  • Coniglio
  • Califano
  • Algeri
  • Gelisio
  • Quarta
  • Andreotti
  • Mazzone
  • Miraglia
  • Falco
  • Romano
  • Quaglia
  • Napolitani
  • Gnudi
  • Pasquino
  • Catizone
  • Bonetti
  • De Leo
  • Santaniello
  • Casciello
  • Bruzzone
  • Meoli
  • Grassotti
  • Ward
  • Liguori
  • Tassone
  • Ferrante
  • Dalia
  • Crepet
  • Cacciatore
  • Alemanno
  • Antonucci
  • Cocchi
  • Leone
  • Romano
  • Bonanni
  • de Durante
  • Scorza
  • Valorzi
  • di Geso
  • Rossetto
  • De Luca
  • Baietti
  • Chelini
  • Rinaldi
  • Buzzatti
  • Barnaba
  • Boschetti

Pallone d’oro 2003 da Gabiel Hanot alla corsa verso il trono 2003

Redazione Controcampus 12 Maggio 2003
R. C.
14/06/2024

Il più prestigioso riconoscimento alle prestazioni singole, cui ogni grande calciatore aspira più o meno apertamente, fu istituito negli anni ’50, quaIl più prestigioso riconoscimento alle prestazioni singole, cui ogni grande calciatore aspira più o meno apertamente, fu istituito negli anni ’50, quando il futbol si stava internazionalizzando grazie all’uomo che osò sfidare la FIFA.

Gabriel Hanot era stato calciatore e commissario tecnico della nazionale transalpina, ma poi aveva deciso di intraprendere la carriera di giornalista. Era una delle più illustri firme di “France Football” quando nel ’54, il “Daily Mail” titolò: «Salutiamo i Wolves, ora campioni del mondo». Gli inglesi del Wolverhampton avevano vinto due amichevoli in casa contro Spartak Mosca e Honved, futili successi che avevano acceso l’entusiasmo del dirigente Stanley Curtis. A quel punto Hanot lanciò la prima sfida:«Prima di proclamare l’invincibilità del Wolverhampton, aspettiamo almeno che replichi i suoi successi a Mosca e a Budapest. Ci sono altri grandi club che potrebbero aspirare a quel titolo, come il Milan e il Real Madrid. L’idea di un campionato del mondo (o almeno di Europa) per club più ampio meriterebbe comunque di essere lanciato». Nacque così la Coppa dei Campioni, cui seguì due anni dopo una nuova idea:«Se avessimo chiesto solo due anni fa ai giornalisti europei di designare i migliori calciatori del Vecchio Continente, molti di loro non avrebbero avuto a loro disposizione i necessari strumenti di giudizio e la consultazione ne avrebbe risentito. Ma la Coppa Europea, con i suoi incontri di andata e ritorno, con il moltiplicarsi dei match internazionali e anche lo spazio sempre maggiore riservato agli avvenimenti internazionali da giornali come “L’Equipe” e “France Football”, che sono letti in tutta Europa, hanno reso familiari ai nostri colleghi di Londra, Milano, di Belgrado o di Stoccolma le squadre e i giocatori europei. E’ per questo che il referendum al quale abbiamo pensato per tentare di stabilire i migliori giocatori d’Europa del 1956 ha veramente un senso».
Ad un giornalista di ognuna della sedici nazioni allora affiliate all’UEFA fu consegnata una lista dei cinquanta migliori calciatori d’Europa scelti dalla redazione di “France Football”. I giurati dovevano scegliere cinque nomi da elencare in ordine di preferenza; al primo sarebbero andati cinque punti, al secondo quattro e così via fino al quinto. Nella scelta , oltre alle singole prestazioni, si doveva tener conto anche delle vittorie ottenute col club di appartenenza e con la propria nazionale. Oggi il jury è composto da cinquantatre giornalisti e dal 1995 sono in lizza anche i calciatori extracomunitari militanti in squadre europee. Il limite più rilevante della manifestazione si denota nel fatto che vengono eccessivamente trascurati campioni straordinari, ma con scarse propensioni offensive. E’ evidente che l’assegnazione del premio vada spesso a braccetto con i principali eventi sportivi dell’anno solare, quali i Mondiali o la Coppa dei Campioni, che consacrano giocatori già affermati a fuoriclasse assoluti.
Comunque sia, il 18 Dicembre 1956, dalle mani dello stesso Gabriel Hanot che lo definì “il Charlie Chaplin del football”, Stanley Matthews riceve il primo Ballon d’Or della storia. Matthews, inglese del Blackpool, aveva quarantuno anni ed era un’ala destra dal dribbling micidiale e dalla genialità infinita in tutte le sue giocate. Pur vincendo solo una Coppa d’Inghilterra in oltre trent’anni di carriera, si trattò di un riconoscimento giustissimo, per un calciatore che appenderà le scarpette al chiodo solo nove anni dopo, alla soglia delle cinquanta primavere. Ma erano quelli gli anni del “Grande Real” di Santiago Bernabeu, che vinceva in lungo e in largo ed aveva in Alfredo Di Stefano e Raymond Kopa le stelle più lucenti, capaci di monopolizzare il trofeo tra il 1957 e il 1959. La “Saeta Rubia” è stato forse il calciatore più completo della storia. Argentino con passaporto colombiano, ottenne quello spagnolo nel ’55, divenendo il simbolo dell’Armada Blanca che vinse le prime cinque Coppe Campioni. Il 17 Dicembre 1957 gli fu consegnato il Pallone d’Oro la prima volta, due anni dopo la seconda; in mezzo il suo compagno di avventure francese, decisivo nella finale di Bruxelles contro il Milan pur senza segnare. Con la nascita della Coppa Intercontinentale, le “merengues” continuarono la loro ascesa verso il mito, ma “France Football” premiò l’acerrimo nemico Luisito Suarez, vincitore col suo Barcellona della Liga spagnola. Il 1961 portò per la prima volta il premio nel “bel Paese”, tra le mani del “Cabezon” Omar Sivori, argentino naturalizzato italiano che aveva esordito in azzurro meno di sei mesi prima, a coronamento di quattro anni in cui aveva vinto tre scudetti. Poi niente per sette anni. Anni in cui a Parigi ci andarono campioni come Josef Masopust, regista “prigioniero” del Dukla Praga (disse a fine carriera:«Non ho mai potuto scegliere: il Dukla era un club molto potente. Di più, il simbolo stesso del potere. Solo a trentasette anni mi consentirono di espatriare») che fornì alla Cecoslovacchia l’occasione di sfiorare il successo nei Mondiali cileni, o l’insuperabile baluardo della Dinamo Mosca Lev Jascin, unico portiere a ricevere il riconoscimento, per poi passare allo scozzese Dennis Law, a Eusebio ( stella afro-portoghese del Benfica che disputò quattro finali di Coppa Campioni tra il 1961 e il ’65 vincendone due) e Bobby Charlton, campione del Mondo con la sua Inghilterra nel ’66, concludendo con Florian Albert, ungherese del Ferencvaros considerato l’erede di Puskas e Hidegkuti, e George Best, croce e delizia dei tifosi del Manchester United ed autore del gol-partita nei supplementari della finale di Coppa Campioni ’68 a Wembley contro il Benfica. Solo nel 1969 i giurati si arresero a Gianni Rivera, fantasista del Milan che con i suoi assist strapazzo l’Ajax al Chamartin di Madrid. Quel tracollo che sapeva di umiliazione, fu invece il principio dell’ascesa al potere di una scuola e una filosofia che hanno cambiato questo sport: il calcio totale. Giusto il tempo di lodare Gerd Müller e l’Arancia meccanica cominciò a dare lezioni a tutti sia con i “Lancieri” di Amsterdam che con la nazionale olandese: tre Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, un secondo posto ai Mondiali e quel gioco a tutto campo cui nessuno era in grado di resistere. Simbolo del calcio totale era Johan Cruijff, paragonabile per la sua completezza solo a Di Stefano: il bomber, il regista, il capitano di una squadra che giocava da sola, facendo tutto in automatico. Fu il primo a vincere tre Palloni d’Oro; nel ’71, nel ’73 e nel ’74, questi ultimi due quando si trasferì al Barcellona di cui sarebbe poi divenuto anche allenatore. A negargli il poker era stato Franz Beckembauer, che sfruttò al meglio la vittoria degli Europei 1972 con la sua Germania Ovest, per ripetersi quattro anni dopo quando il Bayern Monaco vinse la terza Coppa dei Campioni di seguito. Nel ’75 ci fu il secondo sovietico: Oleg Blochin da Kiev, mentre nel ’77 fu l’unico danese, l’attaccante del Borussia Mönchengladbach Allan Simonsen (autore tra l’altro di 45 reti nelle coppe europee). Poi, durante il dominio inglese in Coppa Campioni, toccò ad un londinese espatriato ad Amburgo per divenire il calciatore con l’ingaggio più alto della storia fino ad allora. Kevin Keegan soffriva di manie di grandezza che lo portavano a decisioni sempre discutibili, ma ciò che discutibile non si poteva definire era il suo talento. Lasciata Liverpool da campione d’Europa, in Germania vinse due Palloni d’Oro e numerosi titoli col club. Nel 1980 e nel 1981 un altro bis, quello Karl Heinz Rummenigge. Affermatosi nel Bayern Monaco per le portentose doti atletiche e tecniche, portò la sua nazionale al secondo titolo europeo ed a due finali mondiali, entrambe perse. Unico vero fallimento di una carriera esemplare fu l’avventura italiana all’Inter. Il primo dei due Mondiali , il “Kaiser” lo perse per mano di “Pablito” Rossi, capocannoniere della manifestazione iridata del 1982, anno al termine del quale ricevette il meritato riconoscimento. Rossi giocava nella Juventus ed era la Juventus di Michel Platini. Un campione autentico, dalla classe sopraffina, il senso del gol nel sangue (primo per tre anni di fila nella classifica marcatori della SerieA), vinse il Pallone d’Oro nel 1983, ’84, ’85, record storico mai eguagliato, portando la “Signora” due volte in finale di Coppa dei Campioni (una vittoria, firmata da un suo rigore nella tragica notte dell’Haysel) e a due scudetti, oltre a regalare alla sua Francia l’Europeo 1984. Lasciò l’Italia due anni dopo, quando fu premiato Igor Belanov, centravanti della sorprendente Dinamo Kiev del colonnello Valery Lobanovsky, che vinse la Coppa delle Coppe. Non un fuoriclasse, che però sfruttò al massimo i successi di una scuola che faceva del gruppo la sua arma più tagliente, tanto che in seguito dichiarò:«Quel Pallone d’Oro avrebbero potuto darlo a Zavarov, a Yakovenko, a tanti altri protagonisti di quella Dinamo. Ma l’uomo che lo avrebbe meritato più di ogni altro era in panchina: Valery Lobanovsky fu l’unico vero artefice di quell’impresa». Da allora la sua carriera andò a picco, complice anche il decisivo rigore fallito agli Europei 1988 contro l’Olanda, un’Olanda che aveva la spina dorsale a tinte rossonere: Rijkard, Gullit e Van Basten. Il Milan degli “Invincibili” aveva nei tre tulipani i suoi uomini-gol. Nel 1987 toccò a Gullit, appena trasferitosi dal Psv Eindhoven. Poi ci si dovette arrendere allo strapotere del “Cigno di Utrecht”, il centravanti più completo della storia. 1,88 metri di classe pura, capace di reti ed assist straordinari, vinse il trofeo per due anni di fila dopo il compagno di reparto e concesse il tris nel 1992, prima di arrendersi alla sfortuna l’anno successivo. Chiuse la carriera con tre titoli olandesi, tre Coppe d’Olanda, una Coppa delle Coppe e quattro titoli di capocannoniere con la maglia dell’Ajax con cui collezionò 188 gol in quattro anni di prima divisione, tre scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e titoli vari in rossonero, il già citato Campionato Europeo 1988 con l’Olanda (fu capocannoniere e miglior giocatore del torneo). Nel 1995, dopo due anni di inattività, dirà stop. Tra il secondo ed il terzo successo di Van Basten, si piazzano Lothar Matthäus ( campione del Mondo 1990) e Jean Pierre Papin, premiato nel ’91 dopo il secondo posto a Bari contro la Stella Rossa di Belgrado allorchè giocava nell’Olympique Marsiglia. Il trasferimento a fine stagione al Milan ne segnerà il declino. E siamo al 1993: il Milan perdeva la neo nata Champios League a Monaco di Baviera e a portare gloria in Italia ci pensò Roberto Baggio. Trascinò la nazionale azzurra ai Mondiali 1994, persi proprio a causa di un suo errore durante la lotteria dei rigori, e la Juventus al successo in Coppa UEFA, mostrando l’arte infinita di un maestro che ancora oggi insegna calcio. Avrebbe confermato il primo successo se quel penalty a Pasadina non fosse finito alle stelle, invece il Pallone d’Oro andò a Hristo Stoichkov, capocannoniere del torneo con la Bulgaria e finalista di Champions col Barcellona, umiliato dal Milan ad Atene. Il 1995 segnò una svolta storica: il trofeo fu aperto anche agli extracomunitari militanti in club europei. Da Maradona a Romario, in troppi avrebbero meritato un riconoscimento che quell’anno andò a George Weah, centravanti liberiano che aveva regalato al Paris Saint Germain la Coppa di Francia, prima di trasferirsi al Milan con cui a fine stagione si sarebbe laureato campione d’Italia. Il fatto che le vittorie con club e nazionali influiscano pesantemente trovò conferma nel 1996, quando fu premiato Matthias Sammer. Un premio mai assegnato a Franco Baresi che finisce tra le mani di un libero assai inferiore all’allora capitano del Milan, che nell’Inter non aveva lasciato traccia e si era rifatto in patria col Borussia Dortmund e la nazionale tedesca campione d’Europa di cui era capitano. Premiato tra mille polemiche smetterà qualche anno dopo a causa di un gravissimo infortunio ad un ginocchio. Un paradosso compiutosi nell’anno in cui il calcio subì uno scossone di enorme portata: la sentenza Bosman, che sancì il trasferimento dei calciatori nei paesi dell’UE quali liberi lavoratori professionisti. Ma in quel periodo si faceva avanti un fuoriclasse straordinario. Il 1997 sarà ricordato come “l’anno del Fenomeno”. Luiz Nazario da Lima Ronaldo realizzò 34 reti in 37 gare nella Liga spagnola, portando il suo Barça alla vittoria in Supercoppa di Spagna, Coppa del Re e Coppa delle Coppe, secondo nella Liga solo al Real Madrid che studiava di “Galactico”. Si trasferì all’Inter di Massimo Moratti per la storica cifra di 48 miliardi di lire ed alzò il Ballon d’Or, primo sud-americano a farlo. A fine stagione vinse la Coppa UEFA da capocannoniere (25 reti in campionato), ultimo trofeo conquistato dai nerazzurri ad oggi. Come per Baggio, fatale gli fu l’anno dopo la finale dei Mondiali. Sconfitto dalla Francia padrona di casa, capace di superare 3-0 i campioni in carica con due reti di Zinedine Zidane, fantasista della Juventus dominatrice in patria ma seconda in Europa. Di Zidane impressiona sempre la facilità con cui compie i gesti tecnici più difficili. La vittoria del Real Madrid nella finale dell’ArenA di Amsterdam contro i bianconeri segnò un passaggio di consegne: il calcio migliore si gioca in Spagna. La campagna giornalistica di Jorge Valdano a favore del calcio-spettacolo portò nella Liga tanti stranieri di gran classe come Vitor Barbosa Ferreira Rivaldo e Luis Figo. Il primo alzò il premio di “France Football” nel 1999 allorchè indossava la maglia del Barcellona con cui aveva vinto il titolo nazionale, prima di dare al suo Brazil la Coppa America a suon di gol e giocate spettacolari. Il secondo tradì la causa blau-grana e passò agli storici rivali merengues per la stratosferica cifra di 70 milioni di Euro (solo Zidane sarà pagato di più l’anno dopo dallo stesso club madrileno). Gli ultimi due Palloni d’Oro sono arrivati tra le polemiche. Nel 2001 il Livepool vinse quasi tutto: Coppa di Lega, Coppa d’Inghilterra, Coppa UEFA, Supercoppa d’Inghilterra e Supercoppa Europea. Il settimanale transalpino premierà il “Red” più rappresentativo, Michael Owen, un gran calciatore, ma non il migliore di tutti. Seguendo lo stesso ragionamento si potrebbe dare il premio 2002 a Roberto Carlos, vincitore di Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea, Coppa Intercontionentale e Coppa del Mondo. Inoltre il terzino dal sinistro infuocato del Real Madrid aveva giocato tutto l’anno solare a livelli di rendimento altissimi, ma il premio andrà ancora a Ronaldo, capocannoniere della rassegna di Corea del Sud & Giappone, passato durante l’estate dall’Inter ai “Galacticos”. Roberto Carlos pagò i pregiudizi dei giurati verso i difensori, venendo privato del coronamento di una carriera stupenda e ancora lontana dalla conclusione. Lo stesso Ronaldo ammise all’atto della consegna la superiorità dell’amico.

© Riproduzione Riservata
© Riproduzione Riservata
Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto